CHIACCHIERE E PIGNOLATA: LE REGINE DEL CARNEVALE ALL’ITALIANA

Il Carnevale è la festa dell’abbondanza e del “grasso”, sinonimo di colore, vivacità, ironia. E come ogni festa che si rispetti, nel bel paese non può mancare una tradizione culinaria ad essa legata. Il ricettario è ricco di primi e secondi di ogni tipo, ma i re assoluti di questo periodo dell’anno sono sicuramente i dolci.

Per questo è inevitabile proporre un viaggio nelle pietanze dolci più golose del Carnevale in Italia. In particolare ne raccontiamo due, rappresentanti assolute di una tradizione tanto amata da renderle famose in tutto il mondo: le chiacchiere e la pignolata.

La Pignolata: una leggenda nata in riva allo Stretto.

Partiamo dalla più vicina a noi. La Pignolata è un dolce messinese, ma viene servito ormai ovunque in giro per l’Italia, tutto l’anno ma soprattutto durante il Carnevale.

Contiene ingredienti poveri della tradizione contadina: la farina, le uova e lo strutto. Il nome deriva dall’aspetto finale che la caratterizza, ovvero una montagna di piccole pigne. Questo dolce, eredità degli arabi, in un primo momento, non era uguale a come la conosciamo oggi, era a pasta fritta ricoperta di miele.

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La “pignolata glassata messinese”, che si presenta divisa in due parti, una bianca al limone e una nera al cioccolato nasce, invece, intorno al 1516, anno nel quale Carlo V d’Asburgo, nominato re di Spagna, si trovò a regnare su un vastissimo impero comprendente anche la Sicilia. Si ritiene che siano stati i nobili spagnoli ad esprimere la preferenza per una glassa al cioccolato e al limone al posto del tradizionale miele.

La particolarità di questo dolce tutto messinese, è che il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, riconoscendone la particolarità, lo ha inserito nella lista siciliana dei P.A.T., Prodotti Agroalimentari Tradizionali Italiani. Questa denominazione ha permesso un’ulteriore diffusione della pignolata anche fuori dall’Italia.

Le chiacchiere: una storia, mille versioni.

Le chiacchiere sono, invece, il dolce per eccellenza del Carnevale, quello che non possiamo evitare di portare nelle nostre tavole, a conclusione dei ricchi pranzi di martedì e giovedì grasso. Vengono, in genere, fatte a forma di striscioline fritte in abbondante olio, guardine con un’abbondante spolverata di zucchero a velo.

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Frappe, cenci, chiacchiere, bugie, frappole, galani, frittole, crostoli, sono solo alcuni dei tanti nomi che assume questo dolce nelle varie regioni d’Italia.

Secondo gli storici, furono i romani ad inventarle, come dolcetti dei Saturnali (corrispondenti al nostro Carnevale). All’epoca venivano chiamati “frictilia” ed erano a base di uova e farina. Venivano serviti alla folla che si recava in strada per festeggiare i Saturnali, e poiché era semplice da preparare se ne potevano fare grande quantità in breve tempo e ad un costo basso.

La storia, però, ci racconta un’altra versione dell’invenzione di questo gustoso quanto semplice dolce carnevalesco. Ci troviamo a Napoli, in un momento storico decisamente più recente.

La Regina Savoia volle chiacchierare, ma ad un certo punto le venne fame e chiamò il cuoco di corte, Raffaele Esposito, per farsi fare un dolce che potesse allietare lei e i suoi ospiti, egli prese spunto da quella chiacchierata e diede il nome di “chiacchiera” al dolce appena fatto.

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