SUPER LEGA: È SCESA IN CAMPO LA PEGGIORE COMUNICAZIONE PSICOSOCIALE DI TUTTI I TEMPI

Negli ultimi giorni abbiamo assistito, attraverso una sorta di golpe calcistico, alla lezione magistrale di comunicazione psicosociale in cui si è concretizzato tutto ciò che è errato fare.

Raccontiamo gli eventi in ordine temporale. Meno di tre giorni fa, con un comunicato emanato a tarda notte – a poche ore dalla presentazione della prossima Champions League – un referente calcistico internazionale rende noto al mondo che i 12 maggiori club europei si sono accordati per dare vita ad una nuova lega.

Andrea Agnelli (Juventus), Florentino Perez (Real Madrid), con il sostengo della banca finanziaria JP Morgan, e le proprietà di altre squadre (Manchester United, Liverpool, Manchester City, Arsenal, Chelsea, Tottenham, Barcellona, Atletico Madrid, Inter, Milan), impongono una competizione privata a numero chiuso, indiscussa con ogni altro, alternativa alle tradizionali Coppe Europee. Affermano che tale decisione è perentoria, inderogabile a prescindere dalle volontà di tutti gli altri club calcistici, delle federazioni sportive e dei tesserati.

Questo potente e ricco circolo ristretto di squadre potrà integrare altri club, a sua esclusiva insindacabile discrezione, sino ad un massimo di 20 squadre. Inoltre, a prescindere dai risultati sportivi, i team fondatori disputeranno sempre la competizione, senza necessità di qualificazioni e senza retrocessioni.

In verità la Superlega è durata lo spazio di 48 ore, con gravissime conseguenze economiche, un incommensurabile danno di immagine, una perdita del 13% in borsa, ottenendo un singolare record: creare una incredibile coesione avversa tra soggetti solitamente conflittuali e non aggregati. Hanno suscitato un dissenso unanime proveniente dai tifosi di ogni fede calcistica, dalle istituzioni sportive nazionali ed internazionali, dai principali network che si occupano di calcio, dai politici, dai tesserati allenatori e giocatori, persino appartenenti alle stesse squadre aderenti al progetto, dai giornalisti, dagli atleti di altre discipline e dalle ex stelle del calcio internazionale, simbolo dei club coinvolti in questa vergognosa vicenda.

Si sono dimenticati che il calcio è un fatto di passione, di tradizione, di condivisione, di competizione sportiva, ed è determinato dall’esistenza partecipata della tifoseria. È opportuno riportare il pensiero di importanti giocatori simbolo, per evidenziare quanta rabbia abbiano generato tra gli sportivi.

Gary A. Neville, difensore leggendario del Manchester United: Sono disgustato, in particolare dal mio United e dal Liverpool. Punite quei club, toglietegli punti in campionato, multateli, toglietegli i titoli vinti. Date la Premiere al Fulham o al Burnley, fate retrocedere lo United che ha tradito i suoi tifosi.

Robin Goesens, nazionale tedesco, titolare dell’Atalanta: In tutto il mondo le persone stanno morendo e questi 12 si creano una superlega e si infilano 150 milioni di euro nel sedere. I tifosi faranno proteste ed io mi unirò a loro. Il fatto che una piccola squadra, sfavorita, possa prevalere è la base del calcio.

Claudio Ranieri, allenatore della Sampdoria, già vincitore della Premiere: Il bello del calcio è proprio questo, il più piccolo può ambire, può competere, con i grandi giganti del calcio mondiale. Questo è lo spirito dello sport, l’essenza. Quello che stanno cercando di fare, è proprio una cosa sbagliata. Proprio per coprire tutti i debiti che hanno? Non è giusto, non è calcio.

Jordan Henderson, capitano del Liverpool, a nome dell’intera squadra: A noi non piace la Superlega, non la vogliamo. Questa è la posizione dei giocatori del Liverpool (Club fondatore della Superlega).

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Cosa hanno sbagliato Andrea Agnelli & Co?

Praticamente tutto: strategie, modalità, relazioni, comunicazione, tempi.

ORARI – Un comunicato di questa portata ed importanza non va diramato di notte, senza alcun lavoro di preparazione, un sito spoglio, manifesta un senso di nascosto, subdolo, proibito, negativo, sconvolgente, scarso. Manifesta paura, voler evitare il confronto, sfuggire le reazioni che – comunque – accompagnano in fatto di tale portata. Andava comunicato a metà mattinata.

TEMPI – Pessima scelta nei tempi per questa iniziativa, che viene comunicata poche ore prima che venga ufficializzata la Champions League, e pochi giorni dopo che sono stati stipulati i contratti per i diritti televisivi. Sa di beffa, ha connotazioni violente, volutamene fastidiose, a fronte di una urgenza inesistente.

CONFUSIONE – Non è nota la data di inizio di questa presupposta lega. Forse Luglio. Forse Agosto. Probabilmente Settembre. Parteciperanno 12 club, che diventeranno 15 integrando squadre tedesche – che tuttavia non ne sanno nulla e non intendono partecipare – e saranno aumentate a 20 con altri 5 squadre invitate “per simpatia economica”.

IMPRESA E PASSIONE – Il calcio non è un videogioco. È uno sport che implica fisicità, tecnica, collaborazione, rapporti interpersonali, gruppo, squadra, intese, ampia partecipazione, cultura, tradizione, identità, emozione, etc. Pensare esclusivamente all’aspetto commerciale in antitesi ed in contrapposizione agli elementi appena esposti significa non avere compreso quale sia il fondamento della disciplina. Il risultato calcistico non è correlato alla vittoria di un titolo, ma alla partecipazione sociale. Esistono club perdenti, in serie inferiori, con una grande partecipazione sociale.

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PIAZZETTA ED HIGORÀ – Gli interlocutori coinvolti in questa vicenda si sono comportati in maniera dilettantistica, come se stessero parlando in maniera confusionaria nella piazzetta sotto casa. Invece, si muovono nelle più ampie piazze virtuali, delle agorà divenute higorà globali, in cui si è esposti a discussioni su tutti i social network e si pagano le conseguenze sui mercati azionari.

FUORI LUOGO – In questa vicenda la comunicazione – e persino l’uso dei singoli vocaboli – è stata infausta. Impossibile elencare tutto. Ci limiteremo a questa frase di A. Agnelli: Superlega? Fra i nostri club c’è un patto di sangue, andiamo avanti. Il progetto ha il cento per cento di possibilità di successo. Poche ore dopo affermerà che “non possiamo andare avanti”. Il danno di credibilità è di immagine è immenso. Talvolta, anche un uso precauzionale e moderato delle parole, la scelta di termini ed espressioni più contenute, può essere auspicabile.

RELAZIONE COMPARTECIPATA – Quando si pongono in essere dei cambiamenti così radicali in riti consolidati e fortemente identitari, bisognerebbe avere l’arguzia di generare dei processi partecipativi ampi, generare dialogo, confronto, relazione. Sono utili dei tempi sufficientemente lunghi per far maturare comprensione ed accettazione di “idee altre”. Il dibattito non è opzionale, è necessario. Le modalità impositive, padronali, generano resistenza e solida contrapposizione.

COMUNICAZIONE INTERNA – Un ulteriore gravissimo errore è non aver coinvolto – e nemmeno avvertito – i propri stessi tesserati, i calciatori, gli allenatori e gli altri. Li hanno lasciati all’oscuro di tutto e, ovviamente, se li sono ritrovati contro. È mancato sia un confronto che una comunicazione interna. Ciò ha comportato, nel migliore dei casi, il silenzio dei propri atleti, oppure dichiarazioni aggressive e piene di rabbia.

CONFRONTO POLITICO – Nelle questioni comunitarie, proprio perché coinvolgono intere comunità, pensare di gestire fatti in maniera privatistica è disfunzionale. È mancato il rapporto istituzionale, tanto con gli organi sportivi, quanto con le autorità politiche. Il calcio non è un videogioco e non è esclusivamente un fatto economico.

Fabio Massimiliano Germanà

 

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