LE ISOLE EOLIE IN FESTA PER SAN BARTOLOMEO

Nonostante l’emergenza Covid, Lipari e le Isole Eolie il prossimo 24 agosto non verranno meno al proprio antico legame con l’apostolo Bartolomeo. Sembrerà strano ma proprio le Sette Sorelle del Mar Tirreno sono la seconda patria del grande apostolo chiamato nel Vangelo di Giovanni anche come Natanaele.

Nativo di Cana di Galilea, ebbe modo di conoscere Cristo tramite l’apostolo Filippo. Dopo la Resurrezione di Gesù di Nazareth iniziò a predicare il Vangelo in Armenia, India e Mesopotamia. Fra questi popoli operò molte conversioni e miracoli, guarendo malati e posseduti. Per la propria opera di evangelizzazione verrà ucciso in Siria nella metà del I secolo con un tremendo martirio che diverrà la sua celebre rappresentazione iconografica. San Bartolomeo fu scorticato vivo e poi crocifisso.

Importanti autori cristiani tra il VI e il IX secolo, come San Gregorio di Tours, San Teodoro Studitae San Giuseppe l’Innografo, raccontano di come i venerati resti dell’apostolo raggiunsero Lipari. In una località non precisa dell’Asia il sepolcro di Bartolomeo divenne meta incessante di pellegrinaggio. Questa forte devozione infastidì dei nuovi persecutori contro i Cristiani tanto da prelevare i resti del martire e gettarli in mare dentro una cassa di piombo.

Invece di sprofondare negli abissi prodigiosamente il pesante contenitore raggiunse l’isola di Lipari. Nella principale isola eoliana era già presente una comunità cristiana guidata dal vescovo Sant’Agatone che qualche giorno prima ebbe un sogno premonitore. Giunto il sarcofago nella spiaggia di Portinenti si tributarono grandi onori alle reliquie facendo erigere una chiesa in onore di San Bartolomeo ed elevando l’apostolo a patrono di Lipari e delle Eolie. Secondo la tradizione il prodigioso arrivo avvenne il 13 febbraio del 264 d.C.

La statua di San Bartolomeo

Dal 264 d.C. Lipari diventerà una importante meta di pellegrinaggio per il Mediterraneo occidentale.

Grazie a queste significative reliquie le Isole Eolie divennero importante meta di pellegrinaggio del Mediterraneo occidentale fin dal III secolo. Questo prestigioso ruolo religioso fu anche una delle cause scatenanti del saccheggio dell’838 dell’armata mussulmana di Fadhl-ibn-Jàqub. Proprio in occasione di questo tremendo saccheggio le preziose reliquie furono trafugate e poi traslate a Benevento. Il saccheggio dei saraceni fu tremendo, si salvarono solo delle famiglie nelle campagne ed alcuni religiosi, tutti gli altri furono uccisi o deportati. I pirati si accanirono principalmente sull’antica chiesa di San Bartolomeo disperdendo il corpo dell’apostolo in mare.

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Si narra che San Bartolomeo apparve in sogno ad alcuni monaci sopravvissuti consolandoli ed invitandoli a raccogliere i propri resti ossei, rigettati dal mare sulla spiaggia. Altresì l’apostolo avrebbe detto che i resti si sarebbero identificati attraverso un raggio luminoso, come la luce di una stella. Poco tempo dopo sbarcarono nell’isola, ormai disabitata, dei beneventani e incontrati i monaci li portarono con sé insieme alle reliquie.

A Benevento i resti di San Bartolomeo arrivarono il 25 ottobre 839. Con l’arrivo a Benevento non si concludono le vicende riguardanti il corpo di questo Santo. Intanto si narra che nel mille il giovane imperatore Ottone III volle trasferire queste reliquie da Benevento a Roma nella basilica dell’isola Tiberina. Ma in questo caso i Beneventani riuscirono ad ingannare l’imperatore tanto che in una ricognizione del 1870 a Roma non fu trovato nessun resto di San Bartolomeo.

Nel 1035 una incursione di Pisani a Lipari trafugò la testa e una mano che ancora si conservavano nell’isola in quanto lasciate dai monaci prima di partire per Benevento. Questi ultimi resti vennero trasportati a Pisa e conservati ancora oggi nella locale cattedrale.

Il vascello di San Bartolomeo – foto di Antonio Iacullo

Dopo tante vicende e saccheggi Lipari custodisce solo parte della pelle ed un dito dell’apostolo.

Oggi a Lipari rimane solo un pollice che insieme ad un pezzo della sua pelle sono le uniche reliquie rimaste a Lipari. La reliquia della pelle è arrivata a Lipari solo nel 1926, concessa dal Patriarca di Venezia, grazie all’interessamento dell’allora vescovo di Lipari Mons. Angelo Paino. Il dito invece potrebbe essere rimasto dopo i due prelevamenti ad opera dei beneventani nell’838 e dei pisani nel 1035.

A questo proposito si può notare che dalla mano prelevata dai pisani manca proprio il dito pollice. Ma questa reliquia nel 1544 fu depredata da Lipari durante il tremendo sacco di Ariadeno Barbarossa e portata a Costantinopoli.

Ritornò a Lipari anni dopo grazie ad uno spagnolo che acquistò la reliquia per cinquecento monete d’oro e la portò con sé a Napoli. Giunto nella città partenopea fu colpito da una grave malattia e ricoverato all’ospedale di San Giacomo. Ormai prossimo alla morte consegnò la reliquia al cappellano perché le facesse recapitare ai liparesi dietro compenso di cinquecento monete d’oro che sarebbero andate a favore dell’ospedale.

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Proprio in quei giorni si trovava a Napoli mons. Martino d’Acugnache da poco era stato consacrato vescovo di Lipari ed andava a prendere possesso della sua diocesi. Il vescovo, informato dei fatti, pagò l’ospedale, prese la reliquia e la riportò a Lipari nel 1585. Oggi questo frammento osseo è chiuso in una teca d’argento raffigurante un braccio benedicente e si espone ai piedi del Santo in tutte le festività celebrate in suo onore.

San Bartolomeo in processione foto di Antonio Iacullo

A Lipari San Bartolomeo viene festeggiato quattro volte all’anno ma il 24 agosto rimane la data più importante.

Nonostante tutte queste travagliate vicende San Bartolomeo continua a proteggere gli eoliani. La fede dei liparesi verso il proprio Santo si mantiene integra come testimonia la statua d’argento che raffigura San Bartolomeo a figura intera.

Il simulacro venne realizzato nel 1728 grazie ad una raccolta popolare. Nella Cattedrale di Lipari è anche custodito il pollice del Santo entro un braccio reliquario e un vascello d’argento. Quest’ultimo manufatto raffigura una navicella e fu realizzata nel 1930 per ringraziare il Santo che, secondo la tradizione, fece giungere un vascello carico di grano a Lipari, in un periodo di carestia. Il vascello è stato cesellato con ben 2 Kg d’oro e 30 d’argento e custodisce un frammento di pelle di San Bartolomeo.

L’Apostolo viene festeggiato ben quattro volte a Lipari. Il 13 febbraio, in ricordo dell’arrivo delle sue reliquie, a Marina Cortasi svolge la simbolica asta dello stendardo. Chi ha ricevuto una particolare grazia porta in processione lo stendardo e ne diventa teoricamente custode per un anno.

Il 5 marzo viene festeggiato principalmente dai contadini e il 16 novembre per lo scampato pericolo di un terremoto.

Fuochi artificio per San Bartolomeo – foto di Antonio Iacullo

Infine, la grande festa del 24 agosto, memoria liturgica del santo. I festeggiamenti iniziano il 21 agosto e sono arricchiti di tanti eventi collaterali. Per l’occasione il centro storico di Lipari e la cattedrale vengono illuminati artisticamente. Culmine della manifestazione: la tradizionale processione del Simulacro, del Vascello e della reliquia del dito per le vie cittadine. A chiudere i festeggiamenti gli spettacolari fuochi d’artificio da molti ammirati dal mare a bordo di innumerevoli imbarcazioni. San Bartolomeo, il grande apostolo che ha scelto le isole Eolie come seconda patria.

Marco Grassi.

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