QUANDO IL GRANDE SPETTACOLO A MESSINA SI TENEVA AL TEATRO PELORO.

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A Messina terremoti ed eventi bellici hanno cancellato tanta storia e tanta cultura ma non bisogna dimenticare che alcuni importanti edifici, che hanno segnato parte della storia della città, sono stati demoliti solo per dar posto a semplici uffici o abitazioni. Uno di questi luoghi, sacrificati sull’altare dell’edilizia, è stato il teatro e cinema Peloro,indiscusso polo culturale cittadino tra gli anni trenta e cinquanta.

Il monumentale edificio sorgeva vicino piazza Cairoli, all’inizio della via dei Mille con prospetto laterale su via Tommaso Cannizzaro. Le sue origini sono abbastanza complesse e rimontano a già prima del 1872 quando nasce a piazza Vittoria una prima arena teatrale denominata Peloro.

Dopo il terremoto del 1908, già nel 1919 si ritornerà a parlare di un teatro Peloro nei progetti del signor Giuseppe Sturniolo e del celebre architetto Achille Manfredini che pensarono ad un grande e nuovo teatro per Messina, che potesse competere con l’antico teatro Vittorio Emanuele, a quei tempi non ancora restaurato e usufruibile.

Il Manfredini, uno dei maggiori esponenti dello stile floreale milanese, redigerà un progetto pensato ad un teatro dotato di quasi 2.000 posti a sedere distribuiti tra platea, eleganti palchetti, ampia galleria e perfino un loggione. Nelle idee del Manfredini ampio spazio anche ad eleganti saloni tanto da fare di questo teatro un vero e proprio kursaal, tipico complesso culturale e ricreativo alla moda del tempo che doveva ospitare anche sale da ballo, grandi caffè e sale da gioco.

Nel giro di pochi anni questa grande idea non viene subito portata a compimento per la prematura morte di Sturniolo e Manfredini ma i loro sogni verranno ereditati da Gaetano Bartolomeo e Antonio Trischitta che a partire dal 1925 incominciarono ad investire sull’idea. La costruzione del complesso edificio verrà affidata agli ingegneri Franco Padovano e Luigi Dente su di un’area di ben 1250 mq.

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Per la realizzazione di questa sorta di Politeama messinese fu utilizzato il vecchio progetto dell’architetto Manfredini. Alla fine il 30 dicembre 1932 il teatro verrà inaugurato ufficialmente con l’esecuzione dell’opera lirica Il Trovatore di Giuseppe Verdi. Da quel momento, fino alla sua ingiusta demolizione, sarà un importante riferimento per la città con il suo elegante atrio d’ingresso e l’ampio foyer del primo piano decorato da ampie vetrate e da lunette raffiguranti le allegorie delle arti, uscite dall’abile pennello del messinese Salvatore De Pasquale.

Negli anni a seguire il palco del Peloro ospitò opere liriche ma anche tanta prosa, varietà ed avanspettacolo di fama nazionale ed internazionale. Partendo dalla lirica si ricorda come nel 1936 ebbero grande successo opere come: ErnaniLa Forza del Destino e Andrea Chenier con la partecipazione del tenore Armando Barbieri e nel 1939 Norma e Il Trovatore con il tenore spagnolo Vittorio Lois.

Storico lo spettacolo del 25 marzo 1933 quando sul palco del Peloro fece il suo ritorno nella sua Messina il celebre Febo Mari con L’Assalto di Henry Bernstein e L’intruso di Friedrich Wolf. Per gli spettacoli della prosa, ma anche del varietà e rivista, si ricordano i celebri nomi di Angelo Musco, Ettore Petrolini, Paola Borboni, Vittorio De Sica, Totò, Nino Taranto, Macario, Carlo Dapporto, Wanda Osiris e Renato Rascel. Va anche detto che nel 1936 il teatro cambia nome ed anche funzione, si chiamerà Impero in omaggio all’impresa etiopica e quindi gestito direttamente dall’ENIC – Ente Nazionale Industrie Cinematografiche che lo utilizza principalmente come sala cinematografica per i cinegiornali dell’Istituto LUCE ma anche per la filmografia di regime come: Scipione l’AfricanoGiarabub o La conquista dell’aria.

Beniamino Gigli.

Anche il Peloro – Impero subirà gravi danni dai bombardamenti anglo-americani del secondo conflitto mondiale ma ben presto il grande teatro cittadino verrà restaurato e riaperto anche come segno di rinascita cittadina. La cerimonia di apertura sancisce anche il ritorno alla vecchia denominazione di Peloro, si riapre così il 16 settembre 1945 con un recital canoro che vede la prestigiosa esibizione del grande Beniamino Gigli. Ma il teatro riaperto pian piano perderà il suo ruolo di riferimento culturale e più che teatro si trasformerà principalmente in cinematografo, snaturando le sue nobili origini. I suoi luminosi saloni non verranno più utilizzati e non saranno più vissuti dai messinesi. Questo triste declino lo porterà alla chiusura e poi all’assurda demolizione dell’aprile 1959 con lo scandaloso silenzio dell’intera città. Al suo posto sorgerà un moderno palazzo che cancellerà per sempre un tempio della cultura che non ritornerà mai più.

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Marco Grassi autore del nostro articolo.

Marco Grassi

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