“A BRESCIA SIAMO IN ZONA ARANCIONE “RAFFORZATA”, MA C’È CHI LO IGNORA”

Si parla già di terza ondata in molti comuni lombardi, che sono entrati, da ieri, in zona arancione “rafforzata”. Misure necessarie per arginare numerosi focolai della variante inglese di Covid, che fanno tremare le istituzioni, ma a quanto pare non preoccupano così tanto i cittadini.

Sergio Simonetti, 51 anni, di origini messinesi, per lavoro abita a Brescia, una delle provincie che sono appena entrate in zona arancione “rafforzata” e lavorando nel settore della logistica viaggia in tutta la provincia lombarda. Ci racconta quello che succede in questi giorni e dipinge uno scenario che fa paura. Ospedali pieni, scuole chiuse, ma tanta, troppa, gente in giro.

«Onestamente la situazione qui è un po’ preoccupante – racconta Simonetti – perché la variante inglese è molto contagiosa e secondo le notizie dei giornali gli ospedali sono pieni. Hanno deciso di fare solo la zona arancione “rafforzata” e non quella rossa, per non scontentare i ristoranti che lavorano con l’asporto».

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Le istituzioni quindi stanno intervenendo. Ma i cittadini?

«C’è stata un po’ di strafottenza. Sono uscito domenica scorsa e ho notato che c’era tanta gente in giro. I cittadini sono sicuramente stanchi, ma questa situazione non si deve ignorare. Io devo uscire tutti i giorni per lavoro, ma molti stanno in giro anche senza motivo giustificato, come se non ci fosse nulla».

Una situazione che si contrappone alla percezione che ha l’Italia di Brescia, come città chiusa, quasi in lockdown.

«Fino alla scorsa settimana, quando eravamo in zona gialla e si poteva andare al ristorante in pausa pranzo, non c’era nessuno. Oggi la situazione sembra essere quasi ribaltata, complici forse, anche le belle giornate. L’epidemia è scoppiata in questa zona e bisognava essere preparati anche a nuove ondate».

Secondo il report della regione Lombardia, solo ieri in tutta la regione si sono registrati più di 2mila casi, a Brescia 506. Preoccupa anche il numero dei morti, 43 in 24 ore in tutta la regione. Aumentano i ricoveri in ospedale e in terapia intensiva. La situazione è drastica, per questo nonostante la Lombardia sia ancora zona gialla, sono state istituite molte zone arancioni “rafforzate” locali.

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Le scuole, in queste provincie e comuni, sono state chiuse: «Fino a qualche giorno fa erano aperte – racconta Simonetti – ma molti genitori non portavano i figli, per paura del contagio».

Non ci si sposta solo all’interno delle città.

«Ho compiuto 51 anni lontano da mia madre che è in Sicilia – ha spiegato in conclusione Sergio Simonetti. Non torno a casa da un anno, perché ho paura di portare il virus a mia madre che è 80enne. Altre persone, invece, non hanno questo senso di responsabilità, nonostante il divieto di spostamento tra regioni continuano ad andare in giro, a Napoli, Roma, in Calabria. Non hanno fermato nessuno di loro».

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