LA PASQUA A TAVOLA TRA TRADIZIONE E VOGLIA DI NOVITA’

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In principio ci fu “u sciusceddu”. Erano le polpettine di carne macinata, ricotta e pecorino a spopolare sulle tavole pasquali dei messinesi. La pietanza, di origini francesi, ha perso nel tempo il suo appeal originario, anche se ancora molto amata dai puristi della tradizione in cucina.

Oggi a farla da padrone sono senza dubbio alcuno le lasagne e i cannelloni tra i primi piatti, che hanno sostituito la più tradizionale pasta ‘ncasciata, anche se questa è ultimamente tornata in auge grazie Al commissario Montalbano, che ne mangia in quantità nella serie di Camilleri.

Tra i secondi piatti regna ancora incontrastato l’agnello al forno con le patate, non ancora andato in pensione nonostante l’importante avanzata della cultura vegan e vegetariana. Ma a tenere banco ci sono anche le braciole (non chiamatele involtini, per favore) e la classica “rustuta di carne” a base di salsiccia, costine e tutto ciò che la fantasia e l’appetito suggeriscono. Oggi, a causa della quarantena da coronavirus, le rustute possiamo farle nel balcone di casa nostra con dei piccoli barbecue, o per chi è più fortunato in giardino, ma sarà comunque festa.

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I contorni? Via libera a caponatine e peperonate o ad una bella insalata di finocchi e arance per restare light.

Con i dolci a Messina non si scherza, meno che mai a Pasqua. Come vuole la tradizione non può mancare la cuddura con le uova, ma anche l’agnellino di pasta di zucchero e chiodi di garofano per i più piccoli.

La grande abbuffata continua con la cassata siciliana, regina madre dei dolci siciliani e, perché no, con qualche cannolo. Vogliamo buttare via la colomba? Non è un dolce tipico siciliano, ma come il panettone a Natale, è diventato di tutti. Alla fine del pranzo i bambini aprono le uova di Pasqua. Un po’ di cioccolato ci sta, magari per farcire i “messinesissimi” panini di cena e… buona digestione!

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