ACCOLTO COME UN RE, SE NE E’ ANDATO IN SOLITUDINE

Un aereo che parte da Caselle e lo porta a Lisbona per rispondere alla chiamata del suo Portogallo,  nessuno ad accompagnarlo, solo l’amata Giorgina, fotografi e cameraman che da quando è scoppiato il caso Ronaldo non lo lasciano un istante.

E’ finita così la favola di Ronaldo alla Juventus. Accolto come un re nel 2018, dopo le roventi polemiche degli ultimi giorni, oggi in solitudine ha lasciato Torino.

Com’è lontano quel luglio 2018! Quell’accoglienza straripante, le folle di tifosi impazziti che sognavano la coppa dei campioni grazie all’arrivo del re Cristiano, uno dei più forti calciatori di sempre.

Ed i sogni invece si sono infranti per ben tre volte con la realtà. L’eliminazione a causa dell’Ajax (con gol di De Light poi diventato bianconero)  la sconfitta con il Lione nell’era Sarri e l’eliminazione ancora più briciante con il Porto, con un Ronaldo che mai nel doppio incontro con i portoghesi è stato il Ronaldo che tutti conosciamo, ma la pallida immagine di sé stesso, culminata con quel mancato salto nella punizione che è costato il passaggio del pallone entrato nella porta di Szczesny.

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Niente a che vedere insomma con quel Ronaldo che in finale aveva trafitto Buffon in rovesciata e poi allo scadere  su rigore.

Certo, di lui restano gol indimenticabili, la tripletta rifilata all’Atletico Madrid, con  Giorgina in lacrime in tribuna, un colpo di testa scagliato ad oltre tre metri e mezzo di altezza contro la Sampdoria e rigori, battuti in modo perfetto.

Luci ed ombre. Un Ronaldo Cristianocentrico, poco incline ad essere uomo squadra, o quantomeno ad esserlo a modo suo a suon di gol, un Ronaldo che non bacia la maglia (come hanno fatto Lukaku e Donnarumma, che hanno poi cambiato squadra) più freddo, ma la sua esultanza domenica scorsa al gol poi annullato contro l’Udinese era vera, come solo chi vuole vincere sempre sa esultare.

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E chissà che proprio domenica scorsa non sia accaduto qualcosa. Aver appurato che le parole di Allegri  erano vere e cioè che non sempre sarebbe partito titolare, questo ha fatto scattare in lui una scintilla in realtà mai sopita: quella di lasciare la Juventus.

Il resto è una storia nota e che si è conclusa con il clamoroso ritorno ai Red Devils del Manchester United.

Ronaldo sarà l’unico juventino che dividerà i tifosi bianconeri, guai a paragonarlo a Platini, Del Piero Bettega, quelle erano bandiere, Ronaldo è un’azienda, che ragiona freddamente  con i numeri, quelli dei social, dei suoi faraonici  brands, che non potevano “restare” in una Juventus che ci ha messo due mesi per comprare Locatelli dal Sassuolo e che forse mai gli ha dato una squadra all’altezza del suo nome.

Ecco perché accolto come un re Ronaldo è andato via in solitudine.

 

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