RISSE TRA GIOVANI: QUANDO UN COMPORTAMENTO TRASGRESSIVO DIVENTA DEVIANTE

La pandemia e il lockdown hanno accentuato ancor di più le risse tra giovani, un fenomeno di devianza sociale in cui sono coinvolti gli adolescenti “da sempre”. La pandemia ha però cambiato il luogo in cui si danno appuntamento. Capita infatti sempre più spesso che i giovani che partecipano alle risse escano dai loro quartieri per scontrarsi in centro forse per essere notati, per attirare l’attenzione mediatica oggi catturata quasi esclusivamente dalla pandemia.

Il fenomeno nell’ultimo anno è cresciuto sempre più, diffondendosi anche nelle province, da nord a sud. E riguarda soprattutto i giovani delle fasce più fragili della popolazione, in cui c’è un maggiore disagio economico e sociale, ma non solo. I ragazzini si danno appuntamento attraverso i social. Non serve un vero motivo scatenante. Molti non partecipano ma stanno a guardare. E poi i video vengono pubblicati sui social.

Aumento dei casi di risse tra giovani: cause.

Come abbiamo già detto, quello delle risse tra giovani non è un fenomeno nuovo, ma certamente il rimanere tante ore chiusi in casa davanti ad uno schermo, immersi in una realtà virtuale anche nelle ore normalmente dedicate alla reale vita di relazione, qual è quella rappresentata dalla scuola, dalla palestra e dalle altre attività ludiche attualmente interdette dalla pandemia, ha accentuato ancora di più questo fenomeno. C’è maggiore frustrazione e maggiore rabbia perché i ragazzi non vedono una via di uscita da questo periodo di restrizioni. I nostri ragazzi sono stanchi ed esasperati da questa situazione che si protrae da oltre un anno. E sappiamo quanto conti un anno per i bambini e per gli adolescenti.

I comportamenti aggressivi si possono manifestare per noia, moda, rabbia. L’adolescente si sa, ama trasgredire e in questo periodo in cui ci sono nuove regole da seguire (evitare gli assembramenti, evitare i contatti stretti, usare la mascherina, non uscire), la rabbia e la frustrazione aumentano e con essi anche la voglia di ribellarsi e trasgredire.

In più i ragazzi sono sovraesposti a serie tv, video e giochi sempre più violenti. Inoltre lo stare chiusi in casa accelera certe dinamiche anche perché c’è meno coesione. I gruppi contrapposti di ragazzini ci sono sempre stati, quello che è cambiato è la modalità con cui si mettono in contatto e si organizzano. I social indubbiamente accelerano il tutto e accentuano l’emulazione, che è insita nell’essere umano.

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Quando trasgressività e aggressività diventano antisociali?

Gli adolescenti sono naturalmente trasgressivi e l’equazione tra adolescenza e trasgressività è da sempre riconosciuta. Può pertanto essere particolarmente difficile distinguere le situazioni in cui la trasgressività e l’aggressività sono al servizio della crescita e dell’acquisizione di un’identità sociale e quelle in cui all’opposto sono l’espressione di una tendenza antisociale o l’inizio di una vera e propria carriera delinquenziale.

I comportamenti trasgressivi e antisociali degli adolescenti sono una grande fonte di preoccupazione per gli adulti che se ne occupano e che ne hanno la responsabilità. La risposta del mondo adulto a questi comportamenti è spesso allarmata, condizionata da pregiudizi, tentata da reazioni repressive che sono inefficaci e il più delle volte controproducenti.

L’opacità delle motivazioni, la percezione di una mancanza di alternative decisionali, l’agire d’impulso, l’effetto di contagio deresponsabilizzante del gruppo, la scarsa empatia, la minimizzazione del significato trasgressivo o aggressivo del comportamento, sono tutti tratti che spesso si ritrovano nei ragazzi che commettono reati e nella valutazione iniziale può essere difficile dire quanto rappresentino tratti di personalità stabili. Ragazzi cioè che diventeranno dei veri e propri delinquenti o quanto siano piuttosto da attribuire ad una dinamica evolutiva.

Anche il contesto sociale è determinante nell’emergere della trasgressività. Contribuisce, attraverso la definizione di valori sociali condivisi, a stabilire ciò che è permesso o proibito, ponendo di fatto i limiti il cui superamento costituisce appunto una trasgressione, il cui valore può variare molto in base alla cultura o alla subcultura di riferimento.

La commissione di un reato è un gesto a forte rilevanza simbolica a cui va riservata una corretta lettura per poter comprendere le ragioni del disagio dell’adolescente ed evitare così che si trasformi in un punto di non ritorno verso la delinquenza minorile.

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La violenza è comunque grave e va sempre presa in considerazione seriamente.

Una prospettiva psicologica è fondamentale per interpretare ciò che il comportamento antisociale vuole comunicare. Capire questo senso è, infatti, la premessa indispensabile per una risposta efficace da parte del mondo adulto. Una risposta che deve superare la dicotomia tra la “cura” di un disturbo e la “punizione” di un gesto deviante. Che deve porsi piuttosto al servizio di un percorso di crescita che altrimenti rischia di vedere nel gesto trasgressivo un muro invalicabile. Spesso un comportamento deviante è la manifestazione di un aspetto dell’adolescente che non riesce ad esprimersi in altro modo.

L’eccessivo utilizzo dei dispositivi fatto in maniera segreta può essere un campanello di allarme. Poi la chiusura in se stessi e anche i comportamenti aggressivi in casa sono i primi allarmi.

Non è facile dire cosa si dovrebbe fare di fronte ad un comportamento aggressivo dei ragazzi. Certamente è compito degli adulti vigilare sull’uso corretto dei social e di tutto ciò che rappresenta il loro mondo virtuale. È fondamentale parlare con i propri figli, trasmettergli i giusti valori, aiutarli a distinguere tra il bene e il male, a discriminare tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. I primi ad avere la responsabilità dei comportamenti dei ragazzi sono la famiglia e la scuola, istituzioni che oggi più che mai sono in crisi ed hanno perso la giusta autorevolezza. I ragazzi hanno bisogno di strutturare la propria identità che passa attraverso l’identificazione con il genitore e con le figure istituzionali di riferimento dello stesso sesso. Per questo è importante fornire un buon modello identificatorio e per questo è fondamentale l’ambiente in cui l’adolescente cresce.

“Da una parte c’era il mondo brillante della caccia, della tattica, dei giochi feroci e pieni di destrezza; dall’altra il mondo del senso comune, con le sue aspirazioni e con le sue delusioni.”

“Il Signore delle mosche” di William Golding.

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