ESTATE: QUELLA STAGIONE “UN PO’ COSI” PER LE RELAZIONI.

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La fine del lockdown e la voglia di leggerezza ridisegnano fra chi non ha un legame stabile,  l’andamento delle relazioni sentimentali.  La psichiatra Maria Trimarchi spiega a Me Style perché amare, “impegnarsi” e coltivare un sentimento  in questi giorni così incerti diventa sempre più difficile.

L’estate appena arrivata ci fa ritrovare la voglia di uscire, di divertirsi, di fare nuove amicizie, nuovi incontri. Questo vale ancora di più quest’anno, dopo la fine del lockdown e la forzata lontananza fisica che ci ha fatto sentire tutti più soli e distanti.

Voglia di nuovi incontri e di nuove relazioni, dunque, ma come sono cambiati i legami affettivi nella società contemporanea?

Nella cosiddetta società ipermoderna o “liquida”, per dirla col sociologo Bauman, c’è certamente un profondo cambiamento nel modo di concepire i rapporti, in particolare quelli di coppia. E’ cambiato il ruolo della donna e questo ha portato ad una ridefinizione dei ruoli ancora tutta in divenire. L’ipermodernità è caratterizzata dall’eccesso: iperstimolazione, iperconnessione, iperconsumo. Ma ciò rende l’uomo più fragile perché vive in un mondo instabile, fatto spesso di incontri effimeri, virtuali, incerto nei suoi valori, tutte cose che contribuiscono a creare un sentimento di insicurezza nei legami amorosi e, più in generale, in tutti i legami. La nostra è una società che valorizza l’ideale di autonomia dell’Io, di indipendenza e libertà a scapito del legame. Questo pone l’individuo di fronte ad un sentimento di impotenza.

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E l’uomo si difende dall’impotenza con l’onnipotenza narcisistica e l’affermazione di valori egoisti. “Devo avere ciò che voglio, quando voglio, dove voglio”, non importa se questo è riferito ad un viaggio, ad una macchina sportiva, all’ultimo modello di smartphone o ad una relazione o peggio ad un figlio.

 

 

 

Certamente impegnarsi in una relazione comporta delle rinunce cui non siamo abituati. Su internet troviamo in un istante tutto quello che vogliamo, i social network ci rassicurano sulla nostra popolarità in base ai like ricevuti, perché dovremmo, dunque, rinunciare a qualcosa per l’altro?

Non importa se questo ci toglie la possibilità di desiderare, di aspettare, di sentire il vuoto, l’assenza che porta a godere maggiormente della presenza. Amare è faticoso, significa prendersi cura dell’altro ma anche riconoscerne l’alterità. Amore non è possesso, i sentimenti vanno coltivati. Rimanere insieme in momenti di crisi è difficile. In più siamo esposti a tantissime tentazioni, possiamo sostituire tutto rapidamente e col minimo sforzo e impegno.

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La metafora della liquidità permette a Bauman di descrivere un mondo in cui i legami perdono la loro forma.

I legami sono stati sostituiti da connessioni e disconnessioni rapide e immediate, a scapito degli impegni reciproci che richiedono invece stabilità e affidabilità. Ci si può disconnettere in un istante. Creare legami offline richiede impegno.

Aggiungiamo a questo il mito dell’eterna giovinezza, della negazione del tempo che passa. La chirurgia plastica cancella i segni del tempo, i progressi della fecondazione assistita ci consentono di fare figli oltre i sessant’anni, l’età della pensione si sposta sempre più in avanti, possiamo quindi sentirci eterni Peter Pan, con tutte le potenzialità che questo comporta.

Conviene riflettere su tutto ciò.

“La solitudine genera insicurezza, ma altrettanto fa la relazione sentimentale. In una relazione, puoi sentirti insicuro quanto saresti senza di essa, o anche peggio. Cambiano solo i nomi che dai alla tua ansia”, ci ricorda Bauman.

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