UNA DEVOZIONE CHE UNISCE LO STRETTO

Le turbolenti acque dello Stretto di Messina oggi sembrano dividere la sponda siciliana da quella calabrese, ma un tempo non era così. In passato i rapporti tra le due coste erano molto più stretti grazie ad intensi traffici commerciali ed all’utilizzo maggiore delle tipiche imbarcazioni dello Stretto che, a forza di braccia o con l’utilizzo di vele latine, congiungevano le località marine della riviera messinese a quelle calabresi.

Questi rapporti più stretti permettevano anche una maggiore conoscenza dei reciproci territori, con le proprie tradizioni e devozioni. Non è da meravigliarsi quindi che uno dei più importanti santuari mariani dell’Aspromonte è stato da sempre frequentato dai messinesi, che ne sono diventati tra i più ferventi devoti.

La madonna di Polsi. 

Stiamo parlando del suggestivo Santuario della Madonna della Montagna di Polsi nel comune di San Luca, nel cuore del massiccio aspromontano. Un antico e solitario luogo di eremitaggio frequentato da tempo immemore, che viene ripopolato a fine estate per l’annuale festa del 2 settembre.

La tradizione narra che in periodo normanno un pastorello avrebbe ritrovato in quella località sperduta un suo bovino inginocchiato ai piedi di una strana croce in metallo. Poco dopo la Vergine Maria sarebbe apparsa chiedendo di far erigere in quel particolare luogo un santuario a lei dedicato. Il santuario nel corso dei secoli prenderà il nome di Madonna della Montagna o del Bosco. Sicuramente le origini di questo luogo di culto si legano ad un antico cenobio di monaci di rito greco che in epoca imprecisata fu abbandonato e poi recuperato.

La statua della Madonna della Montagna di Polsi opera di maestranze Messinesi come lo stesso altare

Fin da epoca imprecisata i messinesi sono presenti in Aspromonte per rendere omaggio alla Madonna della Montagna o del Bosco.

Da epoca remota i messinesi partivano per la Calabria per essere presenti ai festeggiamenti del 2 settembre. Molti i riferimenti di Messina presenti ancora oggi a Polsi. La casa dei pellegrini di proprietà del Comune, l’antica tavola della Madonna della Lettera, ma anche la stessa statua tufacea della Madonna della Montagna, come la custodia della venerata Croce di Polsi opera di argentieri peloritani, per non parlare degli altari a tarsie marmoree.

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A Messina fin dal 1617 fu fondata anche una confraternita denominata della Madonna del Bosco che organizzava gli annuali pellegrinaggi in Calabria. La sede della confraternita, fino ai bombardamenti del 1943, era l’omonima chiesa sita sulla via San Liberale, in prossimità della via Garibaldi.

Dopo la distruzione del secondo conflitto mondiale l’unico altare sopravvissuto è stato collocato nella chiesa di Sant’Elia con un nuovo dipinto di Michele Amoroso. La confraternita pian piano ha spento le proprie attività riducendole purtroppo solamente a quelle funerarie.

La devozione oggi. 

Ancora oggi la particolare devozione a Messina è mantenuta però grazie alla Confraternita della Madonna della Montagna di Ganzirri e dalla locale Parrocchia che organizza secondo tradizione l’annuale pellegrinaggio. Singolare il cerimoniale di questa sentita devozione che purtroppo anche quest’anno si fermerà a causa del Covid.

I pellegrini in viaggio verso Villa San Giovanni

La devozione rimane forte a Ganzirri con un annuale pellegrinaggio che mantiene alcuni tratti tradizionali di questo antico culto.

Da Ganzirri si parte all’alba del 1 settembre al tipico e festante suono della zampogna e del tamburello. Lo Stretto viene attraversato con le tipiche imbarcazioni in legno portando con sé una graziosa statua della Madonna della Montagna, realizzata diversi decenni fa dal compianto artista Nuccio Bertuccio.

Giunti a Villa San Giovanni i pellegrini si imbarcano su dei pulmini per raggiungere l’abitato di Campo Calabro per poter lasciare la statua della Madonna. Il cammino prosegue verso Polsi con una breve sosta intermedia a Gambarie. Nel Santuario aspromontano si arriva nel tardo pomeriggio in tempo per partecipare alla processione eucaristica.

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La notte passa tra le preghiere e i canti della veglia mariana e l’incessante ballo della tarantella con fisarmonica e tamburello, tra il fumo generato dalla cottura del tipico agnello. A Polsi il sacro e il profano si intreccia in una ritualità plurimillenaria che non avrà mai fine.

Il ballo della tarantella davanti al Santuario di Polsi

Punto di riferimento per i pellegrini di Ganzirri sono due case di proprietà del Comune di Messina. Queste dimore furono fatte costruire nel XVII secolo dal Senato di Messina per accogliere i pellegrini peloritani. La loro posizione d’onore, perfettamente davanti il Santuario, fa capire l’importante ruolo che hanno avuto i messinesi a Polsi.

Lapide posta sulla casa di Messina

L’indomani mattina, giorno della festa, si partecipa alla Messa solenne ed alla processione che vede il passaggio della statua lignea della Madonna della Montagna per i vicoli attorno al Santuario. La pesante statua in tufo esce invece solo ogni cinquant’anni o in occasione di eventi particolari. Conclusa la processione i pellegrini peloritani ripartono celermente verso casa passando da Campo Calabro per riprendere la propria statua e imbarcandosi a Villa, con la piccola flotta dei pescatori di Ganzirri.

La processione al Santuario di Polsi

Arrivati a Messina i pellegrini vengono accolti. 

Nel villaggio marinaro messinese la statua della Madonna ed i pellegrini sono attesi dall’intera comunità per celebrare insieme la Messa di ringraziamento sulla spiaggia e fare rientro in processione nella chiesa parrocchiale di San Nicola. Ennesima importante e suggestiva pagina devozionale del popolo messinese che attraversa anche lo Stretto per testimoniare la forte fede mariana.

Marco Grassi.

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