ITALIA-SPAGNA, ASSALTO ALLA FINALE

Italia-Spagna rappresenta una vera classica del calcio europeo. Le due Nazionali mettono insieme 5 titoli mondiali e 4 titoli europei e, soprattutto negli ultimi anni,  si sono ritrovate molto spesso per giocarsi la qualificazione nella fase ad eliminazione del torneo continentale.

 I precedenti

Italia e Spagna si sono affrontate 37 volte nella loro storia. Il bilancio delle vittorie è in perfetta parità, 11 a testa, con 15 pareggi. Nelle fasi finali degli Europei, le due Nazionali si sono incontrate 6 volte. Gli Azzurri hanno vinto 2 volte, 1 volta si è imposta la Spagna e 3 sono stati i pareggi.

Ad Euro2008 Italia-Spagna valeva il passaggio in semifinale. Dopo uno 0-0 che si protrasse oltre i tempi supplementari, si imposero gli iberici ai calci di rigore.

Ad Euro2012 le sfide furono addirittura 2. Nella fase a gironi fini in pareggio, 1-1. Le due squadre si ritrovarono poi nella finalissima dove la Spagna si impose con un netto 4-0.

Ad Euro2016 infine, nella sfida che valeva il passaggio ai quarti di finale, vinsero gli Azzurri con un netto 2-0.

La maledizione dei rigori

Visti i precedenti, gli uomini di Mancini dovranno provare ad evitare i calci di rigore. Negli scontri ad eliminazione diretta culminati con i tiri dal dischetto si è infatti sempre imposta la Spagna. Un buon motivo per dare il massimo per chiudere i giochi prima.

“Lucho” nella notte

Il c.t. della Spagna è Luis Enrique, detto Lucho. Nella sua carriera ha vinto quasi tutto quello che si poteva vincere, sia da calciatore che da tecnico. Ed ha sempre dimostrato grande carisma, sia in campo che fuori. A 20 anni, quando il Real Madrid decide di non rinnovargli il contratto, trova casa dagli acerrimi rivali del Barcellona. In Catalogna trascorre tutta la sua carriera da calciatore di successo diventando poi anche allenatore delle giovanili blaugrana.

Dopo una parentesi poco fortunata in Italia, alla Roma, Luis Enrique torna in Spagna per allenare prima il Celta Vigo e, dopo una stagione, il Barcellona. Con i catalani, al primo anno in panchina, fa triplete vincendo campionato, coppa nazionale e Champions League.

Due volte C.t.

Nel luglio 2018 diventa c.t. della Selección dopo la pessima figura rimediata dalla Spagna nel Mondiale di Russia. L’estate successiva rassegna le dimissioni per stare vicino alla figlia Xana, scomparsa poche settimane dopo per una grave malattia. In Autunno viene infine richiamato dalla Federazione per guidare la Nazionale qualificatasi intanto ad Euro2020 con il suo ex vice Robert Moreno in panchina.

Il resto è cronaca: Lucho, tornato in panca, ricomincia la sua ferma opera di rifondazione. Ad Euro2020, per la prima volta nella storia delle Furie Rosse, decide di non convocare nessun calciatore del Real Madrid, di lasciare a casa il totem Sergio Ramos per favorire il ricambio generazionale e di dar fiducia a tanti giovani talenti. Se non è una dimostrazione di sicuerezza e carisma questa?

 Il cammino della Spagna a Euro2020

Le scelte di Lucho hanno comunque fatto molto discutere media e tifosi iberici. Ed il cammino della Spagna ad Euro2020 non è certamente cominciato sotto i migliori presagi.

Il pareggio con la Svezia ed il fiume di critiche

L’esordio di Siviglia contro la Svezia non è stato dei migliori. Nonostante la mole di gioco prodotta, l’85% di possesso palla ed i 17 tiri verso lo specchio, gli uomini di Luis Enrique non sono riusciti ad andare oltre il pareggio a reti bianche. Le critiche si sono concentrate soprattutto su Morata, scelto da Luis Enrique come titolare dell’attacco e sulla scarsa capacità di finalizzare degli iberici.

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Anche contro la Polonia, nella seconda partita del girone, è finita in pareggio. Una rete per parte, Morata si sblocca, la Spagna continua a dominare il possesso ma le occasioni da gol rimangono poche ed i black out ancora troppi.

La prima vittoria che profuma di svolta

La svolta arriva nella partita contro la Slovacchia, vinta nettamente dagli iberici per 5-0. Anche nell’occasione la Spagna aveva provato a complicarsi la vita da sola, fallendo con Morata un calcio di rigore sullo 0-0. Ma ha poi stravinto l’incontro segnando a raffica, proponendo il suo calcio offensivo ed affacciandosi con tante certezze in più agli ottavi di finale.

Due vittorie oltre tempo massimo

Nelle partite ad eliminazione diretta la Spagna ha superato il turno passando in entrambe le circostanze per i tempi supplementari. Contro la Svizzera, nella sfida che valeva l’accesso in semifinale, ci è voluta anche l’appendice dei calci di rigore. In entrambi i match le Furie Rosse hanno giocato molto bene, salvo spegnersi nel quarto d’ora finale mettendo a rischio il passaggio del turno.

Contro i croati, in una delle partite più emozionanti del torneo, ci hanno pensato Morata e Oyarzabal a chiudere la pratica nei supplementari. Contro la Svizzera è stata invece l’imprecisione dal dischetto di tre calciatori elvetici ad aprire alla Spagna le porte della semifinale.

La Spagna che troveremo

“Non giocheremo mai la palla lunga o un calcio difensivo, se il nostro modo di giocare garantisce partite divertenti. Difendiamo solo cercando di controllare la palla e di giocare ed i risultati delle partite dipendono da noi, non dai nostri avversari”. Parola di Luis Enrique che ad uno scialbo 1-0 preferisce un rocambolesco, pirotecnico e pericoloso 5-3, il risultato della partita giocata negli ottavi contro la Croazia.

Il bel gioco nel sangue

Affermazioni che confermano come il C.t. spagnolo, chiamato dalla Federazione per cambiare tutto, non ha nessuna intenzione di cambiare il DNA iberico. Anche questa Spagna infatti, come quella della “Generacion Dorada” che tra il 2008 ed il 2012 ha vinto due europei ed un mondiale, è una squadra che ama il palleggio ed il possesso prolungato. Luis Enrique chiede movimento e collaborazione tra centrocampo e attacco per aprire gli spazi utili a colpire gli avversari.

Il mantra del 4-3-3

La Spagna propone un 4-3-3 molto offensivo dove spesso due dei tre centrocampisti giocano più avanzati in una posizione da mezze ali. Tra i pali Unai Simon ha definitivamente scalzato De Gea nelle gerarchie. Il portiere del Bilbao è stato decisivo contro la Svizzera, parando due rigori nella lotteria finale.

Davanti a lui si schierano Laporte e Pau Torres affiancati a destra da Azpilicueta e a sinistra da Jordi Alba, due esterni molto abili in fase offensiva. Jordi è anche l’ultimo superstite della Spagna che si laureò campione d’Europa nel 2012 proprio a spese dell’Italia. In quella finale l’esterno blaugrana segnò pure un gol.

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La qualità di centrocampo e attacco

Ma è dal centrocampo in giù che la Spagna può contare, come poche altre squadre, sull’indubbia qualità degli interpreti. Sergi Busquets, recuperato dal Covid in extremis, è il capitano e l’anima del centrocampo iberico. Lui tira le fila del gioco mentre Koke, Pedri o Thiago Alcantara, i più accreditati a giocargli accanto contro gli Azzurri martedì sera, oltre a svolgere i classici compiti dei centrocampisti si alternano negli inserimenti offensivi.

Il trio d’attacco dovrebbe essere composto da Alvaro Morata punta centrale con a fianco Ferran Torres e Sarabia. Quest’ultimo, in forte dubbio per un infortunio, potrebbe essere rimpiazzato da Dani Olmo.

I jolly in panchina

La Spagna può anche contare su una panchina di qualità, specie a centrocampo e in attacco dove Luis Enrique può pescare, tra gli altri, Marcos Llorente, Rodri, Adama Traorè, Fabian Ruiz e Oyarzabal (a segno contro la Croazia).

L’Italia che sarà

Italia-Spagna, forse per la prima volta nella storia di questa partita, vedrà affrontarsi due squadre che mettono intensità e propositività al centro del loro progetto tattico. Ci si può quindi aspettare a ragione una sfida giocata senza esclusione di colpi e dove i ritmi dovrebbero essere elevati nonostante la stanchezza accumulata dai calciatori in questa lunga e non facile stagione sportiva.

Tutti alla caccia del pallone

Le chiavi del match potrebbero essere l’efficacia nelle marcature preventive e l’aggressività per trovare il recupero palla alto. Chi riuscirà ad essere più combattivo ed a prendere in mano le redini del centrocampo potrebbe avere più chances di raggiungere il risultato sperato.

Le novità a sinistra

Le novità rispetto alla partita contro il Belgio dovrebbero essere poche. Una certezza, nostro malgrado, è rappresentata dal cambio obbligato sulla fascia sinistra. Per sopperire all’assenza forzata di Spinazzola, fermato contro il Belgio dalla rottura improvvisa del tendine d’Achille, Mancini potrebbe schierare Emerson Palmieri dal primo minuto. Si fa largo però anche l’ipotesi che il c.t. possa spostare Di Lorenzo, giocatore dinamico, duttile e di gamba, sulla fascia sinistra affidando l’out destro a Toloi.

 

Conferme a centrocampo e in attacco

A centrocampo, salvo sorprese, partiranno titolari Jorginho, Verratti e Barella con i soliti Locatelli, Pessina e Cristante pronti a subentrare a gara in corso. Anche in attacco Mancini non dovrebbe operare grossi cambiamenti. Accanto ad Insigne, in gol contro il Belgio, dovrebbero muoversi ancora Immobile e Chiesa anche se non può escludersi un impiego di Berardi dal primo minuto al posto dell’esterno bianconero.

Il riscatto di Ciro

Immobile merita un discorso a parte. Il centravanti laziale sarà chiamato a riscattare le prove insufficienti offerte contro Austria e Belgio. Mancini lo ha richiamato più volte e platealmente durante le ultime due partite ma, nonostante tutto, il suo posto da titolare non sembra essere in discussione. La Spagna offensiva di Luis Enrique potrebbe essere l’avversaria giusta per sbloccare un attaccante come lui che, per caratteristiche, ama muoversi negli spazi aperti.

 

Questa sera a Londra, nel mitico stadio di Wembley, è atteso il verdetto. Si partirà alle 21 italiane. A chi avrà la meglio non resterà che prepararsi a giocare la finalissima contro la vincitrice dell’altra semifinale che metterà di fronte i padroni di casa dell’Inghilterra e la sorpresa Danimarca.

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