DONNE & DIRITTI: I VANTAGGI DEL WELFARE PER LAVORATRICI E AZIENDE

L’Italia è un paese per mamme lavoratrici?

Dopo la festa del lavoro del 1° maggio e la festa della mamma, oltre le celebrazioni possiamo dire che il nostro non è certamente un paese per mamme, soprattutto se lavoratrici: impossibile infatti, per la maggioranza conciliare lavoro e famiglia senza adeguati servizi per la prima infanzia a sostegno della genitorialità, con gravi ripercussioni sull’occupazione femminile.

Gli asili nido pubblici soprattutto alle nostre latitudini sono davvero pochi rispetto alla reale necessità e quindi si è costretti a ripiegare sui privati che talvolta hanno rette molto alte e pur avendo due stipendi non si riesce a gestire. Inoltre a volte è impossibile far coincidere gli orari dei nidi con quelli lavorativi delle madri e quando non si ha l’aiuto dei nonni, si deve ricorrere all’aiuto delle baby sitter, ovviamente a pagamento.

Quali sono le conseguenze?

Sicuramente si sceglie la maternità sempre più tardi (l’Italia è in cima alla classifica europea per anzianità delle donne al primo parto con una media di 31 anni), quando addirittura non si rinuncia a causa degli impegni familiari.

Inoltre, c’è poco sostegno per chi decide di mettere al mondo un figlio e la scarsa rete di servizi per la prima infanzia, costringe buona parte delle madri con almeno un figlio a scegliere un regime di part-time pur di continuare ad avere un’occupazione lavorativa, oppure a dimettersi.

Certamente la denatanalità costituisce un freno alla crescita economica e all’intera sostenibilità del sistema sociale. Infatti con l’allungamento dell’età media, aumenta il peso della popolazione anziana producendo squilibri generazionali con conseguenze nel medio e lungo periodo.

E i papà?

Persiste nella nostra società una scarsa condivisione del lavoro di cura dei figli con i propri partner anche a causa di stereotipi che escludono gli uomini dal ruolo genitoriale (solo il 7% degli uomini ad esempio usufruisce dei congedi parentali). In Italia siamo ancora poco attenti e attrezzati nel favorire anche per i padri la conciliazione lavoro e famiglia. Infatti i permessi consentiti e retribuiti sono concentrati nei primi giorni dopo la nascita del bambino.

Come intervenire?

Sicuramente le pari opportunità si garantiscono anche con politiche, strategie ed interventi che consentano alle donne di lavorare, mentre il tasso di occupazione femminile in Sicilia è il più basso d’Europa, condannandole così alla povertà e all’esclusione sociale.

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Mentre il lavoro delle donne è un fattore decisivo di crescita perché non solo garantisce più ricchezza alle famiglie, ma quante più donne lavorano, tanti più nuclei familiari si rivolgeranno al mercato per cercare soluzioni a quei problemi e a quei bisogni di cui oggi si occupano le madri e le mogli che stanno a casa.

Quanto vale in termini economici il lavoro di una donna che si occupa della famiglia?

Un lavoro invisibile che non viene mai riconosciuto e che invece ha un alto valore sociale oltre che economico quello che le donne svolgono gratuitamente, che emerge solo quando viene affidato all’esterno.  Se volessimo provare a quantificare a quanto possa ammontare il potenziale stipendio del genitore (generalmente la donna)  su cui ricade maggiormente la cura domestica, avremmo uno stipendio di tutto rispetto. Infatti uno stipendio calcolato su tutte le attività svolte, e le relative paghe orarie riconosciute a chi esercita gli stessi mestieri: dall’autista, al cuoco, all’insegnante per le ripetizioni, all’assistente per i genitori anziani, ai lavoratori domestici ammonterebbe a oltre 6.000 euro al mese. Ora valutare il costo monetario seppur virtuale del lavoro casalingo delle donne non è solo un esercizio di economia applicata, ma la testimonianza “scientifica” di una gigantesca ingiustizia sociale.

Come intervenire?

Servono servizi alle famiglie per conciliare tempi di vita e di lavoro e per favorire la natalità, per aiutare le donne a restare nel mondo del lavoro, visto che 1 donna 3 dopo la nascita del primo figlio, spesso è costretta a dimettersi, per mancanza di un welfare adeguato. Possiamo dire che ancora, oggi il vero welfare continuano ad essere le mamme.

Cosa intendiamo per welfare?

Con questo termine si indicano l’insieme di tutte quelle iniziative che possano aiutarci a vivere meglio con dei servizi da parte dello Stato o di Enti pubblici e/o privati. Ma può essere anche “aziendale” e riguarda quelle iniziative volte ad incrementare il benessere dei lavoratori e delle lavoratrici e della loro famiglia, per soddisfare esigenze e bisogni.

Certamente un welfare aziendale porta innumerevoli vantaggi non solo ai lavoratori e alle lavoratrici che ne usufruiscono ma anche alle aziende che lo attuano.

Cosa possono fare le Consigliere di Parità?

Come Consigliere di Parità siamo impegnate a promuovere buone prassi di misure di welfare aziendale, modalità organizzative che rispondono a esigenze di conciliazione lavoro/vita privata delle lavoratrici e dei lavoratori, anche attraverso la promozione della Carta delle Pari Opportunità e dell’Uguaglianza sul Lavoro e a supportare le aziende pubbliche e private studiando le misure più adatte e gli strumenti per favorire la conciliazione lavoro/famiglia. Tante esperienze dimostrano che l’ascolto dei lavoratori nei loro bisogni aumenta la loro produttività e rappresenta un vantaggio anche per l’azienda.

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Qualche esempio?

Qualche anno fa con un’azienda messinese abbiamo sperimentato con successo la figura del “maggiordomo aziendale”, una sorta di assistente personale che si fa carico delle piccole incombenze dei dipendenti.

Per tanti infatti, è difficile sbrigare le più semplici commissioni come pagare una bolletta, portare gli abiti in lavanderia perché il tempo non basta mai. Quando si esce dall’ufficio è tardi magari anche per fare la spesa.

E’ importante per un’azienda essere attenta al benessere dei propri dipendenti diventando family frendly (amica della famiglia) quindi socialmente responsabile, puntando alla serenità dei dipendenti che si sentono ascoltati nelle proprie esigenze. E se un dipendente diventa più produttivo lo diventa anche l’azienda. Ovviamente non è necessario assumere una persona per svolgere questo servizio, può essere anche una persona già presente in azienda che magari dedica due mezza giornate a queste attività per raccogliere le richieste e un giorno per eseguirle.

Ma anche aprire un asilo nido aziendale sarebbe una grande soluzione per molte donne lavoratrici e si dovrebbero fare attività di sensibilizzazione su questo tema.

Per concludere il tema della conciliazione lavoro/famiglia deve diventare un tema di interesse pubblico perché chiama in causa oltre le singole persone, le aziende e le istituzioni territoriali competenti, vuol dire più servizi, più tempo, più qualità della vita.

Per informazioni, rivolgersi all’Ufficio della Consigliera di Parità della Città Metropolitana di Messina, Via Dogali 1/D, 3°piano del Centro per l’impiego. 

Si riceve solo per appuntamento contattando:

Segreteria Ufficio della Consigliera di Parità, Dott.ssa Tania Cannameli, tel. 090/2984781,

mail: gaetana.cannameli@regione.sicilia.it;

Consigliera di Parità: Dott.ssa Mariella Crisafulli, mail: m.crisafulli@regione.sicilia.it – mobile 3666439840

 

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