ossidiana

L’OSSIDIANA DI LIPARI RICCHEZZA DEL MEDITERRANEO

La più grande isola delle eolie nella preistoria è stata il centro degli scambi tra i popoli grazie all’imponente presenza sul territorio dell’ossidiana. Pietra vulcanica dalle grandi proprietà la cui origine ed uso ci viene spiegata dall’archeologa Maria Clara Martinelli.

“In varie località neolitiche attorno al Mediterraneo si rinvengono oggetti di vetro vulcanico. L’analisi spettroscopica ha rivelato che il materiale grezzo proveniva molto spesso da grande distanza”

Nel settembre del 1968, nel primo volume della versione italiana della rivista americana Le Scienze, usciva l’articolo L’ossidiana e le origini del commercio, a cura di J.E. Dixon, J.R. Cann e Colin Renfrew. Un pezzo che segna l’inizio degli studi sull’ossidiana e della sua importanza nell’antichità per la vita economica nei luoghi di estrazione, specie nel Mediterraneo. Un interessante spunto per iniziare a capire di più su questo particolare vetro vulcanico, e lo facciamo con Maria Clara Martinelli, funzionario direttivo archeologo del Parco Archeologico delle Isole Eolie, Museo Luigi Bernabò Brea di Lipari.

 

L’ossidiana è una roccia vulcanica molto rara, con un’alta percentuale di silicio. Non tutti i vulcani possono produrla ed averne pertanto delle colate. Nel Mediterraneo è presente solo in alcune isole come Lipari, Pantelleria, Palmarola, in Sardegna presso il monte Arci ed in due piccole isole dell’Egeo.

“Questo dà l’idea della particolarità di questa roccia in rapporto all’utilizzo che l’uomo che ne ha potuto fare in passato” – spiega l’archeologa – “E’ nera, ma può avere una colorazione verde scuro. La sua trasparenza non è uniforme. La sua composizione stessa può variare e questo è utile per capire, attraverso delle precise analisi, la provenienza di un determinato pezzo di ossidiana. Un aspetto importantissimo perché ha permesso di tracciare i percorsi che questi frammenti di roccia facevano nella preistoria, quando l’uomo la utilizzava”.

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L’ossidiana di Lipari

L’isola di Lipari, come detto in precedenza, è un luogo dove l’ossidiana fu molto presente e ne determinò lo sviluppo nel tempo, sia in termini di popolamento che di commercio grazie alla grande quantità ed alla qualità della pietra. Inoltre ne caratterizza ancora oggi il paesaggio con la sua colorazione ed il grande quantitativo di pomice. Quest’ultima ha la stessa composizione dell’ossidiana che diventa tale ad una temperatura maggiore.

“Le eruzioni che hanno prodotto l’ossidiana a Lipari sono abbastanza recenti. La colata più vecchia con l’ossidiana migliore che venne usata dall’uomo, risale a nove mila anni fa. Tutta la parte nord-est dell’isola si è completamente solidificata ed è la zona dove ci sono le colate. Il primo vulcano, del quale non si ha più traccia, è stato ricoperto dalle eruzioni successive e dai nuovi vulcani che sono nati. Dal 9.000 A.C. al VII-VIII secolo D.C. c’è stato un lungo periodo di fermo. Dopodiché ripresero le attività vulcaniche e si conclusero intorno al 1230 con l’eruzione e l’ultima colata delle famose rocche rosse e con il vulcano chiamato Monte Pilato. Tutto quello che vediamo oggi non è quello che vedevano nella preistoria. Abbiamo una visione a partire dal XIII secolo”.

Nell’area del mediterraneo l’ossidiana fu utilizzata dal neolitico, circa da 7.000-8.000 anni fa. Questo ha portato all’arrivo nelle isole eolie di molti abitanti, che la lavoravano per la fabbricazione di strumenti taglienti utili per le loro attività quotidiane, come ci chiarisce la Martinelli:

“L’ossidiana è una pietra molto tagliente, rotta in scheggia e lame, veniva usata da una parte per impieghi giornalieri come tagli capelli, barba, concia delle pelli, macellazione degli animali, dei veri coltelli affilati. E dall’altra come merce di scambio. Da qui nasce quello che noi chiamiamo commercio, è la prima forma di scambio di prodotti di cui possiamo tracciare le rotte. Si è visto che l’ossidiana di Lipari ha un’ampissima diffusione, dovuta proprio a questi scambi. Si trova in Francia, nel nord Italia, in Jugoslavia. Era una merce molto richiesta”.

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Il cambiamento del suo utilizzo nel tempo

Il suo essere parecchio tagliente la faceva molto apprezzare da tutte le popolazioni antiche permettendo così un’intensa attività artigianale. Il suo uso però rimase esclusivo della preistoria, nel neolitico, chiarisce la studiosa:

“Già dall’età del bronzo inizia a perdere la sua importanza. Piano piano poi con l’arrivo dei metalli le comunità umane non la usarono più. Al contrario della pomice con la quale si fece un utilizzo moderno nella cosmesi, creme, lavaggio dei jeans negli anni 70”.

Ad oggi l’ossidiana, come si può intuire, non si commercia più ma rimane parte dell’isola di Lipari caratterizzandone il paesaggio e regalando la sua tipica impronta. I turisti ne rimangono sempre molto affascinati alla vista e chiedono di saperne di più. Rispetto alla tradizione, però il suo impiego è completamente cambiato. Adesso sono realizzati monili, piccole perline per gioielli, viene incastonata in ciondoli. Insomma è passata ad essere materiale da ornamento e non più da utensile.

Nonostante ciò è fondamentale sottolineare e ribadire il grande valore che questa pietra ha avuto in passato per l’avvio degli scambi commerciali tra i popoli mediterranei, vera e propria protagonista dell’epoca preistorica. E che tutt’ora continua ad avere negli studi archeologici, affascinando gli studiosi nel capire le distanze che riusciva a percorrere.

Mariacristina La Rosa

 

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