SPERAVO DE MORÌ PRIMA: LA SERIE DI SKY SU TOTTI VISTA DA ME

C’ero anch’io quel giorno, il 28 maggio 2017, il giorno dell’addio al calcio di Francesco Totti sul campo dello Stadio Olimpico della sua Roma.

E l’unica cosa che riuscivo a pensare era che il tempo è un gran bastardo e continuavo a chiedermi cosa sarebbe stata da quel giorno in poi la Roma senza di lui. E infatti, per me, non è stata più la stessa. Pur restando, ci mancherebbe, la squadra del mio cuore con i suoi colori potenti che sono poi quelli della mia città, qualcosa si era scollato, qualcosa aveva intaccato quell’amore tra me e lei, e quel qualcosa si chiamava e si chiama tuttora Francesco Totti.

Intendiamoci: il mio non è mai stato un tifo tecnico, non sono mai stata un’esperta di tattiche e moduli di gioco, ho sempre avuto, e lo ammetto, un problema serio con il fuorigioco, ma il dribbling, quello sì, mi piaceva, sapeva di sfida e di forza, e se i passaggi di palla si coloravano per me di generosità e di spirito di squadra, i tiri in porta incarnavano l’esultanza della vittoria, e anche quando il pallone non entrava, era comunque un averci provato e creduto. Con Totti, comunque, la palla entrava sempre. O quasi.

Il mio tifo per la Roma era dunque di pancia e di cuore. E al suo Capitano, che era anche il mio, perdonavo tutto, dopo una sonora e liberatoria sfuriata, si intende. Ma poi cosa c’era in fondo da perdonargli? Giusto il fatto di non saper battere il tempo. In verità Totti il tempo l’aveva ingannato più volte, ma alla fine, a meno che non sei un supereroe, uno di quelli che non invecchiano, vince lui e ti devi fermare. E Totti, pur avendolo creduto tale per anni, non era un supereroe.

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Così quel 28 maggio 2017, al termine di una partita contro il Genoa finita 3 a 2, giocata per l’ultima parte dal Capitano, si chiude una carriera in campo fatta di 307 gol in 786 partite, e tutte con una sola maglia, per ben 27 anni, quella giallorossa.Maledetto tempo – dice Totti in mezzo al campo con i lucciconi agli occhi – purtroppo questo momento che speravo non arrivasse mai è arrivato e spegnere la luce non è facile, ora ho paura e questa volta sono io che ho bisogno di voi e del vostro calore”. “Totti è la Roma” si legge in curva Sud. “Si dica che ho vissuto al tempo di Totti” recita uno striscione. Poi, quasi alla fine della cerimonia, durante il giro di campo del Capitano, sugli spalti della tribuna Tevere ne compare un altro: “Speravo de morì prima”, pensato e realizzato da un giovane tifoso che quel giorno lì non avrebbe mai voluto viverlo.

Un colpo di genio quello di intitolare così la serie dedicata a Francesco Totti da domani su Sky Atlantic e in streaming su Now, sei episodi diretti da Luca Ribuoli e tratti dal libro “Un capitano” di Francesco Totti e Paolo Condò (Rizzoli) a raccontare del calciatore e dell’uomo in lotta contro il tempo e contro il suo allenatore, Luciano Spalletti, che non gli rese certo facile né felice l’ultima parte della sua carriera. Ho visto i primi tre episodi in anteprima e ne ho adorato il punto di vista, quello di chi ha amato Totti e lo ama ancora, a prescindere anche dal tifo. Ad interpretare Francesco Totti, in perfetto equilibrio tra il seguirlo senza imitarlo, è un bravissimo Pietro Castellitto: “la sfida era quella di riuscire a creare una maschera che lo ricordasse e lo evocasse ma che al tempo stesso lo stupisse – ha rivelato l’attore romano e romanista in conferenza stampa – Io lo conoscevo dalla tribuna, la serie è invece incentrata nella parte più intima di Totti e mai così tanto ho percepito, giorno dopo giorno, di migliorare come attore”. Al suo fianco Greta Scarano che è Ilary Blasi, Monica Guerritore che è sua madre Fiorella e Giorgio Colangeli che è suo padre Enzo, morto il 12 ottobre scorso per il Covid; mentre Gian Marco Tognazzi interpreta Luciano Spalletti.

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“Speravo de morì prima” mantiene bene l’equilibrio: non è un docufilm per appassionati di calcio, anche se ripercorre realisticamente quanto davvero accaduto sul campo e fuori, ma una vera e propria storia dell’ultimo anno e mezzo di carriera di un grande calciatore, forse il più grande di tutti, che non dimentica l’amore della gente che lo ha sempre accompagnato. Dentro un po’ di immancabile malinconia, ma anche tanta ironia. Si apre infatti con una donna che aspetta fuori dal carcere un ragazzo che sta per uscire ma che non lo farà: ha saputo che tra dieci giorni Francesco Totti farà visita ai detenuti e ha chiesto di restare ad aspettarlo. Ecco. Questa è la gente che ha amato Francesco Totti. E che l’amerà sempre. Me compresa.

Patrizia Simonetti

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