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I RINATI AFFRESCHI DI ACIREALE, OPERA DEI FRATELLI MESSINESI FILOCAMO

Il recente restauro degli affreschi dei fratelli Filocamo, che decorano la Cattedrale di Acireale, permette di apprezzare l’opera di questi valenti pittori messinesi del Settecento.

Antonio, Paolo e Gaetano Filocamo tre secoli fa ebbero modo di diffondere in Sicilia le novità artistiche della pittura romana attinte direttamente nella Città Eterna, alla scuola di Carlo Maratta. In particolare, Antonio, il maggiore dei fratelli, e Paolo divennero stretti collaboratori del Maratta e in seguito apriranno a Messina una vera e propria accademia dove si formarono numerosi artisti come: Letterio Paladino, Placido Campolo, Giovanni Tuccari e Pietro Paolo Vasta.

Il tema iconografico dei dipinti appena restaurati riprende formalmente gli affreschi realizzati qualche anno prima per la chiesa messinese di Sant’Elia, da come si evince in particolare nel Gesù tra i dottori del tempio. Un restauro che riporta in luce l’abilità artistica dei Filocamo e dei suoi allievi, che in gran parte verrà dispersa con la tremenda peste di Messina del 1743-1745 e le cui opere murarie andranno quasi totalmente distrutte a Messina nei terremoti del 1783, del 1908 e nei danni del 1943. Per capire la grandiosità di questi artisti peloritani bisogna spostarsi in territorio etneo o palermitano dove ancora sussistono importanti cicli pittorici.

Nati a Messina, Antonio e Paolo Filocamo diventano allievi a Roma del celebre Carlo Maratta.

Antonio Filocamo era nato a Messina nel 1669 e dopo un primo apprendistato presso Filippo Tancredi partì per Roma con il fratello Paolo. Nella città di Romolo e Remo, i due messinesi ebbero modo di frequentare la bottega di Carlo Maratta, diventando ben presto strettissimi collaboratori. Sul finire del secolo Antonio Filocamo rientrerà a Messina mentre Paolo rimarrà ancora a Roma.

Il fratello maggiore in riva allo Stretto creò una importante scuola del disegno che verrà frequentata da numerosi allievi. In questa accademia venivano anche spiegate le varie tecniche pittoriche mediante lo studio di cartoni preparatori, disegni ed incisioni che Antonio aveva portato da Roma.

Carlo Maratta e Paolo Filocamo

Intanto Paolo era rimasto nella Città Eterna ancora per qualche anno, in quanto tra il 1705 e il 1707 è documentata la sua partecipazione a varie edizioni del Concorso Clementino dell’Accademia di San Luca. In questa prestigiosa gara artistica riuscì ad aggiudicarsi il primo e secondo premio nel 1705 e nel 1706. I suoi disegni sono ancora conservati nella celebre accademia romana.

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Ben presto però anche Paolo farà ritorno a Messina. Qui il fratello si era fatto ampiamente notare anche nel campo delle incisioni. Realizzò nel 1701 dell’antiporta del volume, realizzato dallo Sclavo, per l’acclamazione di Filippo V a re di Spagna. Una significativa pubblicazione che vedeva anche la presenza tra gli incisori di un giovane Filippo Juvarra.

Antonio intraprenderà ben presto una ricca carriera di artista con importanti commissioni in tutta la Sicilia, tra incisioni, affreschi e dipinti su tela, per cui chiederà molte volte aiuto al fratello Gaetano e soprattutto a Paolo. Al 1703 rimontano gli affreschi della volta dell’oratorio dell’Ave Maria, presso il convento di San Domenico di Messina. Questi affreschi raffigurano la Madonna del Rosario con schiere di angeli che, in maniera inconsueta, colpivano a colpi di rose alcuni celebri eretici.

Gli affreschi di Sant’Elia a Messina

Dei Filocamo a Messina rimangono solo gli affreschi della Chiesa di Sant’Elia che attendono un urgente lavoro di restauro per riportarli all’antico splendore.

Nel 1706 tocca alla chiesa di Sant’Elia dove o fratelli Filocamo realizzarono degli affreschi dedicati alla vita di Cristo. Queste opere hanno la fortuna di esistere ancora oggi. Anche se fortemente rimaneggiati dopo il terremoto del 1783 ed in attesa di un adeguato ed urgente restauro.

Il grandioso affresco della volta, raffigurante Sant’Elia sul carro di fuoco, verrà demolito invece dopo i lievi danni dei bombardamenti del 1943.

Tra il 1710 e il 1711 Antonio, con l’aiuto di Paolo e del terzo fratello Gaetano, si impegnò a completare gli affreschi della chiesa madre di Acireale, che diventerà poi nell’Ottocento sede episcopale.

I fratelli Filocamo decorarono insieme il catino e la volta dell’altare maggiore con l’Assunzione e l’Incoronazione di Maria, mentre nelle pareti: il Riposo durante la fuga in Egitto, lo Sposalizio della Vergine, la Presentazione di Gesù al tempio, la Natività, l’Adorazione dei Magi, la Visita di Maria a Santa Elisabetta, la Presentazione di Maria al tempio e Gesù tra i dottori.

A completamento dell’altare anche una tela con l’Annunciazione del Signore alla Vergine. Il solo pennello di Antonio decorerà le pareti della cappella di Santa Venera con scene della vita della martire e patrona di Acireale. Opera del solo Antonio sono anche due opere che si conservano nella locale Accademia Zelantea: un disegno preparatorio raffigurante il Martirio di Santa Venera e una tela del 1712 con il Sacrificio di Isacco.

A Messina il vero grande capolavoro di Antonio e Paolo Filocamo saranno gli affreschi realizzati nel 1723 per la chiesa di San Gregorio raffiguranti la Cacciata dei Demoni, non da meno anche gli affreschi per il presbiterio della chiesa di Santa Caterina a Palermocon la loro firma: Antonius et Paulus Filocamo Messanenses p. anno 1728. Nello stesso periodo anche le decorazioni pittoriche della chiesa messinese di Santa Caterina Valverde del 1729.

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I fratelli Filocamo moriranno nella peste del 1743.

Tantissimi e molto apprezzati gli affreschi dei Filocamo nella propria città dove parecchie chiese e palazzi potevano vantare i loro lavori. Purtroppo, tutto quello fatto in riva allo Stretto crollò con gli stessi edifici nelle tante calamità naturali e umane che colpirono Messina.

Per vedere ancora nel proprio splendore la loro arte bisogna visitare altre città siciliane che hanno l’onore di custodire questa grande bellezza. Celebri anche le tele riproducenti fedelmente l’antica icona della Madonna della Lettera. Antonio Filocamo li realizzò per conto del Senato di Messina ed inviate in dono a Palermo, Siracusa e Trapani. Queste opere danno tanto filo da torcere a inesperti storici dell’arte ignari della particolare devozione mariana messinese.

I fratelli Filocamo, come gran parte della cittadinanza messinese, periranno nella tremenda peste del 1743 -1745 che cancellò una generazione di grandi artisti peloritani che avevano diffuso la loro arte in tutta la Sicilia. Benemeriti i lavori di restauro nella Cattedrale di Acireale, promossi dalla locale Diocesi, che finalmente hanno ridato luce ai fratelli Filocamo e alle loro opere.

Marco Grassi

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