LA REGINA DEL PELORO

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Molti messinesi giornalmente scendendo alla fermata del tram Municipio non alzano lo sguardo al pregevole monumento marmoreo che decora il piazzale. Qualcuno addirittura pensa che la statua raffiguri la regina Elena di Savoia, altri, quelli più informati che conoscono il vero monumento cittadino della montenegrina di piazza Seggiola, la identificano come la suocera: la regina Margherita. Si tratta invece di una allegoria ottocentesca della città di Messina vestita come una matrona romana con sul capo la corona turrita di città, come la si può ammirare anche nel gruppo statuario del teatro Vittorio Emanuele.

La grande statua della Regina del Peloro fu stata fatta realizzare nel 1858 allo scultore messinese Giuseppe Prinzi dall’amministrazione comunale del tempo per ringraziare il sovrano Ferdinando II di Borbone per l’allargamento del privilegio del Portofranco, infatti la maestosa figura femmininile togata reca al petto lo stemma di Messina, mentre con la mano destra tiene il documento reale di concessione appoggiandosi su di un timone con alla base una cornucopia, simbolo di abbondanza e ricchezza.

 

In origine l’opera del Prinzi era collocata in una nicchia dello scalone d’onore dell’antico palazzo comunale che sorgeva proprio sul piazzale, oggi decorato dalla stessa statua. Rimase totalmente illesa dal terremoto del 1908, come lo stesso monumentale palazzo progettato da Giuseppe Minutoli e ricostruito dopo il terremoto del 1783. La scultura rimase però gravemente danneggiata, ridotta in numerosi frammenti, quando si decise di far saltare il palazzo con diverse cariche di dinamite in occasione dell’opera di ricostruzione o distruzione della città. Prima dell’immane scoppio poteva essere recuperata e metterla in salvo ma la statua di Messina grata a Ferdinando II fu dimenticata, forse anche appositavamente, al suo interno. Nelle macerie del palazzo furono recuperati i numerosi frammenti e trasferiti nella spianata dell’allora Museo Nazionale. L’importante monumento fu rintracciato e riassemblato solo nel 1967 dallo scultore Francesco Finocchiaro per poi essere collocato nell’attuale sede del 1973.

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La statua dello scalone.

La statua raffigurante Messina è una delle prime opere di Giuseppe Prinzi che studiò a Roma presso Pietro Tenerani. L’opera stilisticamente risente ancora di una certa inesperienza giovanile, tanto che lo stesso Prinzi, tentò invano di ritirarla e farne una nuova. La carriera del Prinzi avrà il suo culmine a Messina nelle opere funerarie del cardinale Francesco Villadicani e dell’arcivescovo Luigi Natoli al Duomo e di Michele Panebianco al Cimitero, nel monumento a Francesco Maurolico alla villa Mazzini o di Antonello oggi al Museo Regionale, e come quelle di Roma, Acireale o Ragusa. Notevole in particolare la celebre statua di San Benedetto nella piazza principale di Norcia, che recentemente è diventata uno dei simboli del devastante terremoto.

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Il monumento messinese di largo Minutoli dal 1992 era diventato anche il luogo della memoria delle vittime del terremoto del 1908 in attesa di un monumento che finalmente è stato realizzato in memoria anche dei Marinai Russi all’inizio del viale Boccetta. L’iniziativa di deporre una corona d’alloro d’innanzi a questa statua nasce dall’Arciconfraternita dei Catalani che ogni 28 dicembre ricordava le vittime del sisma con una semplice ma significativa cerimonia ai suoi piedi, trasferita ormai nel monumento del Boccetta.

 

In ogni caso la grande statua dell’allegoria di Messina è la stessa allegoria della città odierna: una bella signora dal grande passato, ma con tante fratture lesioni e mutilazioni.

Marco Grassi

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