L’ARANCINO (O ARANCINA) E’ LA SPECIALITA’ CHE PIU’ RAPPRESENTA LA SICILIA NEL MONDO.

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Non ha dubbi Filippo La Mantia, alla guida della cucina del nuovo Ritrovo Miscela D’Oro di Piazza Cairoli di Messina. Un incontro a 360 gradi per Me Style, fra sogni, obiettivi, polemiche che hanno preceduto l’apertura e gli scambi d’opinione con la sua celebre compagna la food blogger Chiara Maci.

“Non sono chef, o cuoco, chiamatemi semplicemente Filippo, io sono una persona che lavora e tanto, s’impegna sempre, ma vive  alla giornata.”

Si presenta così a Me Style Filippo La Mantia, anima, braccia e mente della cucina del nuovo ritrovo Miscela D’ Oro di Piazza Cairoli a Messina che con passione guida un dinamico e preparato staff di ben 24 giovani messinesi. Dentro questa nuova creatura, che porta anche la sua firma c’è tanta  della sua esperienza maturata in tutto il mondo, ma c’è soprattutto  l’atmosfera molto speciale di un “vissuto”  che parla di una Sicilia, elegante ed orgogliosa di mostrarsi. “Più che la mia mano qui c’è un racconto di ciò che ho fatto io stilisticamente ed architettonicamente, qui mi sento a casa, ci sono tutti quegli elementi che caratterizzano i miei locali.”

  • C’era molta attesa, come sta andando?

“Per un posto che ha aperto da pochissimo direi proprio bene, i ragazzi stanno rispondendo in modo ottimale.”

  • Una grande atmosfera entrando qui, ma dal punto di vista gastronomico cosa ha apportato?

“Il mio è un cibo semplice, facile, una cucina forse nuova per Messina. E’ una Sicilia ingentilita, alleggerita ma anche ma molto curiosa, fra qualche tempo vedremo la vera risposta della gente. Intanto le persone hanno sposato  bene le novità

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  • Insomma, le polemiche che hanno preceduto l’apertura sono dimenticate?

“Non mi sono mai interessate le polemiche, quelle le lascio agli altri e comunque ciò che è successo a Messina è accaduto anche in altre città. Per me conta solo il lavoro e la gente che decide dove andare. L’importante è essere in regola e questo è scontato. Sui gusti, sull’architettura rispettando le regole ognuno può fare ciò che vuole.”

  • Come ha risposto il messinese alla novità Miscela D’oro?

“E’ felice di avere in città un luogo straordinario come questo, lo ha adottato, si è appassionata  e ci sta bene.”

  • Come ha conosciuto e com’è nato  il suo rapporto con la famiglia Urbano di Miscela D’Oro?

“In modo semplice. Un amico comune ha fatto da tramite, due anni fa sono venuti a trovarmi a Milano e da lì è nato tutto. Mi sono piaciuti subito, sono dei grandi lavoratori, ho conosciuto la loro azienda, è nato prima un legame affettuoso e poi professionale.”

E poi si è “innamorato” di questo progetto in una città difficile come Messina.

“Io mi innamoro solo dei  progetti sono fatti bene. Questa è stata una gestazione lunga e dura, la pandemia ha bloccato i lavori per tre mesi.  Prima di arrivare a Lissoni  avevamo contattato quattro studi architettonici siciliani, ma nei loro progetti mancava sempre qualcosa. Poi mi sono permesso di suggerire agli Urbano  lo studio Lissoni che per me aveva già ideato il ristorante a Milano ed è nato finalmente un progetto bellissimo. A  me piace tanto questo posto.”

Entriamo nella sua  cucina, com’è fatta, come nasce?

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“Le idee nascono piano piano, ci sono piatti che ricordano la mia adolescenza o che parlano di qualcosa. Io punto sulla Sicilia per scegliere gli ingredienti e poi mi confronto con il mio staff. E’ giusto dare spazio anche a loro, io li guido ma poi loro devono andare da soli.”

  • Quanto c’è di Sicilia nella sua cucina, qual è il piatto che la rappresenta?

“C’è tanto. In questi giorni sono rimasto molto colpito dal successo delle nostre arancine, che non sono quelle della rosticceria, sono un’altra cosa, noi partiamo dalla scelta del riso di gran qualità, peraltro molto costoso, dal metodo di  cottura semplicemente fantastico fino alla scelta delle altre materie prime. Ne stiamo facendo tantissime, i ragazzi hanno imparato a farle da me a Milano e devo dire che hanno assimilato molto bene il procedimento.”

  • A Messina si dice arancino,  l’eterno dualismo fra arancino e arancina continua!

“Non mi appassionano le contrapposizioni, arancino o arancina ha poca importanza, quello che è più importante è che sia fatto bene. Per me  è il simbolo della nostra gastronomia siciliana a tutte le latitudini.”

  • La sua compagna, la food blogger Chiara Maci condivide il suo stesso ambito professionale, vi scambiate opinioni?

“Diciamo che noi viviamo in parallelo, i nostri lavori non si  incrociano, ogni tanto ci scambiamo informazioni ma abbiamo due tipologie di pensiero diverse perché  diversi sono gli ambiti in cui noi ci muoviamo. Lei il suo lavoro lo fa molto bene, produce tanto, sono contento per lei e per noi.

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