LA PESCA É UN MESTIERE DA DONNE. LA STORIA DI GIUSY E ANTONELLA, LE PESCATRICI DELLO STRETTO

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Una laurea in tasca e tanta voglia di inseguire i propri sogni, ma come spesso accade, la vita è imprevedibile e bisogna fare delle scelte. Una rassicurante carriera d’ufficio oppure andare per mare e continuare la storica attività di famiglia?  Le sorelle Donato, Giusy e Antonella, 32 e 36 anni, originarie del borgo marinaro di Ganzirri, non ci hanno pensato due volte e ad una scrivania e un tailleur, hanno preferito il mare e le galosce.

Tutto è nato quando il nonno Marco Mancuso doveva rinnovare la licenza di pesca, ma l’età avanzata lo aveva posto di fronte ad un bivio e si profilava l’ipotesi di vendere tutto.

 

 

“Non potevamo accettarlo- spiegano Giusy e Antonella Donato- il mare per il nonno era tutto, e così non ci siamo perse d’animo. Abbiamo rilevato noi l’impresa e adesso possiamo dire di essere felici, nonostante non avessimo mai immaginato di intraprendere questo percorso, indubbiamente faticoso”.

Com’è cambiata la vostra vita da allora?

“La vita da pescatrici è dura, ma noi siamo state educate alla cultura del ‘fare’. Non ci spaventa la fatica, non ci preoccupa svegliarci alle 4 del mattino col freddo di febbraio. Mio nonno ci aveva avvertito, ma noi abbiamo deciso di portare avanti la nostra scelta. Adesso non torneremmo mai indietro”.

Giusy e Antonella sono oggi le uniche due donne pescatrici in Sicilia e tra le pochissime in Italia ed hanno incrementato l’impresa del nonno. Possiedono infatti due licenze e due barche da pesca di 6 metri, più altre due d’appoggio. Non solo: alla loro attività tradizionale, le giovani hanno affiancato anche quella del pesca turismo.

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“E’ una novità che ci ha permesso di sostenere economicamente l’azienda oltre che di assecondare la domanda del settore turistico. Molta gente ormai non viaggia solo per vedere luoghi nuovi, ma anche per vivere esperienze mai fatte.  L’idea è stata accolta benissimo con numerose prenotazioni da tutta Italia”.

 

 

Come si svolge questa forma di turismo esperienziale?

“I turisti vengono a pesca con noi, spieghiamo loro le tecniche di cattura del pesce azzurro, lo stesso che pescava nonno Marco. Non solo, cerchiamo anche di formare le persone che partecipano alle battute di pesca, illustrando come si pulisce il pesce, come si sfiletta e infine come si cucina, per poi mangiare tutti insieme”.

Ma le due sorelle sono un pozzo inesauribile di creatività e voglia di fare…

“Abbiamo voluto mettere in atto una diversificazione dell’impresa originaria- spiegano- anche attraverso l’ittiturismo. Stiamo ristrutturando la vecchia casa del nonno per trasformarla in un b&b che sarà pronto a breve. Qui gli ospiti potranno immergersi appieno nell’atmosfera autentica della casa di un pescatore”.

Con l’Associazione Feluche dello Stretto, di cui Antonella è presidente, è in cantiere un altro importante progetto, il museo diffuso, di cosa si tratta?

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“E’ un museo a cielo aperto e soprattutto in continua evoluzione. I due borghi marinari di Ganzirri e Torre Faro hanno nel loro DNA le tante tradizioni legate alla pesca, prima fra tutte quella del pescespada, una ricchezza per l’intera Sicilia perché unica al mondo. Portiamo i turisti a vedere l’unico esemplare di feluca fissa e senza motore, risalente agli anni 40 e che si rifà alle imbarcazioni utilizzate dagli antichi Greci. Il percorso continua con le attuali feluche che solcano lo Stretto ancora oggi e con le diverse attrezzature utilizzate dai pescatori, legate al mare e alle arti marinare”.

In un mondo prettamente maschile come è stata accolta la vostra presenza tra i pescatori?

“Non abbiamo avuto alcuna difficoltà- raccontano- abbiamo riscontrato una grande apertura mentale. Superata la sorpresa iniziale, ci hanno trattano da loro pari senza nessun problema. Possiamo affermare che nel mondo della pesca la parità tra i sessi esiste! “

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