A MOSCA MI SENTO A CASA, MA QUANDO POSSO MI RIFUGIO A TORRE FARO

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E’ più difficile restare nella propria terra cercando di guadagnarsi “un posto nel mondo” oppure andarselo a prendere quel posto, sfruttando altrove le opportunità che si presentano pur rinunciando ad abitudini e affetti?

Probabilmente questa domanda Roberto De Meo non ha fatto in tempo a porsela, dal momento che la sua prestigiosa carriera è iniziata prestissimo, subito dopo la laurea in Economia delle Istituzioni e dei Mercati Finanziari alla Bocconi di Milano. Lui, messinese nel DNA, ma cosmopolita dell’animo, fin dal diploma conseguito al Liceo Classico La Farina, non ha esitato a proseguire gli studi lontano dallo Stretto, dalle braccia di mamma e papà, dalla granita e dagli arancini.

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Una carriera in perenne ascesa

“Dopo la laurea in Bocconi- racconta Roberto De Meo- ho iniziato subito a lavorare per una società di consulenza manageriale, la Bain & Company. Ho lavorato in Italia fino al 2010, poi è stato un continuo girovagare. Mi sono spostato a Mosca, in Thailandia, a Madrid, ma anche a Londra e Francoforte. Per anni non mi sono mai fermato, fino al 2017 quando ho lasciato la Bain per approdare alla Visa. Da allora mi sono stabilito a Mosca dove ho anche costruito la mia famiglia con Anna e il piccolo Marco. Come responsabile dei progetti digitali di Visa Consulting and Analithycs seguo ex Unione Sovietica, Africa, Medio Oriente e alcuni paesi dei Balcani”.

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L’addio a Messina

Come ci si sente a lasciare la propria città e i propri affetti?

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“Certamente i miei genitori e la mia città mi mancano, ma nel mio caso l’idea di lasciare Messina era già pianificata perché da noi non ci sono grandi opportunità per chi come me si occupa di economia. Andare via è nella maggior parte dei casi una scelta obbligata. Quello della cosiddetta fuga dei cervelli non va etichettato come un problema solo del sud, ma attribuibile all’Italia intera. E’ un problema nazionale poiché è il sistema ad essere completamente sbagliato, non incentivando l’assunzione dei giovani. Non c’è un adeguato ricambio generazionale e per di più i fenomeni di nepotismo impediscono ai veri talenti di emergere. In un contesto globalizzato inoltre, l’Italia non è competitiva a livello di salari rispetto ad altri Paesi”.

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In Russia mi sento a casa

Mosca non è proprio dietro l’angolo ed è profondamente diversa dall’Italia e da Messina per clima, tradizioni, cultura. Come sei riuscito ad ambientarti in Russia?

“Non dico che sia stato facile- spiega- la lingua soprattutto è stato un grande ostacolo all’inizio, ma in Russia mi sono sentito a casa fin da subito. I russi sono molto simili a noi del Sud per tanti aspetti. Sul lavoro, ad esempio, sono fondamentali le relazioni interpersonali basate sulla fiducia e il rispetto, ancor prima delle performances professionali. Qui la gente è molto socievole, ama la compagnia e il divertimento. E’ sorprendente però come la percezione che gli italiani hanno della Russia sia molto lontana dalla realtà. In Italia credono ancora che sia un Paese retrogrado, ma non è affatto così. Qualsiasi servizio è disponibile su app e Mosca è una città sicura, molto più di Milano o Madrid. La movida poi ha infinite sfaccettature: culturali, di intrattenimento e per famiglie”.

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E con il clima come la mettiamo?

“Il clima non è stato un grande ostacolo, mi disturbava maggiormente quello milanese che è più umido. Qui quando ci sono 20 gradi sotto zero basta coprirsi adeguatamente, ma normalmente in inverno il clima è tra -5 e -10 gradi e in estate le temperature sono gradevoli, ci sono 26/28°“.

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Quando posso mi rifugio a Torre Faro

Cosa ti manca di Messina?

“Oltre ai miei affetti, senza dubbio mi manca avere la possibilità di vedere il mare e in particolare quello di  Torre Faro, dove ho una casa, che è il mio rifugio preferito quando torno. Mi manca tantissimo la granita, perché forse è l’unica cosa che qui a Mosca non si trova. Per il resto ci sono ottimi ristoranti italiani dove si mangia divinamente e anche la cucina russa non è affatto male. Di solito vengo a Messina due volte l’anno, ma adesso con la pandemia in atto è praticamente impossibile”.

Se ne avessi la possibilità torneresti a Messina?

“Tornare? No, non lo farei perché ormai la mia vita è qua. Inoltre sono abituato da quando ho 18 anni a vivere in città grandi, quindi a Messina non so se riuscirei più ad abitare in pianta stabile. Forse quando andrò in pensione…”

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L’intervista si è conclusa, ma l’interrogativo resta. E’ più facile restare o andare via? Probabilmente una risposta non esiste, quel che è certo è che la vita può portarci anche molto lontano, ma ci sarà sempre un posto in cui tornare…

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