LA MONACA E IL PITTORE: I MANCATI AFFRESCHI DI VITO D’ANNA A MESSINA

Nel 1733 la giovane Laura Di Giovanni con l’eredità ricevuta dai genitori, i Duchi di Saponara Vincenzo Di Giovanni e Flavia Pagano, decise di costruire una chiesa con monastero dedicato a Santa Teresa d’Avila e ritirarvi a vita religiosa. Per questa scelta redasse un testamento dove si dichiarava morta per il mondo delegando totalmente alla priora del monastero le sue volontà. Il nuovo complesso religioso risultò sfarzoso occupando parte dell’area oggi occupata dall’oratorio Domenico Savio. La chiesa fu consacrata solo nel 1756 a causa del fermo forzato avvenuto tra il 1743 e il 1745 per la tremenda epidemia di peste che colpì la città.

Per una nuova chiesa di pensò di farla affrescare da un grande artista.

Nonostante l’apertura ufficiale, la struttura religiosa non era del tutto completata e mancavano gli affreschi che suor Laura aveva deciso di far realizzare. A partire dal 1761 si iniziò a pensare al maggiore pittore del tempo il celebre palermitano Vito D’Anna. L’interessante carteggio che ricostruisce la vicenda fu pubblicato per intero nel 1919 da Gaetano La Corte Cailler. Suor Laura aveva deciso per il noto pittore perché a Messina con la peste del 1743 erano morti tutti i maggiori artisti che la città poteva vantare.

Nel 1762 Vito D’Anna era venuto a Messina per stilare il contratto con la Priora del monastero Suor Teresa, su delega testamentaria di Suor Laura, in cui il pittore si impegnava a realizzare tutti gli affreschi per 300 onze, oltre ad una abitazione ammobiliata per il suo soggiorno messinese. Firmato l’accordo Vito D’Anna ripartì per Palermo ma dietro mille scuse non ritornerà più a Messina.

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Lo stemma del padre di suor Laura oggi al museo regionale

Un ricco carteggio ritrovato da La Corte Cailler ricostruisce la vicenda.

Da un lato si sollecitava l’inizio dei lavori e dall’altra si davano varie scuse per la ritardata apertura del cantiere, come il mancato completamento dei bozzetti o che ci volevano mesi freschi per lavorare. Quello che era ormai chiaro e che il d’Anna prendeva tempo perché impegnato a Palermo in altri lavori, come gli affreschi in San Matteo, nella cupola di Santa Caterina o la cupola del SS. Salvatore.

Passavano i mesi e a questo punto Suor Laura Di Giovanni risuscitò dalla vita monastica e chiese aiuto a suo cognato Domenico Alliata principe di Villafranca che sollecitò personalmente il D’Anna, ma senza risultati. Stanca Suor Laura scriverà una lettera al pittore e l’artista risponderà cordialmente in cui spiegava che anch’esso era impaziente di iniziare i lavori ma non poteva rovinarsi la salute in un periodo così caldo, oltre a non poter affrontare un viaggio così lungo, rassicurava quindi la religiosa di stare tranquilla.

Ma Suor Laura non venne affatto soddisfatta da questa lettera e ne scrisse un’altra insistendo affinché l’artista iniziasse subito i lavori, ma rispondeva nuovamente D’Anna prendendo altro tempo e facendo incaricare di predisporre dei vasi per stemperare i colori e carta reale per realizzare gli spolveri.

Dopo gravi ritardi si pensava che il D’Anna avrebbe iniziato a breve i lavori.

Solo con questa lettera Suor Laura poté tranquillizzarsi, tutto sembrava ormai superato, e D’Anna scriverà nuovamente annunciando la partenza di un suo collaboratore con i materiali e dopo qualche giorno anche lui. L’allievo arrivò regolarmente a Messina ma, quando da un momento all’altro si attendeva del suo arrivo, giungeva ennesima lettera in cui Vito D’Anna spiegava come, per terrore dei briganti, fosse partito per mare ma appena messo il piede sull’imbarcazione cominciò a sentirsi male e volle scendere ad appena dodici miglia da Palermo. Il pittore si dispiaceva ma precisava che era impossibilitato a questo punto di raggiungere Messina sia da terra che da mare e suggeriva a Suor Laura di contattare altro pittore.

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Dopo quest’ultima lettera la religiosa decise di chiamare in giudizio il pittore coinvolgendo lo stesso Viceré Giovanni Fogliani Sforza d’Aragona. Quest’ultimo rispose assicurando che il D’Anna non era in buona salute e che un viaggio per Messina gli avrebbe procurato anche la morte. La religiosa chiedeva un risarcimento e il pagamento delle spese per i ponteggi già allestiti. La situazione minacciava di andare per le lunghe e quindi Suor Laura decideva di redigere un memoriale da inviare al Viceré per redimere la disputa ed avere finalmente giustizia. Il Viceré posto tra due fuochi non riuscì a risolvere la vertenza e allora trasmise tutto al Tribunale della Regia Gran Corte di Messina.

La chiesa di Santa Teresa dopo il terremoto

Alla fine Suor Laura si rassegna ed affida ad altro pittore gli affreschi.

Vista la situazione, Suor Laura si rassegnò di avere giustizia e decise di trovare altro bravo pittore per completare finalmente la chiesa da lei fondata. Alla fine gli affreschi verranno realizzati da Michele Vecchio, originario di Acireale e verranno molto apprezzati dalla stessa Suor Laura. Purtroppo questi dipinti andarono distrutti nel sisma del 1783 e furono rifatti dal palermitano Giuseppe Crestadoro, paradossalmente allievo di Vito d’Anna. Il tutto verrà cancellato definitivamente dal sisma del 1908 e dalla successiva ricostruzione.

Marco Grassi.

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