pesca pescespada nello stretto

LA CACCIA AL PESCESPADA: ADRENALINA E FASCINO DI UN RITUALE MILLENARIO

Le battute di caccia del pescespada avvengono nello Stretto da maggio a settembre. Un periodo favorevole per il meteo che regala adrenalina ai pescatori ed emozioni agli ospiti che salgono a bordo delle feluche grazie al pescaturismo.

La pesca del pescespada è un’arte antichissima a Messina. Si tramanda di padre in figlio, ancora oggi, per non far perdere l’usanza di un rituale unico al mondo. Pertanto non si parla di un semplice momento di pesca, ma di una vera e propria caccia ed una squadra di pescatori che mette insieme strategie, intuizioni, tanta esperienza per un obiettivo comune: la cattura del pesce. Momenti concitati, adrenalinici per vivere una grande emozione, possibile solo nello Stretto. Questa tipologia di pesca viene scelta per collaborare con studi scientifici e cercare di studiare le abitudini e la riproduzione della specie. Inoltre è consentita come piccola aggiunta alla catena alimentare, il pescespada se non catturato dall’uomo sfrutta il resto della risorsa. Attraverso le parole di Antonella Donato presidente dell’associazione Feluche dello Stretto, nonché pescatrice insieme alla sorella Giusy, conosciamo i dettagli di questa lunga tradizione.

Quali sono le origini di questa pesca storica?

“Ha origine dalla presenza dei greci in Sicilia. Infatti il nome dell’imbarcazione feluca, riprende proprio nella denominazione e nella fisionomia le antiche barche greche”.

Quando inizia la stagione della caccia? Come mai proprio in questo periodo il pescespada passa dallo Stretto?

“La pesca nello Stretto di Messina con le feluche avviene solo da maggio a settembre perché è un periodo di passa dei pescespada che coincide con delle condizioni meteo favorevoli. Tramite alcuni studi che abbiamo effettuato con diversi biologi, si è riscontrato che in realtà il pesce passa nello stretto più volte l’anno però il tempo, il mare non consentono questo particolare tipologia di pesca. La stabilità delle imbarcazioni è fondamentale ed anche la luce, necessaria per l’avvistamento. Questo è il periodo più favorevole”.

Qual è l’imbarcazione più adatta e da quante persone è composto l’equipaggio?

“Ci sono due tipologie di pesca del pescespada consentita, con la lenza che si chiama palangaro e con le feluche. Quest’ultime esistono solo nello stretto. Sono una caratterista unica che ci differenzia dagli altri. Per cui va assolutamente preservata. Una recente legge regionale, infatti, l’ha inserita come una pesca storica da proteggere, garantire e tramandare per il futuro. Come se avessimo un’opera d’arte artigianale che continua a lavorare nel tempo come si faceva una volta. Nello specifico l’imbarcazione è in legno che monta al centro una torretta d’acciaio e un ponte che è un prolungamento della prua. Il ponte e l’antenna sono raccordati tra loro e con la poppa per dare stabilità alla barca. L’equipaggio va da un minimo di tre persone ma va aumentando nei mesi in cui c’è maggiore attività”.

I dettagli della pesca del pescespada nello Stretto

Come avviene una battuta di caccia?

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“Si esce in mare intorno le sei di mattina. Si gira per tutta la giornata all’interno di un tratto di mare assegnato, che si chiama posta e sia i loro nomi che le delimitazioni sono storiche. Poi cercano di avvistare con il solo occhio umana il pescespada che transita. Nel momento in cui dovessero avvistarlo, entra in azione il lanciatore che con la sua grande esperienza raggiunge l’estrema del ponte, si posizione bloccando le gambe in modo da ancorarsi e cerca di lanciare l’arpione al pesce. Nel momento in cui dovesse essere preso, viene salito e lavorato a bordo dell’imbarcazione che si ferma. E poi si riprende il giro”.

Quali sono le azioni decisive nel duello uomo-pesce?

“Nel tempo si è capito che tutte le posizioni sono fondamentali. Primo fra tutti l’avvistatore che deve avere sia un’ottima vista che essere bravo ed abituato a capire il riflesso dell’acqua, in quanto il pescespada vive in profondità e non sale in superficie, se non in condizioni particolari. L’occhio attento e la massima attenzione sono indispensabili. Poi chi pilota deve cercare di raggiungere il pesce senza dargli troppa ombra, proprio perché la percepisce. Per questa ragione alcuni ponti infatti vengono pitturati con colorazioni diverse. Anche chi sta sul ponte deve avere una grande capacità, e ne abbiamo di bravissimi. Altrettanto bravo deve essere chi si occupa poi della risalita del pesce, perché in alcuni casi si può causare lo strappamento dell’arpione che comporta la perdita del pescespada. Un lavoro di squadra in cui ognuno deve specializzarsi al meglio nelle proprie capacità”.

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Una volta preso cosa si fa? C’è un rituale tipico?

“Si, si fa un segno particolare con le mani, sul pesce appena preso, che si chiama ‘a cardata da cruci’. Per loro è una sorta riconoscimento della vittoria del duello. Però ricorda anche il legame tra la tradizione marinara e religiosa, dato che si tratta di più croci”.

Quali sono le emozioni che prova un pescatore? C’è Adrenalina?

“Chi sale sulla feluca, già dai movimenti frenetici dei pescatori si rende conto che è stato avvistato il pesce. L’adrenalina sale alle stelle ed ognuno prende la propria postazione velocemente per poter essere pronti il più possibile. Fino al momento della cattura. Il resto è un defaticamento nell’attesa di riuscire a vederlo un’altra volta”.

Il pescaturismo

Oltre l’equipaggio è possibile far salire anche i turisti per fare provare questa nuova esperienza? Questa pesca antica è sfruttata a livello turistico?

“Le feluche fanno pesca turismo. Ultimamente con l’associazione abbiamo cercato di promuoverle su più canali e quindi hanno avuto l’occasione di avere turisti lungo la stagione. A parte l’ultima dovuta al Covid. C’è l’opportunità quindi di salire, di fare una battuta di caccia con loro. Abbiamo cercato di modulare le presenze dei turisti in modo da dargli la possibilità di avere un equipaggio disponibile, pronto a renderli partecipi ed a rispondere a tutte le loro curiosità nei momenti di pausa. E poi per chi ha la fortuna di capitare nella barca che in quel momento avvista il pescespada, di vivere la grande emozione e l’adrenalina delle quali rimangono affascinati”.

 

Mariacristina La Rosa

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