VITO LO DUCA, IL SOSIA MESSINESE DI RENATO ZERO

VITO LO DUCA, IL SOSIA MESSINESE DI RENATO ZERO

«Non mi piace definirmi imitatore, perché Renato Zero non va copiato, ma interpretato». Vito Lo Duca, alias Nero Zero racconta a Me Style la storia che lo ha portato a diventare il sosia messinese della star della musica italiana.

Quella di Vito Lo Duca è una storia di passione, che inizia fin da bambino a e nel corso degli anni lo ha reso, per una serie di “segni”, come li definisce lui, il personaggio che è oggi. A Me Style ha raccontato di aver girato quasi tutti i palchi messinesi e di essere arrivato al suo traguardo senza sgomitare, mostrando semplicemente sé stesso.

Come è iniziato tutto?

La mia storia inizia prima di me. Sono cresciuto a pane e musica, mio padre pur non lavorando nel campo, aveva questa grande passione e mi faceva ascoltare sempre i dischi che comprava. Di quel periodo ricordo tanto Peppino di Capri, che fu colui che portò in Italia l’uso delle cover.

Crescendo ho proseguito gli studi al liceo classico, però la musica ha sempre fatto parte della mia vita. Negli anni ’70 ebbi l’occasione di coltivare la mia passione, che mi teneva sveglio persino la notte: entrai a lavorare come dj nella discoteca messinese Hi Fi.  In quel periodo la musica in Italia viveva uno dei momenti più fiorenti. In Sicilia c’erano tanti eventi e fermento.

Poco dopo partii per il militare e con massimo dolore ho dovuto lasciare il mio lavoro. Ma questo non mi ha fermato e quando sono tornato sono ripartito da zero, lavorando in alcune radio private.

Con i soldi degli stipendi continuavo a comprare i miei dischi. In particolare sono riuscito a ottenere il privilegio di riuscire a comprare quelli del juke-box, che costavano di meno. In più avevano la doppia faccia ed erano un concentrato di tutti i festival (Sanremo, Festivalbar) e permettevano di avere un repertorio vasto da usare per le serate in discoteca. Ascoltando uno di questi ho scoperto Renato Zero, che con la sua indole ribelle conquistò i giovani.

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Mi sono sposato e nell’80 sono entrato a lavorare in un istituto di credito. Viaggiavo molto in giro per la Sicilia. In macchina avevo le cassette di Renato Zero è ancora oggi le conosco a memoria. Di lui mi colpì la sua potenza vocale.

Come hai capito di somigliargli tanto? Qualcuno te lo ha fatto notare?

La gente mi diceva di questa somiglianza, ma io inizialmente non ci credevo. Nel 2002 arrivò la svolta. Avevo un amico che organizzava eventi a Catania. Ad aprile ci sarebbe stato il concerto di Renato Zero e dissi al mio amico che avrei pagato il biglietto due volte se mi avesse permesso di stare nei primi posti avanti.

Volevo capire, guardandolo da vicino, se fosse reale la nostra somiglianza. Il mio amico, che mi stimava molto, mi propose di stare nel servizio d’ordine. Il caso volle che mi mettessero fuori dal camerino di Renato Zero per impedire a chiunque di entrare. Migliore soddisfazione non potevo avere.

Quel giorno Renato Zero veniva dal concerto che aveva appena fatto a Palermo ed era stanco. Appena arrivò con il suo entourage mi guardò, mi strinse la mano (prima e ultima volta) e poi entrò in camerino. Poco dopo uscì una delle sue agenti e mi chiese: “a voi siete parenti? Vi assomigliate tantissimo. Se n’è accorto anche lui“.

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Da quel momento tutto cambiò.

Mia madre, che lavorava nel campo della sartoria, mi aiutò a cucire dei vestiti di scena che volutamente non erano uguali a quelli di Renato Zero anche se molto simili. Per scelta ho deciso di non fare nemmeno foto con lui, nel rispetto della sua figura.

Ho iniziato a studiare, in maniera approfondite, tutto il suo repertorio, accorgendomi della straordinarietà e della vastità dei temi che tratta nei suoi testi.

In questi anni ho fatto tanti spettacoli e ho partecipato ai festival in giro per la Sicilia. Ricordo con affetto anche il Marefestival Salina.

Non ho mai fatto un CD sulle cover di Renato Zero. Amo che il mio pubblico mi guardi cantare di presenza, perché è lì che esprimo tutta la mia interpretazione di questo personaggio. La grande soddisfazione del mio lavoro è regalare un sorriso a chi vede in me questa somiglianza.

Hai mai ricevuto critiche per questo tuo ruolo?

Non ho mai ricevuto critiche per il mio ruolo. Sono andato avanti sempre a testa alta ma vedo che per molti artisti non è così. C’è molta gelosia per partito preso e gli altri non credono nei progetti che hanno, per mancanza di cultura generale.

Un problema che abbiamo anche qui a Messina. È per questo che ho fatto la scelta di credere nella mia città e nel fatto che tutti possiamo fare qualcosa per cambiarla. Messina merita che qualcuno provi a farla tornare ad essere la città di forte fermento culturale che era all’inizio del 900.