IL BASTIONE DI SANT’ANDREA ED IL SUO TRAFORO

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Marco Grassi

Molti transitando dalla Circonvollazione, all’altezza dell’intersezione con la via Grattoni, pensano di valicare un’antica porta della città quando invece si tratta di un’apertura realizzata negli anni trenta, su di uno dei più significativi tratti originali di cinta muraria di Messina.

Il grande e massiccio muraglione, che scorre imponente lungo l’intero tratto della via Grattoni fino a raggiungere il viale principe Umberto e la limitrofa via Macello Vecchio, è il cosiddetto Bastione Sant’Andrea. Si tratta di un colossale baluardo orientato verso nord – ovest e contrassegnato da un potente spigolo realizzato in blocchi di pietra a vista rivolto verso il Boccetta.

Questa struttura monumentale era inserita nel nuovo e moderno sistema difensivo della città, voluto dallo stesso imperatore Carlo V dopo la sua visita in riva allo Stretto nel 1535. Fino a quella data Messina possedeva ancora una cinta muraria e delle fortezze di aspetto medievale, con mura alte e dotate di torrioni quadrati e circolari, che non erano più in grado di fronteggiare la moderna artiglieria pesante. Il grande sovrano asburgico diede incarico al vicerè don Ferrante Gonzaga di presiedere i lavori di rinnovo delle fortificazioni messinesi, che iniziarono già nel 1537. L’architetto militare che curò l’ampliamento e l’ammodernamento fu Antonio Ferramolino da Bergamo. con il supporto di Domenico Giuntalocchi e la consulenza scientifica del celebre matematico messinese Francesco Maurolico.

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In pochi anni la cinta muraria venne ampliata e riammodernata con i nuovi sistemi difensivi, che prevedevano muraglioni più bassi ma molto più spessi, dotati agli angoli di bastioni cuspidati o rivellini. Unici elementi decorativi erano il bugnato degli spigoli dei bastioni o degli stessi rivellini e una lunga cornice marcapiano che si sviluppava lungo l’intero circuito difensivo.

Del Ferramolino sono anche l’edificazione ex novo del castello Gonzaga, il restauro ed aggiornamento dell’antico Castellaccio, come anche la realizzazione del castello del SS. Salvatore. Ritornando al grandioso bastione Sant’Andrea bisogna dire che fu realizzato anche per rafforzare le difese dell’antico castello di Matagrifone che non fu interessato dai lavori di adeguamento strutturale del Ferramolino. La grande muraviglia cingeva così l’intero lato ovest del maniero, congiungendosi alla cinta muraria che scendeva a nord, per la base del colle e quindi verso il Boccetta, e verso sud, in direzione dell’attuale piazza Basicò.

A partire dal XIX secolo l’imponente tratto di mura fu utilizzato per edificare alla sua base una stecca di piccole casette popolari che costituiranno l’asse della via Grattoni, come avvenne anche in via Macello Vecchio. Il terremoto del 1908 non arrecò alcun danno, ma quando si decise di realizzare la Circonvollazione, che doveva passare dentro la stessa Rocca Guelfonia, invece di demolire questo splendido esempio di architettura militare si pensò di realizzare un grande foro sullo spesso muro. A realizzare questa non facile impresa fu la ditta Bruno di Serro che, con l’utilizzo di piccole cariche esplosive, fece breccia sull’antica struttura che consente ancora oggi di valicare il notevole spessore della significativa struttura.

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Il bastione Sant’Andrea è uno dei più imponenti tratti di mura della Messina rinascimentale che, insieme ad altre porzioni, andrebbero sempre più attenzionati e valorizzati anche con appositi interventi di restauro, illuminazione e fruizione. Nel caso del Sant’Andrea è usufruibile ancora oggi l’antico e suggestivo camminamento di ronda che periodicamente può essere percorso grazie alla cooperativa “Progetto Crescere Insieme” che da anni valorizza l’intero complesso del castello di Matagrifone – Sacrario di Cristo Re.

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