SE IL CALCIO PERDESSE LA TESTA

 

Circa 150 anni fa, il 26 ottobre 1863,  gli inglesi hanno inventato il calcio così come lo conosciamo oggi. A Londra, alla Freemason’s Tavern di Great Queen Street, 11 club decisero di darsi regole uniformi per praticare il football.

Alcune squadre allora si affrontavano usando sia le mani che i piedi e non disdegnavano lo scontro fisico, anche violento. Altre invece giocavano la palla solo con i piedi, attuando un gioco fisico ma non troppo cruento.

Prevalse quest’ultimo stile di gioco. Nacque il primo regolamento organico, la prima federazione calcistica nazionale (la Football Association) e quello che comunemente definiamo “calcio moderno”.

Il football ha fatto passi da gigante da allora. Oggi è lo sport più seguito al mondo con circa 4 miliardi di fan, in pratica un essere umano su due. È anche uno degli sport più ricchi e più refrattari ai cambiamenti benchè, in 150 anni di storia, siano state introdotte molte novità.

Il segreto del calcio è la semplicità. Per giocare bastano un pallone, qualche giocatore e dello spazio, neanche tanto per chi si sa adattare. Le regole base poi sono poche e semplici.

Alcune di queste si sono cristallizzate nel tempo, sembrano imprescindibili ed intoccabili. Quella che permette ai giocatori di colpire la palla di testa, di “incornarla” o “inzuccarla” come si dice in gergo, rientra in questa speciale categoria.

Ieri  però proprio gli inglesi hanno dato il via ad una vera e propria rivoluzione al modo di intendere e praticare il calcio. Al Town Brewery Field di Spennymoor, cittadina del nord-est inglese, si è infatti disputata la prima partita di calcio a “colpi di testa” ridotti.

L’esperimento è stato frutto dell’impegno dell’associazione benefica Head for Change insieme al Solan Connor Fawcett Family Cancer Trust (https://headforchange.org.uk/).

Vi hanno preso parte inoltre ex campioni del calibro di Gary Lineker ed Alan Shearer.

Nel primo tempo i calciatori potevano colpire il pallone di testa solo dentro l’area di rigore. Nel secondo tempo si è invece giocato solo palla a terra, senza colpi di testa.

L’iniziativa voleva sensibilizzare le istituzioni calcistiche sulla correlazione tra l’insorgere delle malattie neurodegenerative in molti ex calciatori e la pratica del colpo di testa.

Un team di scienziati della University of Stirling di Glasgow, guidati dal Professor Willie Stewart, ha pubblicato già nel novembre 2019 uno studio in materia.

I dati emersi relativi alla salute dei calciatori ed ai potenziali danni neurologici correlati a questo comune gesto tecnico sono preoccupanti.

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La ricerca, sostenuta dalla Football Association (FA) e dalla Professional Footballers’ Association (il “sindacato” dei calciatori inglesi), ha esaminato i dati clinici di oltre 7000 ex giocatori nati tra il 1900 e il 1976.

Gli scienziati hanno quindi messo a confronto questi dati con quelli relativi ad una popolazione di oltre 23mila comuni cittadini.

Il lavoro, pubblicato sul The New England Journal of Medicine, ha evidenziato intanto una mortalità per malattie neurodegenerative che negli ex calciatori professionisti risulta essere 3,5 volte più alta della media.

La stessa categoria registra anche un rischio doppio di insorgenza del morbo di Parkinson. L’Alzheimer ha un’incidenza di 5 volte superiore mentre le malattie del motoneurone (come la Sla) hanno sugli ex calciatori un impatto 4 volte superiore alla media.

Il rischio sarebbe direttamente correlato alla frequenza dei colpi di testa e dal numero totale degli impatti che un calciatore subisce durante tutta la carriera. Un calciatore professionista, dicono le statistiche, impatta il pallone di testa dalle 6 alle 12 volte durante una partita. Il dato non tiene conto però dei colpi di testa effettuati in allenamento.

Alan Shearer, ex attaccante del Newcastle e della Nazionale inglese e specialista dei colpi di testa, ha dichiarato: “Ogni mio gol di testa l’ho provato almeno 1000 volte in allenamento. Questo potrebbe mettermi a rischio se tra le due cose c’è correlazione. Ho scarsa memoria e non so se è perché non ascolto”.

L’ex campione britannico, uno degli sportivi più attivi nella sensibilizzazione, in seguito ad episodi di perdita di memoria che lo hanno colpito ha eseguito dei test per capire se e quanto i colpi di testa gli abbiano danneggiato il cervello e per aiutare la ricerca ad avere nuovi dati ed a fornire risposte ancora più puntuali.

Oltremanica l’attenzione è molto forte. Le nuove linee guida della Football Association per tutti i livelli del calcio inglese, raccomandano alle società di evitare che i propri tesserati eseguano più di dieci colpi di testa ad impatto violento in allenamento.

Questa categoria comprende anche i colpi di testa su passaggi effettuati da più di 35 metri, dai calci d’angolo, dai cross o dalle punizioni. Un altro studio in materia, condotto dalla Purdue University dell’Indiana, ha infatti evidenziato come l’impatto di un colpo di testa da rinvio del portiere imprima sul capo del calciatore una forza pari al pugno sferrato da un boxeur. Fa male solo a pensarci.

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Le Federazioni calcistiche di Inghilterra, Scozia e Nord Irlanda hanno anche emanato nuove Linee Guida per il calcio giovanile. Ai piccoli calciatori nella fascia d’età compresa tra i 6 e i 12 anni è già vietato colpire il pallone di testa sia in allenamento che in partita.

Il colpo di testa è però un gesto tecnico che connota profondamente il gioco del calcio. Sembra impossibile pensare di fare a meno.

Alcune “inzuccate” sono iconiche. Una delle più famose è quella di Pelè che proprio di testa segnò all’Italia uno dei 4 gol brasiliani della finale di Messico ’70 persa dagli Azzurri.

Gli italiani ricordano invece con gioia il volo di Marco Materazzi che andò fin quasi in cielo per “incornare” il pallone che regalò alla Nazionale Azzurra il gol del pareggio in finale contro la Francia nel vittorioso Mondiale del 2006.

Sarà il principio di precauzione a guidare le future scelte delle Federazioni calcistiche nazionali e degli Organismi Internazionali che governano il calcio? I colpi di testa rimarranno davvero solo un ricordo romantico?

Una definizione letterale spiega il calcio come “il confronto tra due squadre di undici persone in cui ogni squadra cerca di vincere calciando un pallone nella porta dell’altra squadra”.

“Calciando”, appunto! Eliminare o limitare i colpi di testa, in partita e in allenamento, potrebbe quindi non snaturare, almeno letteralmente, il calcio.

Sarebbe un pò come tornare alle origini quando, forse anche per il peso e la durezza del pallone, il colpo di testa non era un gesto che si vedesse poi così spesso durante le partite.

Codificare nuove regole sui colpi di testa nel calcio è quindi un passo a cui le Istituzioni calcistiche internazionali non potranno sottrarsi ancora a lungo.

I risultati scientifici dicono chiaramente che non si può perdere altro tempo.

Finora, inglesi a parte, il mondo del calcio ha pianto le morti “sospette” di molti ex giocatori voltando però lo sguardo velocemente dall’altra parte, senza affrontare concretamente il problema.

Domenica, in un piccolo stadio inglese, il calcio stesso ha mostrato ai suoi tifosi una nuova possibile dimensione. In nome della tutela della salute dei tanti sportivi, professionisti e non, che amano praticarlo.

L’ultimo gol “di testa” spetta ora a chi ha il potere ed il dovere di cambiare in meglio lo stato delle cose. Il calcio resisterà anche a questo, possono starne certi.

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