LA CIVILTA’ ROMANA: LA MOSTRA DI VITTORIO STORARO A LA NUOVA PESA DI SIMONA MARCHINI

In una delle strade più accreditate dello shopping romano, la centralissima Via del Corso, a un passo da Piazza del Popolo, c’è un portoncino antico di legno e ferro battuto con un citofono di lato. Su una targhetta c’è scritto La Nuova Pesa. Per quanto l’ingresso non sia imponente, la Galleria vanta un passato storico di tutto rispetto: fondata nel 1959 a Via Frattina da Alvaro Marchini, imprenditore romano e amante dell’arte contemporanea “più libera e innovativa”, trasferita a Via del Vantaggio e poi ancora al Corso, ospitò negli anni esposizioni di artisti come Pablo Picasso, Ottone Rosai, Renato Guttuso, Giacomo Manzù, Mario Sironi, Antonietta Rapaël, Fernand Legér, Mario Mafai, Franco Angeli. Nel 1976, nel pieno degli anni di piombo, il titolare preferì chiudere. A riaprire la Galleria La Nuova Pesa, come centro culturale e con grande emozione, fu nel 1985 sua figlia, Simona Marchini, attrice amatissima a Roma e amante dell’arte, come suo padre.

Simona Marchini fa gli onori di casa

Entro e salgo le scale fino al terzo piano, la porta è già aperta. Dalla sala centrale si snoda un’altra scala che porta a una terrazza, ma io mi fermo qui perché c’è l’inaugurazione di una mostra molto interessante, soprattutto per chi ama la fotografia e il cinema. Una mostra a Roma su Roma. Si intitola La Civiltà Romana: è composta da una manciata di scatti d’autore esposti per la prima volta in Italia, quelli del Maestro Vittorio Storaro, ed è visitabile fino al 10 settembre. Le fotografie, o meglio, le cine-foto-grafie sono molto grandi e incastonate in imponenti cornici in legno, il che le rende dei quadri d’autore. Anche perché sono state realizzate in doppia esposizione in seno ad uno stesso fotogramma, creando un qualcosa di originale, unico e suggestivo, come un viaggio nel tempo e nella memoria, legando e fondendo in un’unica immagine i monumenti e i personaggi, i luoghi e le statue, i palazzi e le opere d’arte, i colori e la luce. Simona Marchini è già lì ad accogliere giornalisti e appassionati: “per me è un’emozionante e straordinaria occasione quella di presentare un’esclusiva così pregevole nel mio centro culturale – dice l’impeccabile padrona di casa – tutto è nato da un felice incontro con Giovanni Storaro, figlio del Maestro, tramite Nestor Saied, un amico comune, e dall’empatia che ne è scaturita è arrivata l’idea di proporre dei lavori recenti e inediti dell’’Artista Storaro padre’ dedicati a Roma, con tutte le suggestioni e le emozioni di un talento universalmente riconosciuto”. Poco dopo va incontro al Maestro che entra tra gli applausi.

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Dalla passione per la fotografia ai tre Oscar

Curata dagli stessi Nestor Saied e Giovanni Storaro, La Civiltà Romana raccoglie i grandi amori del suo autore che sono la fotografia in primis, e poi la luce e la sua città, che nell’esposizione si compongono alla perfezione, rappresentando ed evidenziando in pieno il suo approccio all’obiettivo e all’immagine. Lo stesso che ha contribuito a donare l’immortalità a tre capolavori del cinema come Apocalypse Now di Francis Ford Coppola nel 1980, Reds di Woody Allen nel 1982 e L’Ultimo Imperatore di Bernardo Bertolucci nel 1988, e a permettergli di portarsi a casa i relativi tre Premi Oscar, e non come direttore, ma come autore, tiene a precisare lo stesso Storaro. Così come ama raccontare, ricordandolo, il momento in cui Cupido lanciò la sua freccia che lo trafisse, facendolo innamorare della fotografia, e cioè quando guardò per la prima volta la Vocazione di San Matteo del Caravaggio entrando per caso, tanto tempo fa, nella chiesa di San Luigi dei Francesi a Roma, e decise di studiare per imparare a “scrivere con la luce”.

Ma nella vita non si finisce mai di imparare, se si vuole, e così, a un certo punto “mi sono reso conto della mia impreparazione sul terreno di studio e applicazione che stavo calpestando da un po’ di tempo: gli elementi; e sentivo sempre più la necessità di fermarmi di nuovo per continuare lo studio e la pura ricerca, sull’argomento” ci racconta il Maestro. E ciò accadeva al termine di alcuni suoi impegni cinematografici mentre “la mente vagava su un antico passato, la mia cultura di provenienza, e quanto più spendevo serate o giorni liberi al piccolo computer per tentare di scrivere con le parole ciò che normalmente tento di ‘scrivere con la luce’, tanto più percepivo la forte necessità di spingermi verso un progetto che mi avrebbe permesso un riesame di quanto fatto sino ad allora tra luce e colori, per capire meglio ciò che potevo ancora visualizzare negli elementi primari della Vita”. Nasce dunque così il progetto de La Civiltà Romana: “dopo tanto andare per il mondo, non poteva non esserci ancora un altro tempo di riflessione, un progetto sulla storia di Roma che sembrava portare in sé gli elementi adatti a lasciarmi la possibilità di riassumere il mio percorso di luce, tutto il mio percorso di vita”.

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La mostra

Ed ecco dunque questa sorta di mosaico composto da quindici temi a tessere insieme l’immagine di una città grande e antica come Roma, frutto dei suoi anni di studio della simbologia, della filosofia e della drammaturgia, e della rivisitazione dei suoi concetti creativi, che va a scavare nella conoscenza dell’arte visiva ma anche e soprattutto, tra le proprie radici storiche, sociali e culturali. La Civiltà Romana si divide in tre parti: La memoria, le acque, l’aldilà, la difesa, gli imperatori, basata sul tema della luce e del rapporto tra Luna e Sole, Oscurità ed Inconscio; I trionfi, le imperatrici, le divinità, le edificazioni, la natura, che punta sui colori, e sul rapporto tra Maschile e Femminile, Materia e Cosciente; e La legge, le rappresentazioni, i sette colli, l’impero, l’immaginazione composta dal tema degli elementi, e quindi della relazione tra Naturale e Artificiale, tra Energia e Sovracosciente.

I nuovi progetti di Vittorio Storaro

Da poco tornato sul set con Carlos Saura per El Rey de todo el mundo, Vittorio Storaro, classe 1940, sta pianificando proprio con il regista spagnolo un progetto per la televisione dedicato a Garcia Lorca. E ad agosto dovrebbe essere a Parigi per il nuovo film di Woody Allen. “Anche se ho da sempre la passione per la fotografia – rivela – a dominare è il mio amore per il cinema, la decima musa che si nutre delle altre muse e mi consente di esplorare e di innamorarmi ogni volta delle altre arti“. In Italia però il cinema lo lascia agli altri perché “non ci sono più i classici e prevale il qualunquismo”.

Patrizia Simonetti

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