DA TRE GENERAZIONI I CAPPERI SONO LA NOSTRA VITA

Raccolgo capperi da oltre 50 anni, da quando avevo circa 13 anni. Mio padre era agricoltore e prima di lui mio nonno: sono tre generazioni. Oggi io e i miei fratelli portiamo ancora avanti la tradizione di famiglia“. Inizia così il racconto che ci dona oggi Rita Costa, rappresentante di una delle famiglie produttrici dei capperi di Salina. Un racconto di sacrificio, ma anche di grande passione, che spinge ancora oggi queste persone a portare avanti la tradizione.

Nella foto Rita Costa

Rita Costa ha imparato a piantare e lavorare i capperi fin da bambina, dal suo papà: una tecnica che è rimasta pressoché la stessa fino a oggi. Un lavoro faticoso, ma anche di grande soddisfazione.

La fioritura ha il suo culmine nei mesi più caldi dell’anno. “Andiamo a raccogliere i capperi di mattina dalle 5,30 fino alle 9,30 massimo 10, per evitare le ore troppo calde. Nel pomeriggio si inizia dalle 17, fino a quando c’è luce”.

La raccolta avviene, infatti tra maggio e agosto, quando la pianta del cappero produce le piccole gemme, che non vanno lasciate troppo sulla pianta e che quindi vengono raccolte spessissimo. I capperi, infatti più sono piccoli e più sono ricercati, anche se negli ultimi anni, secondo quanto conferma  Rita, si stanno rivalutando anche i frutti più grossi.

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Dove coltivate i vostri capperi?

“La nostra produzione si trova a Santa Maria di Salina – ha raccontato la signora Costa. Inizialmente non c’era la cultura del cappero di oggi,  la nostra famiglia li produceva per autosostentamento o per darli agli amici. La vendita è partita da mio padre negli anni ’70 quando il cappero è iniziato a diventare importante”.

Come si produce questo prodotto?

“Il cappero è una gemma, segue il suo ciclo naturale, fiorisce e diventa cucuncio, per cui per impedire questo in genere lo lasciamo sulla pianta massimo 4-5 giorni in base alla temperatura. Noi produciamo soprattutto capperi misti a capperoni. Anche il cucuncio di recente si commercializza, noi ne produciamo molto poco, meno di 10 kg.

Il cappero inizia a fiorire i primi di maggio. Si passa da pochissimi chili a settimana; a giugno c’è la raccolta più grossa, poi inizia a scendere e a fine luglio finisce. Sono 4 raccolte al mese in media”.

Cosa rappresenta il cappero per gli eoliani e per gli abitanti di Salina?

“Il cappero per chi come noi ha vissuto l’agricoltura è storia delle isole Eolie e in particolare di Salina, è una tradizione, è un simbolo. I capperi più buoni sono quelli di Salina, è diverso dagli altri. Questo forse dipende dal  terreno, dall’esposizione al sole dell’isola. Per la nostra famiglia è un orgoglio. Questa non è un’ attività facile, non è semplice creare un cappereto,  è difficile fare attecchire la pianta, ma noi ormai sappiamo come fare.Dopo la raccolta il prodotto viene trattato, facendolo riposare su teli all’ombra e viene, infine, salato.”

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Il papà di Rita Costa a lavoro

La chiaccherata con Rita Costa finisce qui.  Lei è sempre molto impegnata con il suo lavoro, a ripagarla però è ogni giorno una natura rigogliosa. Il verde dell’isola di Salina, si mischia alle colture dei capperi di cui è ricca l’isola. Tra piante e odore di fiori non è raro sentire qui e là il profumo forte e inconfondibile dei capperi. Nell’isola li puoi trovare ovunque ed in ogni versione, “sfusi” a peso, in busta o nelle bocce di vetro.  Non c’è turista che non li porti con sè.

Il cappero è il souvenir di Salina.

 

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