Roberto Mancini in campo con la Nazionale

AZZURRO MANCINI

«Dopo dieci anni di tentativi avevo capito che in azzurro non avrei mai sfondato». Roberto Mancini racconta così il rifiutato della convocazione di Arrigo Sacchi per i Mondiali 1994. Non voleva essere la riserva di Roberto Baggio. L’avventura azzurra del “Mancio” calciatore si concluse così in Germania il 23 Marzo del 1994, dopo un’amichevole persa contro i tedeschi. Fine dei giochi!

L’esordio con Bearzot

Fu Enzo Bearzot a farlo esordire in Azzurro. Dopo averlo incluso nella lista dei 40 preconvocati per il Mundial di Spagna ’82, nel 1984 il “Vecio” portò la giovane promessa della Sampdoria in tournée in America con la Nazionale. Il C.t. stava progettando la nuova squadra in vista dei mondiali messicani del 1986 e Mancini era al centro del progetto tecnico.

Il 26 Maggio 1984 a Toronto, esordì nella Nazionale maggiore a 19 anni contro il Canada, facendo il bis solo quattro giorni dopo anche al Giants Stadium di New York contro gli Usa. Sembravano i primi passi di un lungo percorso in azzurro, furono invece gli ultimi per un lungo periodo. Prima di rientrare in Italia alcuni calciatori decisero di “scappare” dall’albergo di New York che li ospitava per regalarsi una notte brava nella Grande Mela. Oltre al giovane Mancini, nel gruppo dei fuggitivi c’erano veterani del calibro di Gentile e Tardelli. Al ritorno in albergo però, mentre i “vecchi” la fecero franca, per Roberto le porte della nazionale maggiore si chiusero definitivamente, almeno finchè Bearzot rimase in panchina.

L’esperienza in Under 21 ed il ritorno in Azzurro

Al Mancio rimase l’Under 21, ricca di  giovani talenti come lui e guidata da Azeglio Vicini. Quella squadra disputò una semifinale ed una finale europee di categoria nel ’84 e nel ’86, perdendole in entrambe le occasioni ma facendo intravedere un eccellente futuro. Nel 1986 Vicini arrivò sulla panchina della Nazionale maggiore con due chiari obiettivi nel mirino: il Campionato Europeo del 1988 in Germania e la Coppa del Mondo del 1990 che si sarebbe disputata in Italia.

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Il tecnico cesenate ripartì dai suoi ragazzi dell’Under 21 e Roberto Mancini ebbe la chance di riscrivere la sua storia in maglia azzurra. Nell’88 era tra i titolari dell’Italia che disputò l’Europeo in Germania e nella partita d’esordio, contro i padroni di casa, fu proprio il Mancio a sbloccare il risultato. L’esultanza rabbiosa a quel gol, con gestacci ed improperi rivolti da Mancini all’indirizzo della tribuna stampa e di chissà chi altro, segnerà però l’inizio di una nuova fine della sua avventura da calciatore in azzurro. L’Europeo ’88 rappresenta l’apice toccato dal calciatore Roberto Mancini in Nazionale ma anche l’ennesima occasione persa. L’ultima in realtà, complici il suo carattere vulcanico e poco incline ai compromessi e la crescita, proprio in quegli anni, di Roberto Baggio.

La maledizione “Mondiale” del Mancio

Nel 1990, pur aggregandolo al gruppo dei convocati per disputare il mondiale casalingo, Vicini non concesse però a Roberto la gioia di esordire nel Campionato del Mondo. I mondiali “persi” dal Mancio diventavano due: non convocato per motivi disciplinari nel 1986, mai sceso in campo nel 1990. Usa ’94 era l’ultima occasione per disputare una partita “mondiale”, proprio in America dove dieci anni prima tutto si era interrotto.

Il Mancio però non si concesse l’opportunità di riscrivere una volta ancora il suo “romanzo azzurro”, provando a migliorane il finale. Convocato da Arrigo Sacchi, rifiutò la chiamata perché, come ricordato in precedenza. Non fu più richiamato in Nazionale, fermandosi a 36 presenze e 4 reti all’attivo.

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La carriera da allenatore

Mancini, che nei club continuerà a giocare regolarmente e a vincere, si ritira dal calcio giocato a 36 anni e diventa allenatore. Ovviamente a modo suo, nella maniera cioè più tortuosa e controversa possibile.

Quando ancora giocava nella Lazio, fu nominato dalla Società vice dell’allenatore Sven Goran Eriksson. Pochi mesi dopo, nel gennaio del 2001, fu chiamato in Inghilterra dal Leicester City come player manager. Oltremanica rimase appena cinque giornate perché nel febbraio dello stesso anno Vittorio Cecchi Gori, presidente della Fiorentina, lo chiamò sulla panchina viola. Mancini, che non aveva ancora conseguito il patentino da allenatore, non avrebbe potuto allenare in Italia in quella stagione anche perchè aveva già ricoperto il ruolo di vice alla Lazio nella stessa stagione sportiva. Un’interpretazione delle norme fatta dal Commissario Figc Gianni Petrucci, accolta non senza accese polemiche, diede il via alla carriera in panchina di Roberto Mancini. Ha girato l’Europa seduto in panchina (Italia, Inghilterra, Russia, Turchia le tappe), raccogliendo quasi ovunque importanti successi.

Ancora Azzurro

Il 14 maggio 2018 Roberto Mancini diventa C.t. della Nazionale Italiana. E’ proprio al “reietto” che la Figc affida il compito di ridare slancio al calcio italiano dopo la mancata qualificazione ai Mondiali di Russia, valorizzando i giovani calciatori e praticando un bel gioco offensivo. E questa volta, sembra proprio deciso a cambiare la sua storia: “Quando ho smesso di giocare – ha dichiarato in un’intervista – ho sempre pensato che potesse accadere, perché volevo rifarmi da allenatore della Nazionale di quello che non ho fatto da calciatore”. Parole e musica di Roberto Mancini, che in azzurro non è mai stato principe. Almeno fino ad oggi.

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