DONNE & DIRITTI: QUANDO LA PANDEMIA DIVENTA SINONIMO DI VIOLENZA

Sicuramente sono state le donne a pagare il prezzo più alto della pandemia, il 98% di chi ha perso il lavoro è donna e questo perché le donne occupano più spesso posizioni lavorative meno tutelate e perché sono impiegate nei settori più colpiti dalla crisi pandemica (servizi, terziario e domestico), spesso con contratti che danno poca sicurezza e stabilità (part-time).

Difatti, i settori più colpiti dalla crisi sono stati proprio i servizi domestici, il comparto alberghi e ristorazione, in particolare le attività ricettive, il commercio e i servizi. Tutti settori che vedono, per l’appunto, un’importante presenza femminile.

È vero che la pandemia ha moltiplicato i numeri della violenza sulle donne?

Tra gli effetti devastanti della pandemia, non solo la perdita del lavoro ma sono aumentati dell’80% i casi di violenza contro le donne. Spesso a causa della convivenza forzata del lockdowncon il partner, nella “normalità” delle mura domestiche, dove la violenza e l’abuso si confondono con gli affetti e sono percepite quasi come fatti privati.

Donne “prigioniere” nelle proprie case, senza via di fuga, costrette a subire quotidianamente violenze dai compagni, in costante vicinanza con i loro aguzzini.

Violenza che è soprattutto fisica ma anche psicologica, ma quasi tutte le donne hanno subito più di una forma di violenza.

Sono aumentate le richieste di aiuto da parte di donne giovanissime e delle donne con più di 55 anni e tra le regioni che presentano percentuali sopra la media anche la Sicilia, insieme al Lazio, il Veneto, la Sardegna, la Lombardia, secondo i dati diffusi dall’Istat lo scorso maggio.

Certamente servono misure preventive per snidare la violenza e arginarla, piuttosto che arrivare dopo a misure punitive e di repressione, quando ormai la tragedia si è consumata. Occorre mettersi dalla parte delle donne per capire quali cause la generano ed alimentano, prima di arrivare a conseguenze gravissime.

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Non meno rilevante, in questa situazione, è la costrizione dei figli che assistono alla violenza con pericolo per la salute psico-fisica dei minori: le statistiche ci dicono che questi ragazzi possono avere una maggiore probabilità di diventare da adulti, a loro volta mariti violenti.

Cosa possono fare le Consigliere di Parità?

Siamo impegnate a prevenire e contrastare ogni forma di violenza e di abuso contro le donne, con la consapevolezza che questo è un problema strutturale della società e che la sua radice risiede anche nelle discriminazioni di genere presenti in diversi ambiti della vita quotidiana di moltissime donne, compreso quello l’ambito lavorativo.

Ci sono misure specifiche?

E’ importante sapere che dal 2015, le donne vittime di violenza che sono inserite in un percorso di protezione certificato, lavoratrici dipendenti del settore pubblico e privato o con rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, possono avvalersi di una astensione dal lavoro interamente retribuita per un periodo massimo di 90 giorni nell’arco di 3 anni (art. 24, decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 80 e ss.mm.ii.)

Un congedo indennizzato che può essere fruito su base giornaliera o orario con le stesse modalità del congedo parentale. Il periodo concesso, previo preavviso, è computato ai fini dell’anzianità di servizio, nonché ai fini della maturazione delle ferie, della tredicesima mensilità e del trattamento di fine rapporto.

E per le donne senza lavoro?

Ma il problema di fondo è come intervenire con le donne vittime di violenza che un lavoro non ce l’hanno e sulle quasi pesa la doppia fragilità della violenza subita e dell’assenza di una prospettiva lavorativa che possa farle uscire dalla spirale della violenza. Il lavoro resta infatti il vero strumento di riscatto per la donna vittima di violenza.

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A Messina è attivo da marzo 2020, in sinergia con il Centro per l’Impiego e l’Ufficio della Consigliera di Parità, lo Sportello per l’inclusione socio-lavorativa delle donne vittime di violenza, nato dando seguito al Protocollo generale d’intesa interistituzionaledella Prefettura di Messina per la prevenzione ed il contrasto della violenza di genere, sottoscritto il 26 novembre 2018.

Nell’ambito delle attività promosse dallo Sportello, uno scambio continuo di informazioni con i Centri antiviolenza sulle varie opportunità lavorative e formative presenti.

I tirocini per l’inclusione sociale.

Di recente, ad esempio, sette donne prese in carico dai Centri antiviolenza, hanno fruito dei Tirocini per l’inclusione sociale.

Grazie a questa opportunità, le tirocinanti sono state prese in carico da datori di lavoro nel settore della panificazione e bar-pasticceria, consentendo di acquisire conoscenze e competenze spendibili anche successivamente per l’inserimento lavorativo. Per una delle tirocinanti, a conclusione del percorso, è stato proposto un contratto di lavoro.

Segnalo inoltre che ci sono sostegni economici per le donne vittime di violenza, il c.d. reddito di libertà, per favorire l’indipendenza economica e l’autonomia delle donne vittime di violenza, anche cumulabile con il reddito di cittadinanza.

Per informazioni, rivolgersi all’Ufficio della Consigliera di Parità della Città Metropolitana di Messina, Via Dogali 1/D, 3°piano del Centro per l’impiego.

Si riceve solo per appuntamento contattando:

Segreteria Ufficio della Consigliera di Parità, Dott.ssa Tania Cannameli, tel. 090/2984781,

mail: gaetana.cannameli@regione.sicilia.it;

Consigliera di Parità: Dott.ssa Mariella Crisafulli, mail: m.crisafulli@regione.sicilia.it – mobile 3666439840

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