NATALE DELL’ARTE IN CINQUE CAPOLAVORI MESSINESI gallery

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Per secoli i Messinesi hanno testimoniato la propria sentita devozione alla Natività anche attraverso la realizzazione d’importanti capolavori d’arte, sia per uso pubblico che per quello privato. Nonostante gli ingenti danni di guerre, terremoti e rivolte alcune chiese, ma soprattutto il Museo Regionale, conservano queste significative opere nelle più svariate tecniche: in marmo, in cera, in argento, in oro, in avorio, in corallo, in legno, ma in particolare dipinti su tavola o su tela. Quest’ultime sono di inestimabile valore storico ed artistico create da artisti locali ma anche da tanti che vennero in riva allo Stretto per aprire bottega o su espresso invito dei committenti.

In questo articolo ci soffermeremo su cinque opere di grande importanza realizzate a Messina da altrettanti importanti pittori: il lombardo Cesare da Sesto, Polidoro Caldara e Michelangelo Merisi, anch’essi lombardi e nativi di Caravaggio, ed i messinesi Francesco Comandè e Domenico Marolì.

Di questi capolavori il più antico è quello realizzato da Cesare da Sesto per la chiesa della confraternita di San Nicolò dei Gentiluomini, che sorgeva fino al 1908 nell’area oggi occupata da Palazzo dei Leoni. La monumentale tavola, opera del celebre pittore nativo di Sesto Calende nel varesotto e seguace di Leonardo da Vinci, manca da Messina dalla fine del XVIII secolo ed oggi fa parte delle collezioni della Galleria Nazionale di Capodimonte a Napoli. L’opera fu realizzata tra il 1516 e il 1519 e raffigura l’Adorazione dei Magi. La scena si svolge davanti a monumentali rovine classiche mentre il ricco corteo dei Magi giunge davanti alla Sacra Famiglia. Tipico è lo sfumato leonardesco che si coglie in particolare nella figura della Vergine. Questo modello iconografico verrà ripreso da molti artisti, come nella grande tela di Venetico Superiore del 1532 opera di Francesco Bonajuto o nel pannello marmoreo della Cappella dei Canonici della Cattedrale di Messina.

Seguendo l’ordine cronologico passiamo alla tavola realizzata dal seguace di Raffaello il bergamasco Polidoro Caldara da Caravaggio. Secondo la tradizione questa Adorazione dei Pastori fu l’ultima opera realizzata, prima della morte nel 1543, dal maestro lombardo che aveva eletto Messina come sua città adottiva ed aprendo un’apprezzata bottega. Si parla addirittura di omicidio cui si macchiò il suo allievo Tonno Calabrese, raffigurato nel pastore che viene invitato da San Giuseppe ad accostarsi al Bambinello. Emblematicamente il padre putativo di Gesù viene raffigurato con le sembianze dello stesso Polidoro. Anche in questo dipinto è presente uno sfondo di rovine classiche ma in questo caso animate da angeli musicanti. Al centro della scena Gesù Bambino il cui lenzuolo è sostenuto dalla Vergine Maria quasi come un effimero sfondo, attorno umili pastori. L’opera era custodita nella chiesa della confraternita della Madonna dell’Alto Basso di piazza Basicò per poi passare a fine Ottocento al Museo Civico Peloritano e poi, dopo il 1908, al Museo Nazionale poi divenuto Regionale.

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Tocca adesso al grande Michelangelo Merisi, anch’esso nativo di Caravaggio come il Caldara ma vissuto un secolo dopo. Nella sua prolifica sosta messinese, dopo la fuga da Malta nel 1608, realizza per conto del Senato di Messina un’inedita Adorazione dei Pastori per l’altare maggiore della chiesa di Santa Maria della Concezione dei Padri Cappuccini, dove oggi sorge l’Ignatianum. Il sito per cui verrà collocata la grande tela avrà suggerito al Pittore Maledetto di rendere la scena della Natività con particolare povertà e semplicità tanto che verrà identificata come Madonna dell’Umiltà. La Madre di Cristo è letteralmente sdraiata con il figlio tra la paglia, appoggiandosi con il braccio su di una scala. Accanto poveri pastori dai volti umili tratti dai popolani messinesi, tra cui si confonde anche lo stesso San Giuseppe. Nella scena incombono le grandi figure dell’asino e del bue mentre tutta la parte superiore della tela irrompe il buio che fa scorgere appena le assi e le tavole, con cui è costruita a capanna. I frati Cappuccini custodirono il capolavoro fino alle Leggi Eversive del 1866 per cui fu trasferita al Museo Civico e poi al Museo Regionale.

Francesco Comandè è l’autore di una raffinata tela centinata raffigurante l’Adorazione dei Magi proveniente dal monastero delle clarisse di Santa Maria di Basicò, ai piedi di Montalto, passata nel 1902 al Museo Civico Peloritano e poi anch’essa all’attuale Museo. In passato si è disquisito sulla paternità del dipinto perchè il Comandè spesso lavorava insieme al padre Stefano, allievo del Caldara, ed in particolare insieme al più celebre fratello Giovan Simone, allievo del Veronese. I due fratelli aprirono a Messina una fiorente bottega attiva a cavallo tra XVI e XVII secolo. La tela delle clarisse presenta l’arrivo dei Magi con uno sfondo architettonico che richiama l’analogo soggetto messinese di Cesare da Sesto.

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Concludiamo questa carrellata di dipinti sulla Natività con una bella tela seicentesca di Domenico Marolì che ha il privilegio di essere conservata ancora oggi per la chiesa per cui è stata realizzata. Si tratta della suggestiva tela dell’Adorazione dei Pastori della chiesa di Santa Maria delle Grazie di Grotta a Pace lungo la rivera nord peloritana. La famosa cupola, progettata nel 1622 da Simone Gullì per volontà del vicerè Emanule Filiberto di Savoia e ricostruita da Guido Viola dopo il 1908, custodisce questo capolavoro del pittore messinese che dopo un lungo soggiorno a Bologna e Venezia ritornò nella sua terra d’origine. La grande tela chiaramente prende spunto dall’Adorazione dei Pastori del Caravaggio. Non ci sono quinte architettoniche o personaggi in vesti lussuose ma, come nella tela del Pittore Maledetto, la scena è ambientata in una capanna con in primo piano l’asino e un bue dalle vistose corna. La Sacra Famiglia è affiancata alla destra da un gruppo di pastori tra cui uno tiene una tipica zampogna messinese detta ‘a paro. Elemento caratterizzante del Marolì, come il suo maestro Antonio Barbalonga Alberti, è il gruppo di angeli svolazzanti in alto a sinistra che rendono ultraterrena la tela.

Un patrimonio storico ed artistico non indifferente che fa di Messina un riferimento importante del Natale nell’arte.

Marco Grassi

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