IL NATALE CON IL COVID PUÒ DIVENTARE RINASCITA

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Dal 4 dicembre è entrato in vigore il cosiddetto Decreto Natale, che prevede lo stop agli spostamenti tra le regioni dal 21 dicembre al 6 gennaio, il divieto di spostarsi tra Comuni nelle giornate del 25 e 26 dicembre e l’1 gennaio, col divieto di recarsi nelle seconde case e il coprifuoco dalle 22 alle 7 del mattino a Capodanno.

Non sarà dunque un lockdown totale come quello che abbiamo vissuto a Pasqua, ma sarà comunque un Natale diverso. Un Natale senza le grandi tavolate cui siamo abituati, senza tombolate e brindisi di mezzanotte. Certo le nostre abitudini si sono modificate ormai da parecchi mesi, ma non sarà facile comunque.

Il Natale, si sa, è la festa in cui la famiglia si riunisce, ci si incontra con i parenti, con genitori, figli, fratelli, che per motivi di lavoro o di studio abitano lontano, una festa in cui ritrovarsi e raccontarsi, in cui portare avanti le tradizioni familiari.

Girando per le strade cittadine mi ha molto colpito vedere che in molte case si vedono ormai da alcune settimane le luci dell’albero di Natale preparato quest’anno con molto anticipo rispetto al tradizionale 8 dicembre. Forse perché trascorriamo più tempo in casa, ma forse anche per il bisogno di sentire un’atmosfera di festa che quest’anno dobbiamo un po’ conquistare. Questo mentre in televisione vengono trasmesse solo poche pubblicità di Natale. Niente panettoni o pandori, ma un continuo richiamo alla prudenza.

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Il Natale 2020 è un Natale diverso, “sotto tono”, “meno familiare”, “più intimo e intimista”. È un Natale in cui molte più persone rispetto agli anni precedenti resteranno sole, in cui si accentueranno ancora di più le fragilità.

Dal punto di vista psicologico quest’isolamento continuo da marzo, prorogato anche nei giorni di Natale, porterà alcune ripercussioni. Spesso non basta appellarsi alle proprie forze. Quando necessario, serve un ascolto e un sostegno professionale. Tanti sono i punti di ascolto psicologico che si sono creati da marzo ad ora a cui potersi rivolgere per avere aiuto.

Il Coronavirus ci ha dunque rubato il Natale?

Sì, ci ha certamente rubato il modo classico di intendere il Natale, ma la minaccia più grande è quella di farci rubare la voglia di costruire, di nascere o di rinascere, di credere all’impossibile che diventa possibile che è la vera essenza e magia del Natale.

Proprio in questo momento di crisi mondiale abbiamo maggior bisogno di credere al Natale, anche se quest’anno dobbiamo modificare i nostri simboli.

Il Presidente del Consiglio Conte rispondendo alla mail di un bambino ha detto che quest’anno anche Babbo Natale avrà bisogno dell’autocertificazione, oltre che di mascherina, gel igienizzante e dovrà rispettare il distanziamento sociale.

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Cosa fare per affrontare al meglio questo periodo?

Non è facile rispondere a questa domanda senza cadere in facili banalizzazioni. La distanza ci fa sentire ancora di più l’importanza dei legami, degli affetti, delle relazioni. Stare lontani dal rumore e dalla frenesia cui siamo abituati, può aiutarci a riflettere sulle nostre priorità, sulle cose che contano veramente, ragionare su cosa significa in fondo questa festa. Anche se questo può sembrare retorico o poco consolante, è comunque un punto di partenza per iniziare a fare i conti con questo dicembre e ad accettare l’idea di un Natale diverso dal solito.

Un modo per sentirsi utili e dare valore al Natale può essere quello di dedicarsi alla solidarietà e al volontariato. Possiamo inoltre sfruttare questa solitudine forzata per regalarci uno spazio e un tempo di riflessione, di osservazione, di intimità. In molti durante questo difficile periodo sono riusciti a reinventarsi, a tirar fuori nuovi modi, ad andare avanti in modo creativo riuscendo a trovare un modo vitale e costruttivo di procedere pur nelle avversità.

Dovremmo sforzarci di usare questo periodo per guardare più in noi stessi e pensare in modo costruttivo. A questo proposito mi sembra molto attuale la frase di Freud che è lo scopo e l’essenza della psicoanalisi e, più in generale, quello che dovrebbe fare il professionista della salute psicologica: “Non desidero suscitare convincimenti, desidero stimolare il pensiero e scuotere i pregiudizi”.

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