IL ROBOT “UMANO” CHE OPERA INSIEME AL CHIRURGO

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L ’U.O.S.D. di Urologia dell’Irccs-Bonino Pulejo di Messina, diretta dal dott. Antonio  Iannello, è divenuto un centro di eccellenza per l’esecuzione di operazioni all’avanguardia attraverso il sofisticato  robot Da Vinci XI.

Lo scorso mese due pazienti affetti da carcinoma di alto grado infiltrante alla vescica, sono stati sottoposti dal dott. Iannello ad un’innovativa operazione di cistectomia radicale robotica, con confezionamento di neovescica ortotopica. Una pratica della quale il medico messinese  e l’Istituto Bonino Pulejo sono “pionieri” in Sicilia e nell’estremo sud Italia.

Antonio Iannello, dopo la laurea alla sapienza di Roma, ha maturato significative esperienze all’istituto europeo di oncologia a Milano con il prof. Veronesi, ha operato in importanti divisioni di urologia a Roma, al Papardo di Messina ed all’estero in Germania, è stato 5 anni a Padova dove si è specializzato con  con il Prof. Pagano originario di Pace del mela, considerato uno dei migliori urologi a livello internazionale.  Oggi è consulente Urologo del Ministero dell’Interno del Dipartimento della Pubblica Sicurezza di Roma e direttore U.O.S.D. Urologia IRCCS Bonino Pulejo Piemonte di Messina. Da diversi anni “opera con il robot”, riuscendo ad assicurare una migliore qualità della vita a chi sceglie questa pratica innovativa.

“Diciamo subito che prima del robot c’è sempre il chirurgo.” Spiega il dott. Iannello. “C’è la sua conoscenza e la sua competenza, il robot non è altro che un mezzo per operare meglio.”

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  • Come si svolgono operazioni così delicate attraverso il robot?

“Ne ho utilizzato diversi in questi anni, a Messina disponiamo dell’ultima versione, l’XY, praticamente la quarta generazione dei robot. La macchina migliora le capacità del chirurgo. E’ costituito da una consolle dove siede il chirurgo, il robot ha 4 braccia, in un monitor l’assistente vede cosa fa il medico. La consolle ha una pedaliera e dei joy stick, con questi comanda le braccia del robot. Ogni movimento viene trasmesso al robot dal chirurgo. La sua telecamera è tridimensionale, vede molto di più dell’occhio nudo, un capello ad esempio sembra quasi  una penna.”

  • Quali sono i vantaggi per i pazienti di essere sottoposti ad un’operazione con il robot?

“Come detto il robot vede meglio dell’occhio dello specialista e dunque, soprattutto in caso di tumori è importantissimo. Poi ci sono altri vantaggi importanti. Il robot non ha il tremore che potrebbero avere le mani del chirurgo, è ancora più preciso, non ha bisogno di fare grandi incisioni e consente di perdere molto meno sangue rispetto ad una normale operazione. In pratica gli interventi sono più sicuri e meno invasivi per la persona.”

  • Quando ha scoperto questa tecnica? Ha fatto studi particolari?

“Questa tecnica l’ho scoperta a Roma, successivamente mi sono specializzato con il mio primario al San Giovanni. Questa tecnica consente di preservare gli organi, soprattutto nei  più giovani. Dopo l’intervento i pazienti presentano solo micro ferite e non sviluppano ernie, vengono dimessi in pochi giorni. “

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  • Quale sarà il futuro di questa tecnica? Si potrà sviluppare ed ampliare?

“Il futuro è: nella miniaturizzazione del robot e degli strumenti e nella telemedicina. Nel progresso della chirurgia mini-invasiva, l’obiettivo è di utilizzare un’unica incisione, ad esempio localizzata sull’ombelico attraverso la quale vengono inseriti tutti gli strumenti necessari all’operazione. Per quel che concerne la telemedicina sono stati fatti degli interventi chirurgici dimostrativi a distanza. Ma attualmente i costi sono troppo alti e il sistema di telecomunicazioni non è abbastanza sviluppato in quanto, a tutt’oggi, c’è uno scarto di tempo nelle trasmissioni transoceaniche di circa 1 secondo tra quello che viene detto a un polo della trasmissione e quello che viene recepito all’altro polo della trasmissione. E perciò, dal momento che come chirurgo devo parlare per impartire le istruzioni operative, le stesse arriverebbero un secondo dopo. Al momento, lavorare in collegamento transoceanico non è possibile, ma non si tratta di un limite insormontabile ma di un fattore tecnico che potrà essere risolto, cosicché tra qualche anno seduti ad una consolle di un Robot a Messina si potrà operare un paziente in una sala operatoria a Sydney o a New York e viceversa. Quello che si realizza con il Robot Da Vinci è una simbiosi con una macchina intelligente, della quale l’uomo ha l’assoluto controllo; una vera e propria alleanza con l’intelligenza artificiale.”

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