L’ANTONELLO OMAGGIA LA CALABRIA

Un omaggio ai sapori della Calabria, con il peperoncino che diventa filo conduttore per raccontare una storia di tradizione, in chiave innovativa. È questa l’esercitazione che qualche giorno fa ha fatto la classe 3C enogastronomia dell’Istituto Antonello.

Un menù completo, ideato dalla professoressa Giusy Macrillò, che ha raccontato a Me Style lo studio che c’è sotto questo mix di sapori.

«Oggi abbiamo preparato un menù di cucina calabrese – ha spiegato la professoressa – con piatti semplici, poveri e non costosi. Il re, prodotto principale della cucina calabrese, è il peperoncino, inserito in quasi tutte le ricette ma sempre in modo bilanciato».

Un ingrediente importante, che se inserito in modo bilanciato in tutti i piatti, insieme agli altri ingredienti conferisce al menù le giuste proprietà organolettiche e nutrizionali.

«Andiamo a proporre una cucina sana – ha continuato Giusy Macrillò. Per noi il km 0 è fondamentale perché il prodotto arriva direttamente in tavola dal produttore. I principi nutritivi sono presenti soprattutto nelle verdure, nella carne, nella ‘nduja stessa o nell’olio d’oliva».

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IL MENÙ OMAGGIO ALLA CALABRIA.

I piatti presentati dalla classe 3C enogastronomia dell’Antonello sanno di casa, di tradizione, ma allo stesso tempo dono frutto di una ricerca approfondita.

Il menù  è composto da:

  • crostini di pane con ‘nduja e broccoli;
  • crema ai funghi porcini;
  • cipolla di Tropea in agrodolce ;
  • maccheroni al ferretto, con ‘nduja e ricotta;
  • polpette di stoccafisso in agrodolce;
  • pasta di mandorle.

Come anticipato il fil rouge di tutto è il peperoncino, fenomeno di costume in Calabria, insieme alla ‘nduja, usata sia come spalmabile, che come sugo e le verdure.

La professoressa Macrillò, ha svelato anche qualche segreto per la preparazione di alcuni tra questi piatti.

«Gli ingredienti forti dello stoccafisso in agrodolce sono i pinoli, l’uva passa e il peperoncino. Lo stoccafisso viene prima rosolato e poi vengono realizzate le polpette con la “panura” profumata, condita anche con il peperoncino, che poi verrà inserito anche nella cottura finale al salto.

Nella pasta, invece, gli ingredienti sono quelli della cucina povera: acqua, farina, sale, uovo. La pasta al ferretto è cosiddetta perché per fare in casa questa pasta si usava il ferretto per ricamare. Questa caratteristica dà un senso di artigianale, di casa.

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Il sugo è preparato con cipolla e prezzemolo soffritti in olio, si aggiunge la ‘nduja in cottura e poi la ricotta precedentemente insaporita. Non serve il peperoncino perché comunque la ‘nduja è già sufficientemente piccante. Un po’ di acqua di cottura, la pasta cotta in acqua salata con sale grosso e olio, viene aggiunta a metà cottura e si salta in padella. La pasta fresca non va cotta senza olio perché potrebbe attaccarsi».

Come affrontano, gli studenti, questo genere di esercitazioni?

«Gli studenti affrontano le giornate in cucina sempre con molto entusiasmo. Sono nuove preparazioni per loro, che permettono di conoscere anche i piatti delle altre regioni, oltre che quelli siculi. Sono sapori forti, non tutti sono abituati al piccante, ma molti di loro riproducono i piatti anche a casa».

 

 

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