LO STILISTA CALABRESE ANTON GIULIO GRANDE E IL SUO DIGITAL SHOW DI VENEZIA

LO STILISTA CALABRESE ANTON GIULIO GRANDE E IL SUO DIGITAL SHOW DI VENEZIA

Ancora una volta l’orgoglio calabrese dell’alta moda torna a far parlare di sé. Si tratta di Anton Giulio Grande, lo stilista lametino amato e apprezzato in tutto il mondo per la capacità di esaltare al massimo la sensualità e la femminilità di una donna, attraverso le sue stupende creazioni. Lo stilista delle dive, così è stato chiamato dal momento che veste alcune, tra le più belle donne dello spettacolo come Anna Falchi, Nina Moric, Valeria Marini, Alba Parietti, Belen Rodriguez, ha da qualche giorno presentato la sua nuova collezione nella suggestiva location di Venezia, attraverso, dati i tempi, un Digital Show. I suoi abiti, simbolo della haute-couture sono pensati per una donna sensual-chic, che usa il fascino come strumento di seduzione. Non dimentichiamo comunque, che il successo delle sue collezioni, è legato anche alla qualità dei capi di alta moda realizzati completamente a mano dalle sue preziose sarte calabresi, abili artigiane e custodi di antichi rituali tessili e tecniche di ricamo tradizionali. Infatti dichiara Grande: “Nel mio atelier è bandita la macchina da cucire”. Anton Giulio Grande dunque, col suo stile, frutto di un mix di prorompente femminilità e alta sartorialità, si è confermato ancora una volta una splendida realtà della moda italiana e internazionale.

Anton Giulio a conclusione di un anno un po’ insolito e parecchio difficile, la presentazione della tua nuova collezione a Venezia. Innanzi tutto un bilancio del tuo 2020

Sicuramente è stato tra gli anni meno allegri della mia vita, ma credo della vita di ognuno di noi. Credo che l’incertezza, l’incredulità e soprattutto l’impotenza nel gestire una situazione senza precedenti, abbia generato sentimenti e stati d’animo tra i più disparati. Grazie al 2020, ho scoperto la forza che può derivare dalla solitudine e dall’isolamento che per quanto mi riguarda, spesso è sfociata in creatività. Probabilmente lo stato di solitudine esisteva già prima della pandemia, ma forse non me ne rendevo conto, totalmente soggiogato da rapporti fatui e situazioni pericolosamente illusorie. Alla fine i momenti d’amore, sono i soli che contano e da questo punto di vista mi sento un privilegiato nel provarli ancora.

Il tuo Digital show di Venezia può rappresentare una ripartenza? Perchè hai scelto proprio questa città?

Sono sempre stato affascinato dal mondo dell’arte, del bello ideale, eterno e colto, probabilmente proveniente dal mio percorso umano, familiare e culturale. Credo che Venezia, con la sua storia, sia tra le città più raffinate e affascinanti al mondo, con una tradizione artistica, culturale e soprattutto di costume, unica. Ho scelto Venezia per presentare la mia nuova collezione di alta moda, proprio nel periodo in cui da secoli solitamente si celebravano i fasti del Carnevale, dove regnanti e nobiltà da ogni parte d’Europa accorrevano per folleggiare nei palazzi sontuosi, per diverse settimane. In un clima quest’anno austero e surreale, di una solitudine siderale, ho cercato di restituire un’atmosfera sognante con le mie modelle che si aggiravano per calli, ponti e la magnifica Piazza San Marco.

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Sappiamo che avevi già fatto uno show simile quest’estate a Firenze…cosa è cambiato?

E’ un percorso che sto intraprendendo in questo periodo solo digital, una sorta di progetto per promuovere la cultura straordinaria del nostro Paese, attraverso palcoscenici di eterna bellezza storica ed artistica che fanno da sfondo alle mie creazioni che da sempre prendono spunto da queste città in cui pullula l’arte… alta moda e arte che si fondono, ma non si confondono, ma che l’una timidamente vuole supportare l’altra, facendola rivivere e proiettando al mondo un fascino senza tempo.

Pizzi, nero e trasparenze: il tuo stile intramontabile fa da padrone anche in questa nuova collezione, quali sono le novità della nuova AGG Couture?

Più che cambiamenti di stile, io li definirei delle evoluzioni, con degli esercizi di stile dove propendo e ambisco sempre più a virtuosismi e a sperimentazioni sartoriali, cercando di mantenere fede ad uno stile che ormai mi contraddistingue da sempre, fin dai primi anni del mio percorso di studi proprio a Firenze, a Palazzo Vecchio nel Salone del Cinquecento, dove appena ventenne, vidi la mia prima esibizione con il placet di Franco Zeffirelli, con la supervisione di Micol Fontana. Proprio quel pizzo, che da sempre ha caratterizzato il mio stile, con le sue volute capricciose che sensualmente si arrampicano sul corpo della donna in modo sempre più voluttuoso e sensuale, atto a regalare sensazioni di vertigini e atmosfere di seduzioni che solo un capo di alta moda può trasmettere e comunicare. Quel pizzo che ha visto i suoi natali proprio in Italia e precisamente a Venezia, dove la tradizione vuole che fu proprio una giovane ricamatrice veneziana a crearlo, prendendo ispirazione da un’alga regalatela dal suo promesso sposo, proveniente da uno dei suoi viaggi. Una sorta di cultura trasmessa nei secoli, tuttora attuata soprattutto nella vicina isola di Burano, dove esistono ancora abili ricamatrici che seguendo una tradizione, ci regalano ancora l’emozione del pizzo realizzato a mano.

Descrivici il tuo modello di punta

È un sabba, una celebrazione di tutto il mio background culturale unito a competenze di elaborazioni di ricami antichi, con tecniche sartoriali classiche. Nel mio capo di punta, è presente tutto il mio mondo di sempre, oggi più che mai, in un clima così incerto, incito la donna ad acquisti unici, eterni e di qualità, con materiali e lavorazioni intramontabili. Il nero, ormai un must, un classico, adatto per tutte le stagioni e occasioni, ricamato in jais e frange di seta annodate a mano. Un capo di alta moda è destinato ad essere un capo per sempre non solo per la realizzazione e lavorazione, ma soprattutto per l’uso delle materie prime naturali e pregiate.

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Quanto la moda ha risentito della pandemia? Il settore è stato supportato concretamente dalle istituzioni?

Credo che il settore della moda e dell’abbigliamento siano stati tra i più minati e colpiti, ma ho molta fiducia che alla fine, la qualità ripaghi sempre e magari grazie a questa crisi, si possa assistere finalmente alla presa di coscienza della celebrazione di inutilità di cui negli ultimi anni siamo stati abbagliati: talenti e mestieri improvvisati, abiti low cost, fast fashion di dubbia provenienza realizzati con tessuti nocivi ecc. ecc. Spero che all’indomani della fine della pandemia, possiamo assistere alla fine del superfluo e di tante cose e figure così inutili e illusorie create e basate sul nulla di cui veramente, dovremo solo chiederci se davvero ne avessimo mai e realmente avuto bisogno. Mi piacerebbe assistere ad un reset di un superfluo pressapochismo.

Cosa ti aspetti dal futuro e quali saranno i tuoi prossimi progetti?

Sogno sicuramente un mondo migliore, dove a prevalere siano la cultura e la qualità sotto tutti i punti di vista, sogno una società meno sovraesposta inutilmente e soprattutto meno arrogante e volgare, meno dipendente dal mondo social, sogno la riappropriazione di orgoglio Made in Italy, in tutti i settori in cui l’Italia è stata antesignana, sogno una mentalità più tollerante e meno violenta dove da un lato non si debba temere l’esistenza di nessuna idea e dove non si neghino i diritti, a chi la pensa diversamente dalla massa, senza temere giudizi e bullismi ormai desueti e anacronistici e se come sosteneva Alberto Moravia nei “Comizi d’amore” di Pier Paolo Pasolini che la paura è figlia dell’ignoranza…, sono io il primo, attraverso la mia creatività, a voler infondere e comunicare, oggi più che mai, sentimenti e messaggi pregnanti di coraggio e al tempo stesso di saggezza, attingendo dalla nostra storia umana e culturale.

 

Sonia Polimeni

Ph. Massimiliano Girotto