MESSINA E’ COME UNA SETTE VELI.

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Prima tappa delle  vie dei tesori alla scoperta dei Palazzi ideati dal Coppedè, il maestro dell’eclettismo che rese elegante la città di Messina.

“Messina è una come una sette veli, o se preferite, come una lasagna, sotto ogni strato, sotto ogni edificio c’è sempre qualcosa.”  Si è presentata così la guida Giovanna Fasano aprendo il tour a Piazza Antonello accompagnata da Marco Grassi, coordinatore per Messina de le vie dei Tesori.

Prima della partenza il presidente dell’associazione Aura Francesca Mangano ha salutato il pubblico presente, un pubblico numeroso che ha sfidato il caldo della seconda domenica di settembre pur di scoprire le meraviglie del Coppedè.

MESSINA E’ UNA CITTA’ BELLA PER CHI HA OCCHI PER SAPERLA GUARDARE.

La prima tappa delle vie dei Tesori è stata dedicata ai Palazzi ideati dal Coppedè,  il maestro dell’eclettismo,  che ebbe il compito insieme ad altri architetti di ridisegnare la città dopo il terremoto del 1908.

Il giro è iniziato da Piazza Antonello, già sede del Palazzo delle Poste. Lo stabile si caratterizza per gli angioletti che primeggiano nella parte alta del tetto, una idea di stile introdotta  dal Coppedè.

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Dopo aver attraversato Palazzo dei Leoni il tour ha fatto tappa a Piazza Duomo dove, accanto alla storica fontana del Montorsoli si trova il Palazzo Zodiaco, così definito perché in una parte della parete è riprodotto proprio lo zodiaco dell’astrologia.

Ma sono tanti i segni ancora vivi del Coppedè sul corso Cavour.  L’architettura di alcuni palazzi mantiene i caratteristici fregi. In modo diverso si è proceduto invece per i palazzi pubblici come ad esempio per il Tribunale. Quest’ultimo è stato pensato un po’ come un tempio greco, sulla facciata in basso si vedono le teste degli antichi giuristi siciliani, il più famoso dei quali è  Dicearco.

Le colonne del tribunale sono state realizzate con la stessa pietra utilizzata nella valle dei templi di Agrigento e di Selinunte. In alto si trova la quadriga realizzata con una lega di alluminio e bronzo retta da Minerva, dea dell’ingegno e di tutto ciò che è giusto che dovrebbe illuminare i giudici e gli avvocati alla ricerca della giustizia.

Un cenno a parte per i leoni, molti dei quali con la bocca spalancata. Anche da qui (e non solo dal pesce) si dice sia  tratto l’appellativo di buddaci, con i quali sono definiti ironicamente i messinesi che parlano troppo.

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IN VIA GARIBALDI LE OPERE PIU’ BELLE

E qui che il Coppedè esalta forse maggiormente il suo genio. L’isolato 314 accanto alla Chiesa dei Catalani ne è un esempio. Il palazzo si distingue per le decorazioni, estremamente minute e traforate quasi fossero dei merletti.  Sono presenti anche richiami di altri stili che caratterizzano questi palazzo davvero unici.

Furono tanti i meriti del Coppedè, il creativo architetto, nel primo novecento rese eleganti tante zone della città e seppe coniugare la bellezza con la sicurezza, riuscendo a realizzare pregevoli edifici nonostante le restrizioni imposte dai dettami antisismici dopo il terremoto del 1908.

La prossima tappa de “Le  vie dei tesori” domenica 20 settembre con “Sulle orme di antichi cavalieri e nobili priorati” dedicati alle crociate. https://www.facebook.com/leviedeitesori

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