UNA FAVOLA “RITROVATA” PER SOSTENERE LA RICERCA SULLA SLA

Dopo 30 anni “ritrova” la fiaba che gli raccontava il padre da bambino, ne pubblica un libro e decide di donare il ricavato alla Fondazione AriSLA, no profit che si impegna nella ricerca contro la SLA. L’iniziativa è del barcellonese Antonino Cilona.

Tutto ha avuto inizio un giorno di lockdown. Nino voleva trovare un aneddoto che potesse tranquillizzare la sua piccola Alessya durante le lunghe giornate in casa ad Amsterdam. È così che il geologo. originario di Barcellona Pozzo di Gotto, ma da 6 anni nella capitale olandese per lavoro, inizia a raccontarle la favola de ‘Il Principino e l’uccellino blu’, inventata da suo padre più di trent’anni fa.

Dal racconto del padre, scomparso nel 2015 a causa della SLA, Nino ha creato un sogno: aiutare la ricerca contro questa malattia, trasformando la favola in un libro per bambini. Un’iniziativa subito sposata concittadini di Antonino. Ancora prima dell’uscita del libro sono arrivate ben 100 richieste da coloro che hanno conosciuto Pasqualino.

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Il libro racconta la storia di un rapporto ‘speciale’ tra un principino ed un piccolo, ma coraggioso, uccellino blu. Una storia ricca di insegnamenti, in cui si affrontano con dolcezza, valori come la libertà, la giustizia e soprattutto l’amicizia.

‘Il Principino e l’uccellino blu’ sarà interamente a colori, illustrato dalla barcellonese Viviana Genovose. È acquistabile sulla piattaforma Lulu.

«Per me è una grande emozione avere tra le mani questo libro, nato come una scommessa e su cui adesso sto concentrando le mie energie perché possa davvero rappresentare uno strumento per raccogliere fondi per la ricerca – ha affermato Nino Cilona».

«Siamo grati per questa iniziativa e a tutti coloro che vi aderiranno. Questa è una bella testimonianza della volontà di essere al fianco della ricerca – ha sottolineato il Presidente di Fondazione AriSLA, Mario Melazzini. Abbiamo da poco annunciato un nuovo finanziamento che permetterà a sette innovativi progetti di poter essere sviluppati e apportare nuove conoscenze sulla malattia. È fondamentale fare in modo che la ricerca non si fermi, per trovare una terapia efficace e migliorare la vita di queste persone».

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