“LE IMPRESE MESSINESI COME MORTI CHE CAMMINANO”. L’ANALISI DEL PRESIDENTE DI CONFESERCENTI ALBERTO PALELLA

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E’ il dramma nel dramma. Da un lato i numeri dei contagi che continuano a preoccupare al punto da spingere il governatore Musumeci a prospettare un lockdown totale, dall’altro il disastro economico. Ma se il vaccino apre spiragli di speranza sul fronte sanitario, su quello economico è un’emorragia continua, soprattutto a Messina, dove la zona rossa è ancora più rossa. Abbiamo fatto il punto con il presidente di Confesercenti Messina Alberto Palella. E’ di ieri la notizia dell’incontro tra le associazioni datoriali con il prefetto Maria Carmela Librizzi, in cui è stata argomentata la particolare gravità della situazione messinese e da qui la richiesta di farsi portavoce con il Governo nazionale delle istanze degli imprenditori.

In riva allo stretto soprattutto da parte di alcune categorie commerciali si percepisce un profondo senso di ingiustizia, pensiamo in particolare ai negozi per l’igiene della persona, chiusi per ordinanza sindacale e a quelli del settore moda.

“Il senso di ingiustizia è avvertito da tutte le categorie di imprenditori, ma certamente ritengo che lasciare aperti i negozi di igiene personale sia fondamentale anche per defaticare i supermercati. Dal punto di vista degli afflussi di clientela se la gente è costretta a comprare tutto al supermercato credo che sia inevitabile che si creino maggiori probabilità di assembramenti. Con i negozi per l’igiene della persona aperti invece la clientela si smisterebbe. In questo momento però quello che sta innegabilmente soffrendo più è il settore moda, quelle attività che non hanno chiuso definitivamente sono come morti che camminano. Questo infatti è un settore che sesso lavora ad ondate, molti ad esempio fanno acquisti per Natale o aspettano i saldi, ma anche questi sono stati bloccati dalla sopraggiunta zona rossa. Peraltro le attività locali di abbigliamento, del calzaturiero, di pelletteria, anche volendo operare online sarebbero comunque schiacciate dai grandi colossi dell’e-commerce”.  

Nel documento che Confesercenti ha sottoscritto insieme ad altre sigle si fa appello anche ai deputati messinesi sia a livello regionale che nazionale, cosa chiedete?

“I deputati eletti a Messina e provincia devono prendere in carico la situazione drammatica della loro città, devono fare squadra al di là del colore politico e impegnarsi a portare risorse a Messina, anche perché la nostra città non è Milano, Firenze o Roma. Partiamo da un tessuto economico già molto fragile e dunque non solo dobbiamo risolvere il problema nell’immediato con ristori congrui che tengano conto delle specificità della zona ultra rossa in cui ci troviamo, ma anche della ripartenza che sarà molto più complicata che altrove”.

Come sarà la ripartenza per Messina?

“Se per l’Italia in generale si parla di una ripresa entro tre anni per tornare ai livelli pre pandemia, a Messina ce ne vorranno 10. Negli anni sono stati fatti tanti discorsi su come rendere la nostra città migliore, su come vorremmo la Messina da lasciare ai nostri figli, ma questo paradossalmente potrebbe essere il momento migliore per pianificare la ripartenza. I punti cardine su cui puntare sono certamente il turismo, gli eventi, ma anche la riqualificazione di alcune aree per farne insediamenti produttivi industriali, sfruttare le Zes di cui non si sente più parlare. Insomma è fondamentale trovare un modo per rendere Messina appetibile agli investitori, anche attraverso sgravi fiscali. Sarebbe opportuno creare di regia con tutti i portatori di interesse e progettare il futuro con una visione ampia, senza pensare a curare il proprio orticello, ma impegnarsi a costruire un ‘grande orto’ per tutti”.

 

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