I SANTI COSMA E DAMIANO, I SANTI “DOTTORI” A MESSINA

Oggi si fa memoria dei Santi Cosma e Damiano, molto venerati un tempo a Messina. Conosciuti anche come i Santi Dottori, in quanto come professione facevano gli speziali e medici. Erano fratelli, nati nel III secolo a Egea in Cilicia, e dedicarono la loro intera vita alla guarigione dei corpi e contestualmente dello spirito.

A causa della loro fede cristiana e della testimonianza del Vangelo Diocleziano li fece martirizzare per ordine di Lisia, governatore romano della Siria. Il loro culto si diffuse ampiamente in Oriente e in Occidente grazie al presunto grande potere taumaturgo.

Vista la professione, da sempre furono considerati i protettori degli erboristi, farmacisti e medici. Anche a Messina questa categoria professionale fonderà già nel XV secolo una propria confraternita intitolata ai Santi Medici Cosma e Damiano.

Fino al 1550 questo sodalizio ebbe sede presso il convento di San Domenico per poi cedere il proprio oratorio all’Arciconfraternita del SS. Rosario dei Bianchi. La Confraternita dei medici si trasferì quindi in un nuovo oratorio limitrofo alla chiesa dei Santi Pietro e Paolo ma dopo l’arrivo dei padri Camilliani decisero di trasferirsi altrove. Un munifico confrate, il fisico e filosofo Giovanni Impellizzeri, riuscì a trovare un accordo con il clero greco per la concessione dell’antica chiesa di San Gallo già intitolata a San Giovanni Evangelista. Questa chiesa era stata fondata prima del 1484 ed era sede dell’antica confraternita di San Gallo ma nel 1727 verrà ceduta definitivamente all’Impellizzeri.

Particolare del tondo raffigurante Impellizzeri fondatore della chiesa dei Santi Cosma e Damiano di Messina

Dopo varie sedi i Santi Cosma e Damiano nel 1729 ebbero in pieno centro una propria chiesa.

Nel 1729 lo stesso Impellizzeri finanziò i lavori di restauro e fece intitolare la chiesa ai Santi Cosma e Damiano titolari della confraternita. L’antico sodalizio laicale ebbe così la sua definitiva sede. L’edificio sacro sorgeva dove oggi ha inizio la via Peculio Frumentario, ad incrocio con la XXIV Maggio. In attesa del completamento dei lavori la confraternita era stata ospitata nella chiesa della Madonna del Soccorso detta dei Ritratti.

I confrati riuscirono a trasferire nella nuova chiesa una antica tavola della Madonna col Bambino detta del Latte, la celebre tela del 1614 della Probatica Piscina e il Miracolo del Paralitico entrambe di Alonzo Rodriguez. Tra tutte le tele spiccava quella dei titolari Cosma e Damiano, opera di Giovan Battista Quagliata. La chiesa venne solennemente inaugurata il 25 settembre 1729, vigilia della solennità dei Santi Dottori.

In questa occasione Caio Domenico Gallo compose un dialogo intitolato: Giuda Maccabeo ristoratore del Tempio di Dio. Il fondatore con la moglie ebbero una sepoltura di rilievo all’interno della chiesa ad opera dello scultore Ignazio Buceti e del figlio, rispettivamente nel 1741 e nel 1743.

Lo stesso Giovanni Impellizzeri per sua devozione farà realizzare nel 1734 una tela raffigurante San Francesco di Paola dinnanzi al Crocifisso ad Antonio Filocamo. Il portale d’ingresso recava la seguente iscrizione: D. O. M. / DIVISQUE SUIS / COSMAE ET DAMIANO MARTYRIBUS / MEDICORUM SOCIETAS / D. D. D. La chiesa rimase illesa dal terremoto del 1783 ma andò distrutta nel 1908 e dalla successiva ricostruzione.

Le statue di San Giuliano

Tra le opere più importanti, recuperate dal terremoto, la tela del Quagliata dedicata ai Santi Medici.

Furono recuperati tutti i dipinti ad eccezione delle due importanti opere di Rodriguez, andate distrutte nelle macerie. Nei depositi del Museo Regionale anche i due tondi in marmo degli Impellizzeri.

Di particolare pregio la tela di Quagliata in cui il celebre pittore illustra i due Santi, uno alla destra e uno alla sinistra. Un fratello con un pennello sta passando un unguento sulla ferita dell’uomo posto in primo piano, in ginocchio sulla sinistra. Mentre l’altro fratello indica con l’indice della mano sinistra il crocifisso posto sul tavolo, sicuramente facendo un’azione di conversione verso l’uomo, probabilmente un musulmano, come evidenziano i tratti del viso e gli abiti e la situazione politica e culturale della Messina post Battaglia di Lepanto. Il pittore descrive nel dettaglio uno studio medico con sul tavolo gli strumenti da lavoro, libri, fogli e vasi di ceramica contenenti le erbe medicinali.

Il quadro di Quagliata oggi al Museo regionale

A Messina si è persa la devozione ma non in varie località della Provincia.

La confraternita, ricostituitasi dopo l’immane cataclisma, donò i propri diritti di proprietà all’arcivescovo mons. Angelo Paino e si trasferì nella ricostruita chiesa parrocchiale di San Giuliano. Qui si riunì con quella di Santa Croce ed eresse un altare con un moderno gruppo statuario dei propri patroni. In seguito, il sodalizio si trasferirà nella chiesa di Santa Maria di Portosalvo dei Marinai mantenendo attualmente solo l’aspetto funerario con la gestione di una antica cappella al Gran Camposanto.

A Messina il culto ai Santi Dottori era anche molto sentito a Provinciale nell’omonima chiesa di Via San Cosimo, oggi sede della parrocchia cattolica di rito greco di Santa Maria del Graffeo. Si mantiene costante il culto in alcuni villaggi come a Castanea e Massa San Giovanni e in provincia come a Sciglio, a Casalvecchio, Santa Teresa di Riva e Lipari. Un antico culto che conferma gli antichi legami del territorio peloritano con l’Oriente Cristiano.

Marco Grassi.

I venerati simulacri di Massa San Giovanni – Castanea – Sciglio

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