QUELLA “PAURA” CHE SPINGE A PUBBLICARE SUI SOCIAL IL RITORNO DEL COVID19

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Perché tante persone pubblicano notizie catastrofiche e spesso fake news sul ritorno della pandemia. Cosa nasconde quest’ansia? La voglia di richiudersi nella propria confort zone? Il sottile desiderio di tornare al lockdown, protetti dal mondo esterno?. Ne parla questa settimana la psichiatra Maria Trimarchi.

Coronavirus, Fauci: “Pandemia tornerà in autunno”……  Ricciardi: «Il virus tornerà in autunno, portato dai giovani»……. Coronavirus: Guerra (Oms), «È come la Spagnola, tornerà in autunno».

Questi sono soltanto alcuni degli articoli sensazionalistici pubblicati da settimane sui giornali e sul web. Articoli cui fanno eco i tanti post pubblicati sui social: “torna la pandemia”, “la pandemia riparte dal sud”, “il peggio deve ancora arrivare” che si rifanno a fonti più o meno ufficiali e accreditate. Ma perché in tanti pubblicano questi post? Quali emozioni ci sono dietro? Paura? Desiderio? Entrambi?

 

 

 

In alcuni casi certamente paura. Potrebbe trattarsi, infatti, di un invito a tutti a non dimenticare la pandemia e a non abbassare la guardia con comportamenti poco responsabili.

In altri casi dietro alla quasi morbosa ricerca di articoli catastrofistici, ci potrebbe essere, invece, un sottile desiderio di tornare al lockdown, a chiudersi nuovamente nella propria confort zone.

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Un ritorno della Sindrome della capanna?

In molti si sono sentiti rassicurati dal non poter uscire da casa, dal non doversi confrontare col mondo esterno, così come in molti ora hanno la sensazione di non aver potuto fare tutte le cose che potenzialmente avrebbero potuto fare con tanto tempo a disposizione.

Tanti dopo la fine del lockdown hanno sviluppato un disturbo d’ansia, così come si sono accentuati i disturbi ipocondriaci e i disturbi ossessivo-compulsivi soprattutto quelli con rituali di pulizia.

La claustrofilia.

Esiste in psicologia una condizione denominata claustrofilia (l’opposto della claustrofobia), definita come la “tendenza patologica a vivere in luoghi chiusi”, che rappresenta un ritorno al rassicurante rapporto fusionale tra madre e bambino.

Una forma di disinvestimento sia nelle relazioni che nella nuova realtà, ancora più permeata di problemi. In questi casi predominano sentimenti di impotenza che vanno dalla incapacità di amare, di coltivare le proprie risorse, e di vivere, più in generale, in modo soddisfacente.

Normalmente ciascuno di noi ha bisogno di sentirsi riconosciuto e amato come persona nella sua unicità, ciò che può variare (in termini quantitativi oltre che qualitativi) è il valore che attribuiamo allo “sguardo” del mondo esterno (il cosiddetto narcisismo sano).

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In linea di massima possiamo affermare che il narcisismo sano è dato dalla capacità di un individuo di mantenere un sufficiente equilibrio che oscilla tra amore per se stessi e quello per gli altri. In alcuni momenti o fasi della vita, come ad esempio nell’adolescenza o nella vecchiaia, può accadere che questo equilibrio vada incontro a forti turbolenze. Ma anche in seguito a situazioni traumatiche (un lutto, una malattia, la pandemia), può accadere che ci sia seppure transitoriamente, un ritiro dell’Io dalla realtà che lo circonda.

Cosa fare.

Cerchiamo di essere responsabili e di non negare la realtà. Non sappiamo con certezza cosa accadrà realmente. L’importante è provare ad uscire dal proprio claustrum, dalla clausura che, a volte, ci imponiamo per non affrontare le nostre paure e le nostre emozioni.

“Le mie emozioni non sono appropriate alla mia taglia.

Quindi mi infastidiscono e devo proprio sbarazzarmene.

Le mie emozioni sono i miei demoni”.

The Spider, the Mistress and the Tangerine documentario che racconta la vita e l’immaginazione dell’artista parigina Louise Bourgeois.

     

 

 

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