CON LE RESTRIZIONI ARRIVA LA “PANDEMIC FATIGUE” DELLA MENTE

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Da lunedì è entrato in vigore il nuovo dpcm varato dal Presidente del Consiglio, che prevede misure sempre più restrittive e la chiusura di alcune attività facendoci ripiombare in un periodo buio per tutti noi e in particolare per l’economia. Se in estate avevamo riassaporato il piacere di poterci incontrare e muovere più liberamente, queste nuove misure di contenimento della pandemia ci riportano indietro di alcuni mesi. Ma il nuovo provvedimento, varato a poche settimane dal precedente, spaventa ancora di più, perché ora sappiamo a cosa andiamo incontro, avendolo già vissuto. Durante il lockdown la gente ha mostrato un’iniziale reazione di coraggio con sventolio di bandiere, applausi, canzoni, solidarietà e saluti dai balconi, perché in un primo momento la speranza di invertire l’andamento delle cose, soprattutto quelle temute, fa sì che ci si attivi per farsi coraggio. Ma quando la situazione si protrae nel tempo, quando le rassicurazioni non arrivano chiare e nette, quando l’asse dello stress continua a essere attivato per troppo tempo, è il circuito della sofferenza e della perdita ad attivarsi, oltre quello della paura e della rabbia, ed è tale circuito emozionale a fare i danni più gravi.

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Più ansie per il presente ed il futuro

Quello che stiamo vivendo ora ci carica dunque sempre più di ansie per il nostro presente e ancor di più per il nostro futuro. E’ ricominciato un periodo di grandi incertezze per il nostro futuro economico.

Ma questa pandemia, oltre alle insicurezze economiche, ci mina dall’interno perché ci impedisce di poter trovare il conforto nell’abbraccio dell’altro; e queste nuove misure ci isolano sempre più. La pandemia ha radicalmente modificato il nostro modo di vivere. Abbiamo dovuto osservare misure di isolamento e distanziamento sociale che mai avremmo pensato di adottare. Ma l’isolamento è anti fisiologico per l’uomo.

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Certamente la salute è il bene primario ma è altrettanto vero che il nostro sistema immunitario è fortemente influenzato dalla nostra mente.

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La “Pandemic fatigue”

Viene da chiedersi: quanto dureranno ancora non solo le nostre risorse economiche ma anche quelle interne? A cosa ci porterà tutto questo?

Aumentando sempre più l’angoscia scatenata dal prolungato e indefinito convivere col contagio insieme alla necessità di continuare a mantenere la speranza nel futuro si può manifestare la cosiddetta “pandemic fatigue”. Tali stati emotivi determinano, infatti, apatia e demotivazione, che provocano stanchezza mentale che toglie forza e di conseguenza una forte insofferenza verso le misure di prevenzione. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità si tratta di “una risposta prevedibile e naturale a uno stato di crisi prolungata della salute pubblica, soprattutto perché la gravità e la dimensione dell’epidemia da Covid-19 hanno richiesto un’implementazione di misure invasive con un impatto senza precedenti nel quotidiano di tutti”.

Dunque una reazione ad uno stress eccezionale e prolungato. Sono sempre più le persone che si sentono stanche, disilluse e arrabbiate. Certamente la pandemia da Covid-19 ci ha colto impreparati e ha richiesto misure invasive, con un impatto senza precedenti sulla vita quotidiana di tutti: distanziamento fisico, mascherine per tutto il giorno, limitazione dei contatti tra familiari, stravolgimenti delle modalità scolastiche, sul posto di lavoro e avvio dello smart working in modo diffuso.

 

Noi siamo animali sociali e in questo periodo abbiamo dei limiti nel vedere gli amici, nel vivere la nostra affettività attraverso abbracci, baci, strette di mano, stare vicini l’uno all’altro. La socialità non è facilmente sostituibile con quella on-line. Il virtuale non potrà mai surrogare il reale poiché manca la sensorialità, il calore, gli odori, il tatto. Siamo stati disaggregati da persone e luoghi che avevamo scelto o imparato a considerare come nostri riferimenti e chiusi nelle case, riaggregati nelle famiglie.

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Non sappiamo quando tutto questo finirà

Un altro problema è la mancanza al momento di un orizzonte temporale. Non sappiamo quando tutto questo finirà. Avere un tempo definito è importante per poter trovare le risorse che ci servono per affrontare la quotidianità e proiettarsi in un futuro prossimo. La mente per funzionare bene ha bisogno di muoversi entro confini spaziali e temporali definiti. Questo ci aiuta a contenere l’ansia, ad evitare la demoralizzazione e a rimetterci in forze. Occorre sapere per quanto tempo ci è richiesto un sacrificio.

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Cosa fare?

Cosa fare per riuscire a superare questo periodo? E’ importante non perdere mai la capacità critica e di pensiero libero, riflettendo su tutto quanto sta accadendo. Nel quotidiano è importante darsi obiettivi a brevissimo termine, concedersi gratificazioni che possano compensare i sacrifici, provare a lasciare andare la rabbia che toglie energie positive e cercare di valorizzare le proprie risorse interne.

Come scriveva Goethe: “Si dovrebbe almeno ogni giorno ascoltare qualche canzone, leggere una bella poesia, vedere un bel quadro e, se possibile, dire qualche parola ragionevole”.

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