L’ITALIA ALL’ESAME DI MATURITA’

Il sabato del dentro o fuori è arrivato. Ancora poche ore d’attesa e poi sarà Italia-Austria, valida per gli ottavi di finale di Euro2020.

Il torneo continentale entrerà nel vivo perché ogni partita sarà senza appello. Alcune delle grandi protagoniste attese hanno rischiato di dover fare i bagagli in anticipo ma alla fine la fortuna e la formula della fase a gironi, che prevedeva nei fatti solo poche eliminazioni, ha lasciato in gioco praticamente tutte le pretendenti. Lo spettacolo dovrebbe quindi essere assicurato.

Derby italiano

Sulla panchina dell’Austria siede un allenatore di origine italiana. Si chiama Franco Foda ed è originario di Vittorio Veneto, in provincia di Treviso.

È da lì che partì suo padre, Enrico, per trasferirsi in Germania alla fine degli anni ’50.

Il c.t. austriaco ha alle spalle una buona carriera da calciatore, trascorsa quasi tutta in Bundesliga, e qualche presenza nella nazionale tedesca.

Inizia ad allenare nel 2001 in Austria, allo Sturm Graz, con il quale vince il campionato nel 2011. L’anno dopo si trasferisce al Kaiserslautern in Germania dove vive una sola e sfortunata stagione. Ritorna in Austria, ancora allo Sturm Graz, nel 2014 prima di diventare c.t. della Nazionale nel 2017.

Bersaglio azzurro

L’allenatore austriaco, nell’approcciarsi alla sfida all’Italia, ha commentato spavaldo: “L’Italia? sembra una sfida impossibile per noi, perché loro non perdono da un’eternità. Ma prima o poi perderà anche la squadra di Mancini”.

Gli azzurri, reduci da 30 risultati utili consecutivi, hanno quindi un bersaglio sulle spalle. E Foda, almeno a parole, non dispera e punta a fare centro.

I precedenti e le notti magiche di Totò Schillaci

Tra Italia ed Austria si contano 37 precedenti. Il bilancio delle sfide conta 17 successi azzurri, 12 degli austriaci e 8 pareggi.

La prima partita ufficiale risale al 1934 e finì 1-0 per l’Italia. L’ultima è datata 2008 e fu un pareggio per 2-2.

Italia ed Austria si sono affrontate per ben tre volte nelle fasi finali della Coppa del Mondo (1978, 1990 e 1998). In tutte e tre le occasioni sono stati gli Azzurri ad avere la meglio.

Ad Italia ’90 fu proprio contro l’Austria che cominciò la favola di Totò Schillaci che con un gol di testa sbloccò la partita e diede avvio alle notti magiche azzurre. Non esistono invece precedenti nei campionati Europei.

 Che Austria sarà?

Gli austriaci si sono piazzati secondi nel girone C dietro l’Olanda. Hanno ottenuto due vittorie, contro Macedonia ed Ucraina ma non hanno convinto appieno la critica.

Nonostante i tanti calciatori di spessore in rosa, la squadra di Foda ha stentato a mostrare una fisionomia ben definita ed una struttura di gioco caratterizzante.

Ha giocato le prime due partite schierando una difesa a 3. Ha disputando però la gara decisiva contro l’Ucraina presentando una linea a 4, offrendo una prestazione convincente.

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A Foda va riconosciuta la capacità di essersi saputo muovere nelle difficoltà, trovando e provando in partita soluzioni differenti e sorprendenti, che hanno consentito agli austriaci di accedere ad uno storico ottavo di finale.

Talenti spaesati

Franco Foda, nel corso della sua esperienza sulla panchina austriaca, ha utilizzato principalmente due moduli di gioco: il 4-2-3-1 ed il 3-5-2.

La critica gli contesta l’incapacità di far rendere al meglio i tanti calciatori di talento a disposizione all’interno dei sistemi di gioco proposti. E le prime tre partite hanno in parte confermato questa sensazione.

L’Austria non ha mostrato principi tattici definiti. Ha proposto una costruzione dal basso elementare e prevedibile ed ha mostrato di soffrire molto il pressing avversario, come si è visto bene nella partita persa contro l’Olanda.

In fase di non possesso gli austriaci si sono dimostrati troppo passivi. Le iniziative più importanti in attacco sono arrivate grazie alle invenzioni di Sabitzer ed alla vena realizzativa di Kalajdzic o di Arnautovic, che si sono alternati in avanti.

L’Austria ha in pratica proposto poche idee ma confuse anche se, nella partita decisiva disputata contro l’Ucraina, ha mostrato più aggressività e propensione a pressare l’avversario.

I giocatori da seguire 

La stella è David Alaba, 29 anni, di professione jolly. La madre è un’infermiera di origine filippina mentre il padre, George, è un DJ e rapper nigeriano. Ha giocato con Austria Vienna e Bayern Monaco, con una breve parentesi all’Hoffenheim. Dal prossimo luglio vestirà la “camiseta” del Real Madrid.

Nasce terzino sinistro e fa della velocità e della tecnica le sue caratteristiche peculiari. È abile in fase difensiva ed offensiva. Può giocare da difensore centrale, da centrocampista o da esterno a tutta fascia. Calcia bene dalla distanza, è un abile tiratore di punizioni ed anche un rigorista affidabile.

La sua duttilità lo rende uno dei migliori interpreti al mondo del ruolo di esterno.

Nelle prime partite del torneo ha avuto un rendimento altalenante, forse causato anche dalla confusione del c.t. che lo ha cambiato di ruolo più volte, anche a partita in corso. Contro l’Olanda, da centrale della difesa a tre, ha causato il rigore del vantaggio avversario e non si è mostrato pronto sull’azione che ha portato al raddoppio orange. Decisamente meglio ha fatto nella partita decisiva contro l’Ucraina, dove però ha giocato nel suo ruolo naturale sulla fascia sinistra.

Il leader silenzioso

Nello scacchiere tattico di Foda però uno degli elementi chiave, forse anche più di Alaba, è Marcel Sabitzer, 28 anni, calciatore del Lipsia. È un tipo di giocatore che oggi si potrebbe definire “tuttocampista” ed ha una grande propensione alla leadership.

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Durante la sua carriera ha interpretato tutti i ruoli di centrocampo, sia da esterno che da centrale e si è spesso adattato anche come seconda punta o falso nueve.

Anche in questo torneo ha mostrato la sua predisposizione a mettersi al servizio della squadra, dando quantità o qualità a seconda delle esigenze e dei momenti.

Contro la Macedonia, all’esordio, ha messo lo zampino in due dei tre gol austriaci, mostrando come può cambiare le partite grazie all’ottima tecnica, alla visione di gioco ed alla capacità di effettuare pericolosi passaggi tra le linee per gli attaccanti.

L’Italia che sarà

Alla luce delle tre partite disputate dall’Austria nel torneo, possiamo immaginare che una delle chiavi del match sarà la capacità degli azzurri di mettere sotto pressione gli avversari.

Contro l’Olanda è stato proprio il pressing a bloccare l’iniziativa austriaca che è un pò migliorata solo quando gli Orange hanno calato i ritmi nel secondo tempo.

L’Italia, che ormai conosciamo bene, d’altro canto ha l’ambizione di dominare il gioco mantenendo il possesso costante del pallone, a prescindere dall’avversario. E questo approccio, almeno in premessa, non cambierà di sicuro.

Riguardo alla formazione che scenderà in campo a Wembley, restano alcuni dubbi legati a scelte tattiche di Mancini ed agli infortuni.

Out Chiellini e Florenzi. I dubbi Locatelli e Chiesa

Chiellini dovrebbe rimanere ancora fuori e fare posto ad Acerbi. Sull’out destro Mancini dovrebbe confermare Di Lorenzo al posto di un Florenzi ancora acciaccato.

I dubbi che immaginiamo toglieranno il sonno al c.t. riguardano però il centrocampo e l’attacco. Con Jorginho titolarissimo e Barella che dovrebbe rivestire un ruolo decisivo nel dare una mano a contenere il duo Alaba-Sabitzer a sinistra, resta un solo posto disponibile.

È probabile che sarà Verratti a scendere in campo dal primo minuto, come contro il Galles. Con Locatelli, finora protagonista di un grande europeo, pronto a subentrare. In avanti il dubbio riguarda il ruolo di esterno destro. Benché Chiesa sia reduce da un’ottima partita contro il Galles, la maglia da titolare dovrebbe toccare a Berardi.

Vietato sbagliare

Sabato scatterà la fase due di Euro2020, l’esame di maturità, da superare a pieni voti. Nessuna partita potrà essere presa sotto gamba e le energie, mentali e fisiche, dovranno essere centellinate con attenzione.

L’Italia vista finora lascia tranquilli anche da questo punto di vista. Ha dimostrato di essere una squdra solida, anche mentalmente, e di avere gli obiettivi bene a fuoco. Ora è chiamata a superare la prova del nove.

In palio ci sono dei quarti di finale che potrebbero somigliare molto ad una finalissima: se l’Italia vincerà la sfida di Wembley, si troverà infatti di fronte o il Belgio di Lukaku o il Portogallo di Cristiano Ronaldo.

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